Nessuno ha mai detto un grazie per aver messo sempre a rischio la nostra vita e quella dei nostri familiari.

Le parole scritte nella lettera di Elena pubblicata da Fanpage.it, di professione cassiera in un supermercato, pesano come un macigno.

In questo anno abbondante di pandemia abbiamo giustamente “beatificato” il personale sanitario. Ma non ci dobbiamo scordare che al fronte abbiamo una moltitudine di persone che rischiano ogni giorno la propria vita nello svolgere il proprio lavoro.

Purtroppo, salvo rare eccezioni, nessuno ne parla.

Per questa ragione ho pensato nel mio piccolo di dargli spazio sulla mia pagina.

Qui di seguito la lettera di Elena 👇🏼
“Si parla tanto di persone che devono essere vaccinate perché persone a rischio. Sono d’accordo per quanto riguarda le persone fragili perché sono le prime a dover essere protette. Ma ho visto vaccinare anche gente che di contatti con il pubblico non ne ha.

Io sono cassiera in un supermercato e non ci siamo mai fermate, nemmeno durante il lockdown totale. Nessuno ci ha mai protetto. Le mascherine in principio non potevano metterle (e le compravamo noi) perché i clienti si lamentavano perché facevamo impressione. Il plexiglas (di meno di 1 mt, quindi quasi inesistente) posto davanti alla postazione, è stato messo a fine maggio. Ci sono colleghe che si sono ammalate e sono finite in terapia intensiva. Altre morte…

Nessuno ha mai detto un grazie per aver messo sempre a rischio la nostra vita e quella dei nostri familiari.

Ancora oggi dobbiamo discutere con i clienti che usano la mascherina come scaldacollo o con quelli che si abbassano la mascherina per leccarsi le dita per prendere i soldi dal portafogli.

Noi, però, non rientriamo nelle figure a rischio e se facciamo per dire qualcosa ci sentiamo rispondere che è il nostro lavoro e che dobbiamo stare zitte.
Noi non siamo medici e nemmeno infermiere. Ma anche noi abbiamo (e tutt’ora lo stiamo facendo) svolto un lavoro di servizio essenziale.
Ti arrivano in cassa persone palesemente malate e altre che bellamente ti dicono “tra qualche giorno devo andare a fare il tampone perché sono stata a contatto con una persona positiva”.

Quando gli fai notare che in quel caso dovrebbe stare a casa in quarantena preventiva, ti rispondono che non ci pensano nemmeno.

Però noi non siamo considerate persone a rischio. Insomma, ci dimostrano tutti che valiamo meno di zero. Ma essere cassiera non significa essere stupide.
Molte di noi sono laureate e la scelta di fare questo lavoro è stata fatta per esigenze familiari.

Scusate se mi sono permessa di scrivervi questa mail e probabilmente andrà cestinata, ma volevo solo esprimere tutta la mia disarmante rassegnazione.”

Claudio Cominardi