15 ottobre, il giorno del ricordo di Thomas Sankara, ex Presidente del Burkina Faso.

Oggi è il giorno del ricordo dell’assassinio di Thomas Sankara, ex Presidente del Burkina Faso.

Figura unica nel panorama politico di tutti i tempi, militare, musicista, rivoluzionario socialista, dopo un susseguirsi di colpi di Stato, il 4 agosto 1983 è diventato Presidente dell’Alto Volta, nome legato all’insopportabile periodo coloniale, che Sankara rinomina in Burkina Faso, “Terra degli uomini integri” in lingua burkinabè. Con lui al potere inizia la rivoluzione per salvare gli ultimi, i più bisognosi, il suo popolo.

Persona dotata di cultura ed intelligenza al di fuori del comune, antimperialista e anticapitalista, in poco tempo realizza una serie di riforme epocali. Inizia il suo mandato vendendo le lussuose auto blu in dotazione al governo rimpiazzandole con delle Renault 5, le auto più economiche in commercio a quei tempi, utilizzando il resto del ricavato per far costruire due ospedali; è protagonista di una massiccia riforma agraria che dà al suo Stato l’indipendenza alimentare; rilancia l’artigianato tessile locale; con la campagna di vaccinazione, in due anni la malaria viene debellata; introduce, tra i primi nel continente africano, la parità tra i sessi; crea in ogni villaggio burkinabè un campo da calcio, un pozzo per l’acqua e una scuola, politica quest’ultima che fa lievitare in soli due anni il tasso di alfabetizzazione sino ad allora molto basso; convinto ambientalista, fa piantare milioni di alberi per combattere la continua desertificazione delle regioni del nord.

Con Sankara, il Burkina Faso è diventa uno Stato autosufficiente in meno di 4 anni. Grazie a lui, i burkinabè hanno smesso di morire di fame e non sono stati più costretti a scappare verso terre straniere.

Appena diventato Presidente, Sankara si era decurtato in maniera drastica il proprio stipendio e ha imposto, in linea con il suo esempio, il tetto massimo per qualsiasi salario statale. In una sua dichiarazione dei redditi, gli unici beni posseduti risultavano essere un’umilissima casa in cui viveva con moglie e figli, una bicicletta e una chitarra elettrica, sua vera passione.

Thomas Sankara, il presidente del Burkina Faso, non aveva un conto in banca. Trovava assurdo il vivere di agi in un Paese dove la gente moriva di fame.

Il 29 luglio 1987, alla conferenza dell’Organizzazione per l’Unità Africana, aveva chiesto a tutti i presidenti presenti di non pagare più il debito pubblico perché volutamente provocato dagli Stati occidentali. E’ stato profetico nel dire che se sarà solo lui a non pagarlo, l’anno successivo non potrà più essere presente a quel convegno.

Il 15 ottobre 1987, Thomas Sankara veniva assassinato da un gruppo armato capitanato da Blaise Compaoré, diventato poi per 27 anni di fila Presidente del Burkina Faso, mandante dei colonizzatori francesi, dei capitalisti americani e degli Stati africani compiacenti.

Alla sua morte, il Burkina Faso è ripiombato nel dramma della povertà assoluta. E i quasi 12 milioni di burkanibè hanno iniziato a scappare in massa dal loro Paese verso lidi migliori. Quando con Sankara avrebbero potuto continuare a vivere in pace nel loro Paese.

Lo scorso 13 aprile, l’oramai ex Presidente Compaoré è stato incriminato insieme ad altre dodici persone dell’assassinio di Sankara. Il tribunale militare della capitale Ouagadougou ha riaperto il caso dopo che per anni la sua morte è stata ufficialmente registrata come avvenuta per “cause naturali” nonostante la riesumazione del cadavere abbia mostrato il suo corpo crivellato da dozzine di proiettili.

Davide Tripiedi