Alitalia: il governo di San Draghi subisce in silenzio gli abusi della commissaria Vestager

Alitalia: il governo di San Draghi subisce in silenzio gli usi, abusi ed ordinari soprusi della commissaria Vestager, già rea di aver ridotto sul lastrico migliaia di risparmiatori nel gravissimo scandalo Tercas? Ora basta!

Atto n. 4-05282
Pubblicato il 14 aprile 2021, nella seduta n. 315

LANNUTTI , DI MICCO , ANGRISANI , GIANNUZZI , LA MURA , LUPO – Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, dell’economia e delle finanze e per gli affari europei. –

Premesso che:

dal maggio 2017, la compagnia di bandiera Alitalia si trova in amministrazione straordinaria e, da allora, ha percepito prestiti statali per un ammontare complessivo pari a 1,3 miliardi di euro;

con il decreto-legge n. 18 del 2020 (“cura Italia”) Alitalia viene rinazionalizzata e il Ministero dell’economia e delle finanza acquisisce il 100 per cento delle azioni. Alitalia torna quindi pubblica dopo 11 anni di gestione privata;
il 9 ottobre 2020, con un decreto di salvataggio firmato dagli allora Ministri dell’economia, delle infrastrutture e dei trasporti, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali, da Alitalia S.p.A. è nata una newco, denominata “Italia trasporto aereo” S.p.A. (ITA), con sede nel comune di Roma;
il nome Alitalia è rimasto alla compagnia commissariata, la bad company, che si svuoterà e trasferirà parte dell’attività a ITA. La nuova compagnia è partita con un capitale sociale di 20 milioni di euro, detenuto dallo Stato attraverso il Ministero dell’economia, come è stato stabilito dal decreto “agosto” (decreto-legge n. 104 del 2020). A maggio 2020, il decreto “rilancio” ha introdotto uno stanziamento di capitale di 3 miliardi di euro, che sarà versato a rate, secondo le esigenze del piano industriale, nell’arco di due anni alla nuova società;

considerato inoltre che:
la pandemia da COVID-19 ha duramente colpito il trasporto aereo europeo, il che ha spinto diversi Paesi a concedere aiuti alle compagnie nazionali, anche sotto forma di ricapitalizzazioni. Ad esempio, per tenere in piedi i bilanci della compagnia aerea Lufthansa, la Governo tedesco ha stanziato 11 miliardi di euro. Di più ha fatto il Governo francese per il gruppo Air France-KLM, che ha ricevuto oltre 10 miliardi di euro nel 2020, ai quali se ne aggiungeranno a breve altri 5, come annunciato nei giorni scorsi dal Ministro dell’economia transalpino Bruno Le Maire, grazie a un “accordo di principio” raggiunto con la Commissione UE su un’altra erogazione di aiuti pubblici in sostegno del vettore;
aiuti di tutt’altra misura sono stati concessi invece ad Alitalia. Nel 2020 il sostegno autorizzato dalla Commissione UE a favore della compagnia italiana è stato di appena 297,2 milioni di euro, pari al 9,5 per cento del fatturato prima del grande crollo dovuto alla pandemia, e una capitalizzazione pari a 3 miliardi di euro rimasta ancora sulla carta. Quando nelle casse di Lufthansa sono finiti invece 11 miliardi di euro, la Commissione UE non ha battuto ciglio, benché i soldi versati alla compagnia di bandiera tedesca, se fosse stato utilizzato lo stesso parametro applicato in Italia, sarebbero dovuti essere appena 2,6 miliardi di euro anziché 11. Tutto questo mentre la Commissione europea centellina alla compagnia italiana persino le poche decine di milioni di euro necessari a pagare gli stipendi agli 11.000 dipendenti ed evitare così che migliaia di famiglie finiscano per strada;

considerato che:
il Governo da mesi conduce un’estenuante trattativa sulla questione Alitalia-ITA con la vicepresidente della Commissione europea e commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager;
stando alle condizioni poste dalla commissaria Vestager, per salvare la compagnia di bandiera il Governo italiano dovrebbe rispettare una serie di stringenti condizioni: dalla cessione di alcuni redditizi slot (i diritti di decollo e atterraggio) su Linate, a una “cura dimagrante” della flotta e, infine, al divieto di utilizzare il marchio Alitalia almeno per i primi due anni, con una perdita stimata di 500 milioni di euro tra mancati ricavi e spese extra per il marketing. Più che condizioni, agli interroganti appaiono un capestro, destinato a minare sin dall’inizio qualsiasi piano di rilancio della compagnia di bandiera,

si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se intenda esigere un chiarimento sui parametri per la concessione degli aiuti, visto che le condizioni poste alla nuova compagnia “Italia trasporto aereo” sembrano essere estremamente diverse e impari rispetto a quelle richieste alle altre compagnie europee, come Lufthansa e Air France-KLM;
quali iniziative a tutela della nascente compagnia di bandiera italiana intenda intraprendere, in considerazione del fatto che l’antitrust UE ha concesso finora maggiori aiuti alle compagnie aeree che erano già in salute, con la conseguenza che nei prossimi mesi vi potrebbe essere una riduzione drastica del numero delle compagnie di bandiera, a vantaggio delle grandi compagnie, tedesche e francesi per prime, pronte a riempire il vuoto che si creerebbe.


Elio Lannutti