La democrazia interna e la partecipazione dal basso

Giuseppe Conte: “…la regola uno vale uno. E’ il fondamento della democrazia, il traguardo del suffragio universale: tutti devono potersi esprimere, devono poter partecipare alla vita politica democratica del Movimento e del Paese. Ma quando si tratta di designare rappresentanti del popolo in posizioni di rilievo pubblico, quando si tratta di assumere funzioni istituzionali di responsabilità, occorrono persone oneste, ma anche competenti e capaci.”…“ due considerazioni: a) la democrazia rappresentativa, per quanto in crisi non appare eliminabile, va però rafforzata e migliorata; b) la democrazia digitale è frutto di una tecnologia che non è “neutra”; chi governa i processi, chi possiede e gestisce i dati, attraverso quali modalità vengono selezionati e trattati; sono tutte operazioni altamente sensibili e delicate, che richiedono massima trasparenza e chiarezza.”

Secondo me sono questi i passi più importanti del discorso di Giuseppe Conte. Il primo non affronta esplicitamente il problema del limite dei due mandati, ma di fatto lo presuppone: è difficile che si nasca competenti e capaci, più spesso si impara con l’esperienza e il limite dei mandati interferisce negativamente proprio su questo terreno. Il secondo riporta con i piedi per terra un movimento che ha mitizzato fin troppo la democrazia digitale dimenticando che “è frutto di una tecnologia che non è “neutra”; chi governa i processi, chi possiede e gestisce i dati, attraverso quali modalità vengono selezionati e trattati; sono tutte operazioni altamente sensibili e delicate, che richiedono massima trasparenza e chiarezza.” Un movimento che ha vissuto con rassegnazione e sufficienza gli istituti di democrazia rappresentativa, che non sono una scatoletta di tonno, ma vanno “rafforzati e migliorati”.

E’ inevitabile che questa Rifondazione dei 5 stelle riguardi anche il PD. Ormai campo e platea elettorale di PD e 5 stelle tendono a coincidere e il PD non è più avanti dei 5 stelle nel suo processo rifondativo, ben delineato per la verità da Letta, ma tutt’altro che compiuto. Le correnti di potere del PD sono ancora lì e, come si è visto sulle vicende di donne e capo gruppi, tutt’altro che disposte ad arrendersi e cessare di esistere senza resistenza ai desiderata del segretario, cedendo senza combattere sul terreno delle candidature a cominciare da quelle alle amministrative ancora in alto mare. Chi tra i due completerà per primo il processo di cambiamento sul terreno della democrazia interna e della partecipazione dal basso, finirà con l’esercitare attrazione o addirittura egemonia sull’alleato.


Francesco Pirrone