Pendiamo dalle labbra di Draghi

Noi possiamo stare dovunque, non è un problema, abbiamo fatto contratti e accordi di governo, ma nel panorama attuale il problema sussiste di fronte ad un meccanismo ottuso nel quale siamo incastrati. Un meccanismo che rischia seriamente di risucchiarci. Abbiamo combattuto da decenni contro un certo modo di fare politica. La politica degli stratagemmi, delle menzogne, la politica del tanto meglio, tanto peggio. Oggi, non abbiamo più il pallino in mano, i nostri vertici sono spaesati, impauriti. Cambiano idea ogni giorno come Salvini o Renzi e intanto l’elettorato se ne va! Abbiamo perso tutto l’elettorato di opinione e protesta e adesso anche lo zoccolo duro, strategico, si sta dileguando. Pendiamo dalle labbra di quel vecchio sistema neoliberale che abbiamo combattuto, dalle labbra di Draghi, simbolo di quel sistema. Non abbiamo un’identità. E le manovre attuate con il compromesso adesso si fanno sempre più difficili da difendere. Io non so come andrà a finire, ma in qualunque modo vorrei che fossimo noi a sceglierci il cammino, qualunque esso sia. “È bene che stiamo lì”, sostengono i governisti, e anch’io sono stato uno di loro quando avevamo la maggioranza nella coalizione di governo e c’era il nostro Conte a presiedere, ma ora stare lì vuol dire rimanere sotto tortura, perché ogni nomina, ogni riforma abrogata o proposta, a queste condizioni, non farà altro che scavare sempre più in profondità nella ferita. Davanti ad una disfatta come quella subita è necessario ritirarci e serrare i ranghi dando voce a chi voce non l’ha avuta fino ad oggi. I governisti, hanno fallito e la tragedia più grande è non volerlo ammettere, perseverare per orgoglio o ambizione lungo un vicolo cieco senza prospettive per il futuro.

Davide Gori