Matteo Salvini verso l’orlo della disperazione.

Matteo Salvini verso l’orlo della disperazione.

“Il governo sta importando e spargendo infetti. Magari è una strategia per tenerci sotto lo stato di emergenza fino al 31 ottobre. Noi non li facciamo uscire dall’aula se questi vogliono tenere sotto ricatto gli italiani fino al 31 ottobre”.

Il capolavoro di Giuseppe Conte di questi mesi e di queste settimane, in fondo, sta anche qui.

Nell’aver spinto Matteo Salvini verso simili deliri, verso l’orlo della disperazione.

Nell’avvolgerlo in una nube di inconsistenza e nullità tali da obbligarlo ad abbaiare talmente forte, ad alzare talmente tanto l’asticella della polemica, da sconfinare nel campo del grottesco.

Ora Matteo Salvini non è né più né meno che un Antonio Pappalardo qualsiasi.
Un gilet arancione. Un Napalm58 che blatera di cospirazioni che lui sa perché l’ha letto sull’internet.
Dandosi al complottismo più misero e imbarazzante.

Costretto alla diffamazione, a urlare all’intrigo, costretto a minacciare le istituzioni democratiche fra un panzerotto e un caffè (“Non li faremo uscire dall’aula”, in che modo di grazia? Tipo: e se vogliono uscire? Che fai? Ce lo spieghi?).

Costretto a dire che il coronavirus è un pericolo per il Paese perché alcune decine di migranti (messi in quarantena e controllati) sono stati trovati infetti, quando da due mesi te ne vai in giro per il Paese a creare assembramenti in ogni piazza, a scambiarsi baci, abbracci e telefonini, a mettere le mani in faccia agli anziani, con 12 mila contagiati accertati e chissà quante decine di migliaia non accertati.

Il tutto sperando forse che i propri elettori siano talmente idioti da non accorgersi della folle contraddizione, o talmente ignoranti da credere che le decine di migliaia di italiani infetti presenti in Italia non siano contagiose, ma qualche nero sì.

Ecco, alla fine il capolavoro di Conte, se vogliamo, è anche questo.
Aver trasformato Matteo Salvini in Antonio Pappalardo.

Con tutto il rispetto per il generale, s’intende, che almeno lui non risulta sia andato in giro a fare selfie coi panzerotti mentre a Bruxelles l’Italia si giocava tutto

Emilio Mola