Alessandro Di Battista: io contesto l’accentramento di potere mediatico in poche mani

L’altro ieri ho avuto uno scontro dialettico con Massimo Giannini, Direttore de La Stampa, Gruppo GEDI, John Elkann per intenderci. Semplicemente io contesto l’accentramento di potere mediatico in poche mani e penso sia un pericolo per la democrazia. Un tempo queste cose le dicevano esponenti dei DS, poi PD. Oggi costoro tacciono. Più o meno come sulle ripetute violazioni dei diritti umani a danno del popolo palestinese. Prendono posizione netta sugli sketch di Pio e Amedeo ma non sulla questione palestinese, non sulla commistione tra banche e politica, non sui conflitti di interessi nel sistema mediatico. Mesi fa scrissi questo per TPI. Buona lettura.

«La Repubblica, La Stampa, Il Mattino di Padova, Il Secolo XIX, La Nuova Sardegna, Il Messaggero veneto, Il Piccolo di Trieste, la Gazzetta di Mantova, L’Huffington Post, Business Insider Italia, Mashable Italia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Il Corriere delle Alpi, La Nuova Venezia. E poi e L’Espresso, Limes, Micromega, Radio Capital, Radio Deejay e molte altre testate radio, webRadio, webTv e siti internet hanno un unico padrone: John Elkann.
Pochi mesi fa EXOR, holding finanziaria olandese della famiglia Elkann, si è assicurata il controllo del gruppo editoriale GEDI che apparteneva a De Benedetti. EXOR è proprietaria anche di FCA (Fiat Chrysler Automobiles, sede legale ad Amsterdam e sede fiscale a Londra), Juventus FC, Ferrari, The Economist (famosissimo settimanale inglese).

Gli Elkann non sono editori puri. I loro business più importanti non sono i media, eppure i media gli occorrono. I giornali sono in crisi, crollano le vendite e molti giornalisti – anche loro, così come i lettori, vittime dei media moderni – vengono messi in cassa integrazione. Eppure i giornali hanno ancora un potere: quello di influenzare il dibattito pubblico. Telegiornali e talk-show costruiscono le loro scalette sulle prime pagine dei giornali. Che siano notizie vere o false poco importa. Nei programmi di approfondimento politico molte domande si basano sulla rassegna stampa del giorno. E così “piazzare” un tema alternativo nel dibattito pubblico è sempre impresa ardua.
Qual è la differenza tra il gruppo Elkann del 2020 ed il gruppo Berlusconi degli anni ’90? É vero, Berlusconi aveva le televisioni (in regime di concessione pubblica e questo è sicuramente un aggravante). Ma oggi ci sono gli smartphone. Provate a sommare i follower sui social network di tutti i prodotti editoriali che fanno capo agli Elkann. Sono oltre 13 milioni. Anche molti di voi, magari senza saperlo, avete messo un like ad una pagina che di fatto appartiene alla EXOR, un gruppo finanziario con sede ad Amsterdam che sa trasformare un gruppo editoriale in un gruppo di potere.

Esattamente quel che fece Berlusconi. Il berlusconismo ha vinto anche se Berlusconi ha perso. La vittoria del berlusconismo si è consumata nei silenzi di chi un tempo si indignava per la Fininvest ma che adesso abbassa la testa davanti agli Elkann. La vittoria del berlusconismo si è consumata nella progressiva narcosi della pubblica opinione ad opera di un unico grande “giornalone” che vede nella monumentale concentrazione mediatica la sua ragion d’essere.
Il berlusconismo ha vinto con la sindrome di Arcore (cit. Giovanni Valentini, ex-direttore dell’Espresso) che ha colpito via via le vittime della mala-informazione convincendole ad innamorarsi dei sicari della libertà di stampa come succede ad alcuni prigionieri con i propri carcerieri. E così l’eccezione è diventata la regola.

Salvo rari e meritevoli casi, i principali gruppi editoriali italiani sono gruppi padronali che appartengono ad editori impuri i cui principali interessi economici e finanziari sono estranei all’editoria. Ed un tale accentramento deve essere proibito per legge. Tuttavia le battaglie in Parlamento si possono combattere (vincerle è ancor più difficile) solo se la pubblica opinione pressa i parlamentari a portarle avanti. Ed oggi la pubblica opinione è distratta. Dall’infodemia, dal gossip politico e dalle infinite campagne sulla “fake-news” che cercano di far credere che il problema principale del sistema mediatico siano le balle.

Le balle, ahimè, ci sono sempre state. Una tale concentrazione di potere no. Capisci che l’establishment mediatico, e quindi politico-finanziario, sta vincendo quando si sente pronunciare più “fake-news” che “conflitto di interessi”. Capisci che l’establishment mediatico, e quindi politico-finanziario, sta vincendo quando chi ha il coraggio di prendere posizione è la solita, sparuta, minoranza».

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Alessandro Di Battista