Il futuro del M5s, passa anche e soprattutto dalla capacità di rivedere noi stessi

Da un post di Nadia Riola:

Io concordo con le questioni poste da Giancarlo Cancelleri e da Angela Raffa: sul Ponte sullo Stretto va fatto un ragionamento pragmatico, che non sia un “no” a prescindere ma una attenta valutazione di tutti i pro e i contro senza posizioni preconcette e senza pregiudizi.

L’attraversamento stabile dello Stretto è una questione vera, sentita e va affrontata senza facile benaltrismo ( fare un ponte non implica che le altre opere strutturali considerate essenziali, come strade ed autostrade, vengano messe da parte ed escluse ) e senza retaggi figli di una certa visione manichea della realtà.

Cancelleri e Raffa pongono una serie di temi, anche sul nostro abituale modo di guardare le cose, che inevitabilmente apre ad una seria e dura riflessione e che, lo comprendo bene, sembra un pugno dritto nello stomaco a chi è cresciuto per un decennio e più con l’idea immodificabile, quasi sacra, della grande opera come “male assoluto”.
Grande o piccola che sia, un’opera deve essere valutata per la sua effettiva utilità e sostenibilità. E pare una ovvietà dirlo ma non in casa M5s: l’idea del Ponte sullo Stretto, nell’immaginario collettivo, è legata a Berlusconi e al suo disegno di grandezza e guardata con ferocia per il discorso “mafia”.

Allora io mi chiedo: possibile che, con il M5s, non si possa costruire un progetto di Ponte sullo Stretto credibile, fatto bene, sostenibile come il M5s ha dimostrato di saper fare con il cosiddetto “modello Genova”?
La questione che pongono Cancelleri e Raffa sulla logistica, sul futuro di Messina e che lega anche la Calabria, può essere smentita fatti alla mano?

Giuseppe Conte, durante il suo governo, non si è mai opposto aprioristicamente a questa opera ma ha chiesto, e ottenuto, che venissero fatti studi di fattibilità per valutare diverse opzioni, compresa quella di un’opera sottomarina. Oggi chiede ai portavoce del M5s, in particolare a quelli che abitano le due regioni in ballo, di ragionare con mente aperta e spirito costruttivo, senza chiusure preconcette ma con una visione chiara e matura di come muoversi su questa questione: sbaglia?
Ci sta forse portando dentro all’abisso?

Vuole barbaramente snaturare il M5s oppure porlo difronte ad una sua oggettiva limitatezza che lo indebolisce e lo rende facile preda degli avversari e della loro propaganda sintetizzabile nell’ormai famoso “quelli del No a tutto”?

Il futuro del M5s, il nostro futuro, passa anche e soprattutto dalla capacità, se l’avremo, di rivedere noi stessi e le nostre certezze o presunte tali, dal nostro mettere in discussione ogni aspetto che ci riguarda.
Questa, Ponte o non Ponte, resta, per noi, la vera traversata.

Nadia Riola