Il bene del ricordo prima del voto

Ricordi. Giorno dedicato ai ricordi. Se gli italiani dedicassero al ricordare qualche ora all’anno (soprattutto quando votano), forse avremmo qualche tonnellata di problemi in meno, qualche politico ancora in auge starebbe coltivando lattughe ed innaffiando petunie e, soprattutto, saremmo tutti “migliori”.

Il primo ricordo dedicato al Sen. Marcucci. Quello che davanti alle telecamere ribadiva lealtà ed appoggio a Conte, mentre al riparo da occhi indiscreti, stava cercando disperatamente di incularlo. Missione felicemente (per lui ed il suo padrone) compiuta.

Secondo ricordo dedicato a quelli (come me) che dal primo giorno dell’avvento di Renzi, capirono la pericolosità del tipo. Con un solo appunto: si disse che Renzi fosse un Berlusconi di sinistra. Sbagliato. Primo perché per Renzi la sinistra rappresenta soltanto il lato dal quale si sorpassa. Secondo perché al massimo si può concedere che Berlusconi sia un renziano di destra. Comunque: ambedue merda assoluta.

Terzo ricordo dedicato a quello streaming di cattivo gusto e sbagliatissimo che il Movimento 5 Stelle dedicò alla proposta bersaniana di alleanza. Un brutto spettacolo. La ridicolizzazione dell’unico politico (oggi tutti se ne sono accorti) che avrebbe potuto garantire un accordo di programma e leale al Movimento. E che ci avrebbe evitato: l’avvento di Renzi; la rielezione di Napolitano; il Jobs Act; i tagli a tutto; Salvini al 25%; Meloni più importante di Ciccillo ‘o cozzaro.

Quarto ricordo dedicato a Bassetti. La medicina di destra. Quello simpatico ai leghisti. Quello che “ormai siamo al sicuro e lo dico io che me ne intendo”, salvo rimangiarsi tutto e poi dire il contrario, quando ormai era palese che non ne avesse azzeccata una. “Non ero io. Quello era un mio sosia sotto effetto di allucinogeni” pare dire oggi, che occupa tutti i talk de La7 e che ha perfino scritto un libro. Libro (e lui) da prendere in considerazione se si voglia fare esattamente il contrario. Soldi a chi ha capito quello che voglia fare riguardo alla pandemia.

Quinto ed ultimo ricordo, dedicato ai ristoratori ed albergatori, che gridavano il loro disagio nella trasmissione della gaia Merlino. Accompagnati dal movimento verticale in su e giù, perenne, della testa della conduttrice e dalla ripetuta esclamazione della stessa (degna di un tormentone estivo) “sono basita”. La gaia Merlino, meritevole del premio “lingua salivante d’oro”, ha aggiunto al suo amore per Renzi, quello per Draghi, ed i poveri risto-albergatori li ha fatti sparire. Però i ristori, che con Conte arrivarono a novembre e sarebbero arrivati a inizio febbraio, con Draghi (siamo ad aprile) non si sono ancora visti e, stando alle indiscrezioni, saranno molto più contenuti di quelli previsti dal precedente governo. E non solo, una parte consistente di quei 32 miliardi previsti da Conte, privilegieranno le grandi imprese a danno delle piccole. Vorrei tanto sapere cosa ne pensi quell’albergatore sardo ospite fisso e che faceva dire alla gaia Merlino i suoi “sono basita” più belli. È letteralmente sparito. Una lupara bianca televisiva della “basita”? Oppure, più semplicemente, la prudenza che è pretesa dall’essere l’antitesi del giornalismo?

Giancarlo Selmi