Agrifotovoltaico – Intervista a Il Sole 24 Ore

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Quali sono gli obiettivi che l’Agenda 2030 ci impone in termini di energie rinnovabili e quale è in particolare la quota che va raggiunta attraverso il fotovoltaico in agricoltura?

Gli obiettivi fissati per lo sviluppo sostenibile dall’Agenda 2030 hanno una validità globale, interessano e coinvolgono non soltanto tutti i Paesi ma riguardano direttamente la società civile nel suo complesso. L’attuazione dell’Agenda 2030 sollecita anche il settore agricolo che può fornire un contributo strategico in termini di sostenibilità dei processi produttivi, di mitigazione al cambiamento climatico, di riduzione delle emissioni. L’agricoltura dovrà necessariamente garantire cibo in quantità sufficiente e di qualità in termini nutrizionali utilizzando con maggiore efficacia le risorse naturali e riducendo gli impatti ambientali. Tra gli obiettivi chiave per il 2030 abbiamo una riduzione di almeno il 40% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990, un miglioramento di almeno il 32,5% dell’efficienza energetica e un contributo delle energie rinnovabili al soddisfacimento del consumo finale di almeno il 32%, anche se la quota è differenziata tra vari settori. In particolare, più della metà dei consumi elettrici al 2030 dovranno pervenire da energie rinnovabili, nel loro complesso.

A quanto ammontano i Megawatt di fotovoltaico finora già installati in agricoltura e quanti ne mancherebbero da installare per raggiungere il target 2030?

Ad oggi, la potenza installata di fotovoltaico nell’anno 2019 è di oltre 20.000 MW, con una produzione annuale pari a 23.689 GWh, in aumento rispetto al 2018 (dati GSE). L’obiettivo è di raggiungere una potenza di 52.000 MW nel 2030. In campo agricolo, sono attualmente installati quasi 30.000 (29.421) impianti con una potenza complessiva di poco più di 2.500 MW: pertanto, se dovessimo seguire il tasso di crescita, la potenza andrebbe come minimo raddoppiata. Per questo motivo, ritengo che si possano seguire diverse traiettorie. Va prima di tutto precisato che per il raggiungimento degli obiettivi rinnovabili al 2030 è certo necessario avere nuova produzione, ma va anche preservato l’esistente e, anzi, reso sempre più efficiente, anche in considerazione di limitare l’impatto sul consumo di suolo.  Poi, occorre sfruttare le coperture degli edifici aziendali, come prevediamo anche all’interno dei progetti candidati al Next Generation Eu. Bisogna considerare infatti che il 58% degli impianti di fonti di energie rinnovabili non è a terra.  Altra attenzione dovrà essere dedicata all’agrofotovoltaico, che vede l’avvio di sistemi di produzione energetica da fotovoltaico compatibile con l’attività agricola e pastorale. Un tema rilevante perché il connubio produzione agricola e energetica può innescare una serie di impatti positivi che vanno ben al di là dell’integrazione di reddito per le aziende agricole: pensiamo agli effetti sul tessuto produttivo e sociale delle aree rurali e interne del nostro Paese sia in termini di opportunità di occupazione che come servizio offerto in questi territori.  


Con l’aiuto del Crea, Mipaaf e Mise stanno mettendo a punto la mappa dei terreni e degli spazi agricoli che potrebbero essere utilizzati a questo scopo: a quali genere di terreni si sta pensando? E sono essi sufficienti a garantire l’installazione dei megawatt necessari? 

Abbiamo finalmente attivato quel raccordo necessario tra i due ministeri per lavorare tutti nella stessa direzione, con l’obiettivo di rafforzare la sostenibilità dell’intero sistema, perché il tema delle energie rinnovabili è dominante nel settore agricolo. Un settore che, è importante ricordarlo, più di altri subisce i cambiamenti climatici.  Per questo motivo ho richiesto al Crea, l’ente di ricerca del Mipaaf che rappresenta una grande risorsa per l’intero Paese, di collaborare per valutare le nuove tecnologie di agrofotovoltaico, con lo scopo di verificarne le potenzialità di sviluppo nel nostro Paese. In questo ambito, risulta chiaramente importante non solo la localizzazione degli impianti, su cui stiamo attentamente analizzando tutte le variabili da considerare, ma anche la revisione del sistema normativo che regola il settore, per metterci al riparo da speculazioni. Non solo, la valutazione va condotta anche con riguardo al coinvolgimento delle aziende agricole come partner attivi dell’intero processo.


Le associazioni degli agricoltori sono molto critiche: il rischio di una operazione di larga scala, dicono, potrebbe essere quello che vengono destinati ai pannelli terreni che potrebbero essere molto più proficui se destinati alla coltivazione, impoverendo così la disponibilità di terra agricola del paese. Quale è la posizione del Mipaaf a riguardo?

Assolutamente in linea con le associazioni di categoria perché il nostro obiettivo primario deve rimanere quello di tutelare il suolo e le produzioni agricole e alimentari. Nell’ambito del confronto in corso al Mise, con il supporto del Crea, come detto si valuteranno come, magari attraverso nuove tecnologie, si possano eventualmente coniugare energie rinnovabili ed attività agricole, con la priorità ovviamente a queste ultime che devono rimanere finalità principale di un terreno. Si prevedranno, al contempo, differenziazioni per suoli con caratteristiche e inidoneità non agricole.


Fondi e incentivi: quali sono tutti quelli che si potrebbero utilizzare per installare fotovoltaico in agricoltura? Se non sbaglio, alcuni sono contenuti nella legge di Bilancio 2021, altri verranno dal recovery Fund e altri ancora ad hoc dalla Ue. Mi aiuta a fare il punto?

Come Ministero abbiamo presentato al Governo una serie di progetti a valere sulle risorse del Next Generation EU. Abbiamo dato priorità, in particolare, a interventi per incrementare l’energia prodotta da fonti rinnovabili presentando progetti per il biometano e l’agrofotovoltaico: gli interventi sul biometano comprendono la riconversione di impianti di biogas, la realizzazione di nuovi impianti e la sostituzione di mezzi meccanici obsoleti a bassa efficienza con mezzi alimentati a biometano. Sul fronte dell’agrofotovoltaico, puntiamo a intervenire sui tetti degli edifici produttivi agricoli così da migliorare l’efficientamento energetico, senza ulteriore consumo di suolo, e la competitività delle aziende agricole che possono così ridurre i loro costi di approvvigionamento energetico contribuendo al tempo stesso alla decarbonizzazione. 

Intervista a Il Sole24ore



Di Giuseppe L’Abbate | Un cittadino in Parlamento:

FONTE : Giuseppe L’Abbate | Un cittadino in Parlamento