6 agosto 1985. In memoria di Roberto Antiochia e Antonino “Ninni” Cassarà

6 agosto 1985. In memoria di Roberto Antiochia e Antonino “Ninni” Cassarà

Il 6 agosto 1985, rientrando dalla questura nella sua abitazione di via Croce Rossa 81 a Palermo a bordo di un’Alfetta e scortato da due agenti, Cassarà scese dall’auto per raggiungere il portone della sua abitazione quando un gruppo di nove uomini armati di fucile AK-47, appostati sulle finestre e sui piani dell’edificio di fronte al suo portone, sparò sull’Alfetta.

L’agente Roberto Antiochia, che era uscito dall’auto per aprire lo sportello a Cassarà, venne violentemente colpito dagli spari e cadde a terra davanti al portone di ingresso dello stabile. Natale Mondo, l’altro agente di scorta, restò illeso, riuscendosi a riparare sotto l’automobile bersagliata dai colpi dei killer (ma sarà ucciso anch’egli il 14 gennaio 1988).

Cassarà, colpito dai killer quasi contemporaneamente ad Antiochia, spirò sulle scale di casa tra le braccia della moglie Laura, accorsa in lacrime dopo aver visto l’accaduto insieme alla figlia dal balcone della propria abitazione. Antonino “Ninni” Cassarà è tumulato nel cimitero di Sant’Orsola a Palermo.
Dopo l’assassinio (o contemporaneamente a esso) è sparita in questura la sua agenda, dove si presume fossero annotate importanti informazioni.

Il 17 febbraio 1995, la terza sezione della corte d’assise di Palermo ha condannato all’ergastolo cinque componenti della Cupola mafiosa (Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Bernardo Brusca e Francesco Madonia) come mandanti del delitto.

Nicola Morra