️L’ENNESIMO DISASTRO AMBIENTALE, CHE POTEVA ESSERE EVITATO!

Il granchio nella foto sta camminando, o almeno ci prova, sopra un mare di micro-granuli di plastica.

E’ il carico della nave “Perla”, che ha riversato in mare il suo carico tossico a poca distanza dalle coste dello Sri Lanka. Ben 1.486 container ripieni di ogni veleno: 25 tonnellate di acido nitrico, sostanze chimiche, pellet di plastica che servono per la produzione dei famigerati sacchetti. E poi 278 tonnellate di combustibile, 50 di gasolio, 20 container di altri prodotti petroliferi.

A causare il disastro ambientale, l’inedia di chi avrebbe potuto e poco ha fatto. Ecco cosa è successo, secondo la ricostruzione de “Il Corriere della Sera”:
Secondo le prime indagini, già l’11 maggio era cominciata una perdita di acido nitrico, un materiale altamente corrosivo, dai container a bordo. Le autorità del Qatar e dell’India avevano ordinato alla Perla di ripartire con i suoi 25 uomini di equipaggio. Questo gioco allo scaricabarile è durato oltre tre settimane e il cerino è rimasto nelle zampe delle tartarughe che insieme con altre creature marine hanno cominciato a spiaggiarsi senza vita a nord di Colombo.

La nave ha bruciato per 12 giorni, senza che si riuscisse a scongiurare il disastro. Gli scafi della Marina srilankese hanno cercato di trainare verso acque più profonde il cargo in fiamme, per minimizzare l’impatto ambientale. Invano. Ieri la poppa del vascello spezzato in due si è arenata a 21 metri di profondità. L’unica consolazione, si fa per dire, è che parte del combustibile si sarebbe già consumata nel rogo. Ma il resto basterebbe a devastare l’ecosistema. Skimmer e altri strumenti per provare a contenere la dispersione dei prodotti petroliferi sono stati approntati. Le immagini dagli elicotteri mostrano già che l’acqua intorno al relitto ha cambiato colore. I pescatori hanno dovuto sospendere le attività: 4.300 famiglie della zona che sopravvivono sul frutto delle loro reti sono all’asciutto.

Massimo De Rosa