Valutazione degli impatti e dei rischi per gli scarichi dei dissalatori – Sottoscritto il “decalogo” per il problema dell’approvvigionamento idrico mediante dissalazione.

Di Salvatore Micillo:

Oggi pomeriggio ho preso parte, presso il Senato della Repubblica, al convegno “Aree Marine Protette ed ecosistemi marini: patrimoni da tutelare. Valutazione d’impatto ambientale e sanitario per i dissalatori e qualità delle acque”, promosso da Fondazione UniVerde e Marevivo, in collaborazione con IdroAmbiente e in media partnership con Italpress e TeleAmbiente.

Nella nostra azione di Governo è centrale e trasversale la tutela dell’ambiente marino, tra le mie deleghe di sottosegretario. Porre rimedio alle lacune normative sull’impatto ambientale dei reflui derivanti dalla dissalazione delle acque è senza dubbio una delle urgenze, da affrontare con l’introduzione di eventuali limiti e con la definizione dei criteri della valutazione degli effetti sull’ecosistema. Un vuoto normativo che si ripresenta anche a livello comunitario, dove le problematiche legate alla dissalazione non hanno trovato asilo nelle diverse direttive, in primis la 2008/56/CE, la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino.

Una lacuna nell’attuale legislazione in materia ambientale evidenziata anche dalle relazioni tecniche illustrate nel corso del convegno da esperti in materia dei processi di dissalazione dell’acqua di mare, e che ha portato alla sottoscrizione con la Presidente del Gruppo Misto al Senato della Repubblica, Loredana De Petris, di un decalogo per una corretta gestione degli impianti, in particolare degli scarichi ipersalini.

Dieci punti che prevedono di definire i requisiti di qualità dell’acqua dissalata, di monitorare lo stato degli ecosistemi marini, separare e sversare la salamoia lontano dalla costa, in aree meno sensibili, e di inserire nella normativa la VIA, VIS e VAS per i dissalatori, chiedendo di: 1) ridurre le necessità della dissalazione azzerando le perdite nelle condotte e verificando le alternative; 2) definire i requisiti di qualità dell’acqua dissalata; 3) monitorare lo stato degli ecosistemi marini nelle aree interessate dai dissalatori; 4) ricondizionare l’acqua prodotta; 5) definire le localizzazioni idonee per le opere di presa; 6) separare la salamoia dal residuo di lavaggio delle membrane; 7) sversare la salamoia a mezzo condotta a distanza dalla costa (preferenzialmente in aree meno sensibili a oltre un miglio dalla costa e sotto il termoclino); 8) definire le modalità di controllo di processo; 9) regolamentare gli scarichi del processo di dissalazione; 10) inserire, nella normativa, la VIA – VAS – VIS per i dissalatori e l’indicazione di procedere ad una preventiva analisi del rapporto costi/benefici.

Il dibattito, moderato da Loredana Errico, giornalista di Adnkronos Prometeo, ha visto gli interventi di Roberto Danovaro (Presidente Stazione Zoologica Anton Dohrn Napoli), Paolo Galli (Direttore MaRHE Center Maldive – Marine Research and High Education Center, Docente di Ecologia all’Università degli Studi di Milano Bicocca), Marco Trifuoggi (Docente di Chimica analitica forense, Università degli Studi di Napoli “Federico II”), Francesco Aliberti (Docente di Igiene e Gestione del rischio all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”), autore del decalogo presentato nel corso dei lavori.



FONTE : Salvatore Micillo

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