8MARZO: LA PARITÀ DI GENERE NON È UN CAPRICCIO, MA UN PRINCIPIO DI CIVILTÀ

Il modo migliore per celebrare la Festa delle Donne è quello di occuparsi, a livello legislativo, del divario di genere tra uomini e donne, accentuato ancora di più in questi mesi di pandemia.

Basti sapere che le donne sono ancora ampiamente sottorappresentate nei luoghi decisionali, sia in politica che nel mondo economico: per citare solo un dato tra i tanti, in sei Paesi dell’Unione europea le donne rappresentano meno del 20% dei componenti dei Parlamenti.

Inoltre, secondo i dati della Commissione europea, il divario salariale tra donne e uomini in Europa si attesta attorno al 16%, e quello pensionistico sale a più del doppio: sono dati inaccettabili, ed è chiaro che la piena parità e il contrasto ad ogni forma di violenza di genere non possano che passare anche dalla piena indipendenza economica delle donne.

Se si colmasse la parità di genere, il Pil del mondo aumenterebbe di 5,3 mila miliardi di dollari: un vantaggio per tutti, non solo per le donne, ma se una società rinuncia al pieno apporto di metà della propria popolazione, non solo non è una società civile, ma è destinata anche a soccombere nel breve termine.

Per questo in Parlamento ho presentato la proposta di legge per il superamento del divario retributivo tra donne e uomini, attraverso misure premiali per le aziende che rimuovono le discriminazioni: non può esservi davvero democrazia se si continua ad ignorare che le discriminazioni di genere, in ogni loro declinazione, intaccano il pieno esercizio dei diritti fondamentali nel loro complesso.



Di Tiziana Ciprini:

FONTE : Tiziana Ciprini