Una settimana in Parlamento – 50

Di Emanuele Scagliusi:

A Montecitorio è stato approvato il provvedimento sulla cyber security di cui sei stato relatore.

Oggi che l’innovazione tecnologica sta acquistando sempre più importanza e spazio nella nostra società, lo spazio cibernetico diventa sempre più strategico per il nostro Paese. Siamo stati i primi ad utilizzare strumenti digitali al fine di permettere a tutti i cittadini di esercitare forme di democrazia diretta e conosciamo bene, dunque, il potere e la pervasività della rete nonché i rischi e i pericoli che si annidano in essa.

Questo decreto contiene una serie di misure ad hoc in grado di rafforzare le nostre difese informatiche e prevenire attacchi a infrastrutture di interesse nazionale. Il Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica rappresenta uno sforzo senza precedenti da parte del Governo italiano, sulla strada della creazione di un ecosistema di governance e di responsabilità comune e condivisa nel settore della cybersecurity.

Questo provvedimento rappresenta finalmente una risposta strutturale, che tiene conto di tutte le parti in gioco e definisce metodiche e standard condivisi per la risoluzione dei problemi. La tutela delle reti e dei dati che vi transitano dev’essere un impegno costante e inderogabile per qualsiasi Paese e comporta un continuo ed efficace aggiornamento dell’impianto normativo. Il decreto sulla sicurezza cibernetica mette l’Italia nella condizione di affrontare con gli strumenti giusti questa nuova e delicata sfida e di essere in grado, in qualunque momento, di affrontare attacchi informatici e altre possibili criticità. La Camera dei Deputati ha licenziato, in prima lettura, anche il Ddl Salvamare.

Si tratta di uno strumento prezioso di cui potremo disporre per tutelare e ripulire dai uti i nostri mari, laghi, e fiumi. Quando sarà approvata in via definitiva, l’Italia avrà la prima legge nella sua storia volta a tutelare l’ecosistema marino e le acque interne. Una legge che abbiamo voluto dedicare ad Angelo Vassallo, il Sindaco pescatore di Pollica, nel Cilento, barbaramente assassinato il 5 settembre 2010 che amava dire che “la vera ricchezza è il luogo in cui si vive” e che, pertanto, dobbiamo preservare e custodire.

Con questo provvedimento inauguriamo una grande stagione di pulizia e al tempo stesso un’opera di sensibilizzazione culturale e responsabilizzazione collettiva dinanzi ad una vera e propria emergenza: oltre tre quarti dei rifiuti presenti nel Mediterraneo è plastica, tra Ionio e Adriatico si trovano 300 chili di rifiuti in un chilometro quadrato di fondale, che diventano 983 chili a sud del delta del Po.

Eppure oggi un pescatore che voglia riportare a riva i rifiuti impigliati nelle sue reti non può farlo: rischia una sanzione o di dover pagare come se quei rifiuti li avesse prodotti lui sulla sua imbarcazione. Ora poniamo finalmente fine a quest’assurdità trasformandola in un’azione virtuosa.

Ma Salvamare è anche tanto altro: la legge introduce ad esempio una premialità per i pescatori che si rendono protagonisti del recupero e conferimento dei rifiuti in porto. Nel corso dell’esame in commissione abbiamo anche ottenuto che la possibilità di raccogliere liberamente i rifiuti valga anche in laghi, fiumi, lagune. E abbiamo previsto che le associazioni di promozione sociale, quelle sportive di subacquei e i centri diving potranno essere protagoniste della pulizia. Lo stesso varrà anche per la flotta del consorzio Castalia, che oggi opera in convenzione con il Ministero dell’Ambiente solo per la pulizia dei mari da idrocarburi: quando Salvamare sarà legge, Castalia potrà anche raccogliere rifiuti solidi galleggianti, inclusa la plastica.

Grazie a un emendamento condiviso all’unanimità dalla commissione Ambiente, insieme alle altre biomasse vegetali spiaggiate, anche la Posidonia, preziosa pianta marina, potrà essere raccolta correttamente e rimessa in natura, salvaguardando il recupero di sabbia e altri materiali di origine antropica. Abbiamo anche esteso il provvedimento per la pulizia degli argini di laghi e fiumi dal legname, favorendo il recupero di questi materiali.

Il Sottosegretario al Mise, Mirella Liuzzi, in Commissione Trasporti ha affrontato la questione del decreto voucher per il Digitale terrestre. Di cosa si tratta?

Per favorire il processo di trasformazione tecnologica delle reti televisive – con il passaggio dallo standard DVB-T a quello DVBT-2 – e limitare i disagi ai cittadini, nella scorsa legge di bilancio 2019 abbiamo previsto contributi a favore dei cittadini per l’acquisto di decoder e smart tv. Parliamo di un totale di 151 milioni di euro fino al 2022 e, per la maggior parte, concentrati al 2020, anno di maggiore picco.

Il decreto interministeriale che definisce tempistiche, criteri di accesso e di erogazione dei contributi in esame è stato firmato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e inviato per la registrazione alla Corte dei Conti. Questo permetterà di far partire l’erogazione dei voucher per fine novembre/inizi dicembre 2019

Il decreto prevede che i soggetti beneficiari della misura di sostegno, siano i cittadini con ISEE fascia 1 e 2, rientranti nelle cosiddette fasce deboli, e che il valore massimo del contributo sia pari a 50 euro. Si intende estendere l’entità del contributo erogabile, richiedendo in legge di Bilancio un nuovo finanziamento della misura per allargare la platea dei soggetti beneficiari. La misura, inoltre, sarà accompagnata da apposite campagne per informare i cittadini e minimizzare l’impatto di questa trasformazione tecnologica sulle famiglie italiane. Un’azione necessaria e fondamentale per accompagnare il Paese durante questa fase di necessario cambiamento. In Commissione avete iniziato anche l’esame dello Schema di contratto di programma 2020-2024 tra il Ministero dello Sviluppo economico e Poste Italiane SpA.

Il contratto di Programma, rappresenta, come noto, lo strumento attraverso il quale vengono disciplinate le modalità di erogazione del servizio postale universale e sulla base del quale sono stabiliti altresì gli obblighi della società affidataria, i servizi resi agli utenti, i trasferimenti statali, la disciplina concernente l’emissione delle carte valori e le disposizioni in materia di rapporti internazionali.

Nel frattempo, è proseguito anche il lavoro nell’ambito della discussione congiunta delle risoluzioni relative all’applicazione del regime IVA sulle prestazioni didattiche per il conseguimento della patente di guida e sostegno delle autoscuole con l’audizione dei rappresentanti della Confederazione autoscuole riunite e consulenti automobilistici (CONFARCA) e dell’Unione nazionale autoscuole studi consulenza automobilistica (UNASCA).

Finalmente lo Stato fa la voce grossa verso i cosiddetti “pesci grossi”.

È inutile vessare i piccoli e lasciare che i grandi squali della grande evasione facciano quello che vogliono, portando magari i soldi nei paradisi fiscali. Adesso ai grandi evasori oltre a mandarli in carcere gli confischiamo più di quello che hanno evaso! In Italia si è sempre detto di voler combattere l’evasione fiscale, ma poi i partiti politici non hanno mai voluto mandare in carcere i grandi evasori. Perché?

Con il MoVimento 5 Stelle al Governo abbiamo anche tolto i vitalizi ai condannati in via definitiva come Nicola Cosentino (ex sottosegretario di Forza Italia) ed Enrico Cavaliere, ex deputato della Lega Nord Salvini. I soldi delle tasse dei cittadini non possono finire sui conti in banca di politici condannati.

Del resto, sui vitalizi la nostra posizione è ben chiara. Il prossimo 4 novembre la Commissione Contenziosa del Senato deciderà sui ricorsi che sono stati presentati dagli ex parlamentari. “La rivolta di intoccabili e indagati”, 772 ex senatori che chiedono di mantenere il loro ingiusto privilegio. Per il MoVimento 5 Stelle il taglio dei vitalizi è un segnale di civiltà politica e sociale: non arretriamo di un passo e ci auguriamo che una legge valida per tutti gli italiani rimanga valida anche per i parlamentari. Altrimenti significa che ci sono cittadini di serie A ed altri di serie B. In nessuna democrazia compiuta ciò è accettabile! Quanto manca alla fase 2 del Reddito di Cittadinanza?

Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, ha firmato il Decreto ministeriale, concertato con i Comuni, che definisce l’attivazione dei lavori di pubblica utilità che i beneficiari di Reddito di cittadinanza dovranno effettuare presso il Comune di residenza.

I Comuni potranno progettare ed attivare i lavori da far svolgere a chi percepisce il Reddito. Nuove opportunità per il reinserimento nel mondo del lavoro e per le nostre comunità che avranno nuova forza lavoro a disposizione.

Con questo atto, i Comuni interessati avranno la possibilità di avviare la progettazione e definire le attività che i beneficiari del Reddito andranno a svolgere.

Il Comune è il titolare dei Progetti Utili alla Comunità, che possono essere svolti in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni, contribuendo alla costruzione di una comunità migliore. Ci auguriamo che i Sindaci possano cogliere questa occasione, ad iniziare da quello di Polignano.



FONTE : Emanuele Scagliusi