A CALCI NEL CULO…

A CALCI NEL CULO…

di Bruno Fusco (Categoria: Attivisti)

A CALCI NEL CULO…

Avevo un nonno, un sano e vivace contadino, il papà di mia mamma, uomo di fine ottocento, che nei miei ricordi resta molto sbiadito, lui moriva che io avevo pochi anni, ma anche in quella memoria sbiadita, lo ricordo seduto con il cappello in testa, forse di feltro, scuro, e con il vestito della domenica; lui veniva a trovare mia madre, spesso, nei giorni festivi. So di lui che non sapesse bene distinguere il colori dei soldi e i numeri, ovviamente di carta, e quando lasciava qualche pensiero per noi fratelli, era mia madre che ne controllava l’emissione: “papà queste sono diecimilalire!” Lo richiamava per quell’attenzione generosa, involontaria, ai miei occhi, mio nonno era già vecchissimo, e forse aveva peggiorato di molto nel riconoscere il valore delle sue generose attenzioni, attenzioni che mia madre ristabiliva: “va bene questa!” Forse qualcosa di più accettabile, o forse ancora più generosa, ma propendo per la prima, conoscendo mia madre, per noi andavano bene soldi in moneta, e verdure in quantità!
Non parliamo di una persona dalle grandi ricchezze, di animo sicuramente ricco, come tutti i nonni, e lui non era l’eccezione, voleva solo che noi fossimo felici nel vederlo, gli bastava questo, e anche se ci avesse portato solo caramelle, per noi era uguale. Erano sicuramente tempi migliori, fine anni sessanta, boom economico, ma i soldi non volavano dalle finestre, e i nuovi elettrodomestici invadevano le case, e con questi la televisione! Raduni oceanici nelle case di chi possedeva tale “miracolo visivo”, e anche a Napoli il festival della canzone napoletana, teneva attaccati al visore migliaia di persone.
Erano anni di speranza, anni di soldi arrivati anche dall’America, e per altri…, dalla Russia, ma solo per altri, capisci a me!
Anni di grandi costruzioni, palazzinari come mosche, ferrovie, ponti, scuole, ospedali, mafia, camorra…, e musica dei cantautori, la FIAT 600, verde pisello, era l’auto di mio padre, comprata a cambiali, la grande novità economica di quegli anni, e l’auto con sediolini di finta pelle marrone, in estate diventavano infuocati carboni ardenti, e ho ancora qualche escoriazione!
Non continuo questa storia di ricordi infantili e adolescenziali, ma sono anni che ricordo dolcemente meravigliosi.
In quegli anni cresceva un debito mostruoso per gli italiani, dal ’64 al ’75 abbiamo speso come i pazzi, cosa uguale anche negli altri Paesi europei, come Francia e Germania, e l’inflazione permetteva di mangiare un po’ tutti, cosa attualmente impossibile per l’Euro.
Quando si parla di tutelare le generazioni future mi sento parte in causa, la mia generazione era il futuro di quegli anni, ma la pacchia è finita proprio per la mia generazione, che si è trovata a combattere con un’economia impazzita e, pur non avendo mai fatto un debito, ho i debiti, come oggi tanti bambini che nascono.
Ma porca della miseria zozza, ma chi ha fatto questo debito? Non è certo colpa di chi governa oggi!
Bisogna stabilire quali generazioni hanno fruito del debito, e se ogni volta bisogna pensare a quelle future, allora non c’è soluzione: o smettiamo tutti di vivere, almeno quelli della mia generazione e quella subito dopo, e solo così facciamo spazio alle generazioni future.
Questa crisi può ristabilire gli equilibri, mettere dei punti fermi, sia in Italia sia in Europa, e se l’Olanda e la Svezia hanno mal di pancia possono anche accomodarsi fuori, nun cè servono!
Se perdiamo questa occasione è la fine per tutti, e se fosse ancora mio nonno vivo, lui zappava la terra e dalla terra prendeva tutto, ma aveva un cuore grande, e mai avrebbe sopportato di vedere i nipoti infelici, sapesse cosa siamo diventati oggi, sicuramente non capirebbe il valore dei soldi moderni e questa economia globalizzata, con cibi chimici e realtà virtuale, ci prenderebbe tutti a calci nel culo!

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