Una settimana in Parlamento – 46

Di Emanuele Scagliusi:

I lavori parlamentari sono ripresi a pieno ritmo?


In Commissione Trasporti in realtà non ci siamo mai fermati e abbiamo proseguito i lavori, laddove consentito, per far sì che la crisi ferragostana del Papeete incidesse il meno possibile sugli interessi degli italiani.

In questa settimana, invece, sono proseguiti i lavori sulla riforma del codice della nautica da diporto ed attuazione della direttiva comunitaria in materia con l’audizione della professoressa Elisabetta Giovanna Rosafio, dei rappresentanti dell’ANGLAT, l’associazione nazionale guida legislazioni andicappati trasporti e dell’Assoporti.

Si avvicina la fatidica data del “taglia poltrone”, uno degli argomenti più dibattuti della crisi estiva.

Il provvedimento, infatti, è stato calendarizzato per il 7 ottobre: mancano solo pochissimi giorni e questa riforma epocale – che tutti avevano promesso e nessuno ha mai realizzato – vedrà finalmente la luce. Solo grazie alla determinazione del MoVimento 5 Stelle si potranno tagliare 345 parlamentari per un risparmio per le casse dello Stato di mezzo miliardo di euro a legislatura. Sono 40 anni che sentiamo parlare di questa riforma; dal 1983 ben 7 tentativi sono miseramente falliti. Il M5S, invece, è da poco più di un anno al Governo e ha già: abolito i vitalizi agli ex parlamentari e ai consiglieri regionali, tagliato le pensioni d’oro, restituito oltre 100 milioni di euro finanziando il microcredito e dando una mano alle popolazioni colpite da calamità naturali. E ora ci apprestiamo a dare una sforbiciata alle poltrone dei politici con mezzo miliardo di euro da investire in ambulanze, asili nido, scuole, assunzioni. Vedremo in Parlamento chi avrà il coraggio di votare contro questa riforma epocale.

Come è stata risolta la questione relativa all’IVA retroattiva per le scuole guida?

Lo scorso 14 marzo, una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea ha stabilito che i servizi offerti dalle autoscuole per conseguire la patente B e la C1 non possono essere esenti da IVA, esenzione prima ritenuta possibile perché i corsi di guida si assimilavano alle attività didattiche ed educative offerte da scuole e università. La conseguenza più pesante di questa pronuncia è stata la scelta dell’Agenzia delle Entrate di rendere retroattivi i suoi effetti: ha stabilito, infatti, che le scuole guida debbano pagare l’IVA non versata per queste categorie di patenti negli ultimi 5 anni. L’interpretazione estensiva dell’Agenzia delle Entrate fa inoltre sì che questi effetti si applichino a tutte le categorie di patenti, dal ciclomotore a quelle per la nautica.

È quasi superfluo spiegare quali effetti nefasti questo meccanismo produrrebbe sull’intero settore, fatto di piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare: ciascuna autoscuola dovrebbe pagare decine di migliaia di euro mai percepiti rischiando di dover chiudere l’attività, peraltro con l’apertura di dispendiosi contenziosi dovuti all’impossibilità di recuperare l’IVA sui servizi erogati dal 2014.

Una situazione assurda alla quale il MoVimento 5 Stelle si è opposto fermamente, soprattutto perché le autoscuole, non potendo rivalersi sui clienti degli ultimi anni, sarebbero costrette al fallimento. Ma anche perché sarebbe ingiusto, oltre che vessatorio, chiedere l’IVA ai cittadini che nei 5 anni passati hanno usufruito del servizio sapendo che era esente.

Ci siamo messi subito al lavoro, di sponda con il governo con il Sottosegretario Villarosa (M5S) e abbiamo messo a punto una proposta di legge “Salva Autoscuole” per scongiurare il fallimento di queste imprese. Un impegno assunto pubblicamente lo scorso 18 settembre davanti alle associazioni di categoria, UNASCA e CONFARCA, e oggi possiamo dire con orgoglio di aver individuato la norma che ci consentirà di mantenerlo, restituendo una prospettiva di futuro a queste aziende, giustamente e comprensibilmente nel panico da alcune settimane. La legge “Salva Autoscuole” rappresenta però solo un punto di partenza e non intendiamo fermarci: insieme al nuovo Esecutivo Conte continuiamo a lavorare per tutelare anche i clienti delle autoscuole, i corsisti e le famiglie italiane, dal peso dell’incremento dell’IVA dallo 0 al 22% imposto dalla sentenza della Corte europea.

Si avvicina l’appuntamento annuale di Italia 5 Stelle. Giunta alla 10° edizione su cosa si concentrerà?

Italia 5 Stelle si terrà il weekend del 12-13 ottobre alla Mostra d’Oltremare a Napoli. Sarà un evento importantissimo per fare il punto su ciò che abbiamo realizzato nei primi 14 mesi di governo e su ciò che intendiamo lavorare nei mesi a venire. Al centro dell’agenda saranno sicuramente i cambiamenti climatici, il dissesto idrogeologico e il consumo di suolo. Con il piano ProteggItalia, varato dal Governo, sono stati stanziati 11 miliardi che verranno utilizzati per la messa in sicurezza del Paese, interventi emergenziali e di manutenzione. Basti pensare che il 79% dell’Italia è a rischio idrogeologico, ovvero a rischio frane ed esondazioni, perché non è stato mai messo in campo un progetto serio di salvaguardia e tutela dei nostri territori e delle nostre vite.

La parola d’ordine è “manutenzione”. Con il disegno di legge “Cantiere Ambiente”, che presto approderà al Senato, si introdurranno delle importantissime novità per il potenziamento e la velocizzazione degli interventi di mitigazione al dissesto. Si introdurranno nuove figure (come il green manager), si istituiranno dei nuclei operativi di supporto, ci sarà uno scambio di informazioni e di competenze tra i soggetti pubblici e amministrazioni.

Si parlerà anche di cantieri?

È un dato di fatto che i cantieri siano un volano economico impareggiabile ma il malcostume presente nel nostro Paese ha fatto sì che venissero approvati progetti costosi, inutili e in sfregio del paesaggio e dell’ambiente, con tutta una serie di sperperi, ruberie e malefatte di ogni genere.

Il tempo delle opere elefantiache che richiedono, tra varianti e costi che si gonfiano, tempi biblici di realizzazione, è finito. L’Italia ha bisogno per il futuro di piccoli cantieri diffusi che siano innanzitutto utili per la collettività ma anche sostenibili sul fronte ambientale. Nel giugno scorso abbiamo approvato il Decreto Legge “Sblocca Cantieri” che, oltre ad apportare numerose semplificazioni al codice dei contratti pubblici, ha consentito che si sbloccassero man mano 600 opere rimaste ferme in passato perché imprigionate nella selva burocratica creata colpevolmente dalla vecchia politica. Il primo grande passo verso svolta infrastrutturale però lo avevamo già portato a casa con la legge di Bilancio del dicembre 2018, con 400 milioni destinati ai comuni sotto i 20 mila abitanti per piccoli lavori di manutenzione, riqualificazione di spazi pubblici e messa in sicurezza del territorio. Stando ai dati di luglio, il 96% di questi appalti ha già preso il via.

Un’ulteriore accelerata è arrivata poi all’inizio dell’estate nel decreto “Crescita”, con lo stanziamento di 500 milioni da destinare ai sindaci per opere di efficientamento energetico degli edifici pubblici, siano essi municipi, plessi di enti locali, scuole, ospedali e via dicendo. È il primo consistente pacchetto di risorse destinato all’edilizia pubblica in chiave green.

Sui lavoratori, invece, su cosa si sta lavorando?

Dopo l’introduzione del reddito di cittadinanza che permetterà a milioni di persone di formarsi e di reinserirsi nel mondo del lavoro e soprattutto di uscire dall’ansia di non arrivare a fine mese, il prossimo obiettivo fondamentale sarà quello di dare all’Italia il salario minimo orario.

Attualmente nel nostro Paese migliaia di persone lavorano per 3-4-5 euro l’ora o hanno contratti capestro: una situazione inaccettabile, anche perché in Europa ben 22 Paesi hanno già previsto un salario minimo. Del resto non faremo altro che ciò già previsto in Costituzione all’art. 36: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla qualità e quantità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

Questo provvedimento sarà accompagnato da due misure che consideriamo altrettanto fondamentali: il taglio del cuneo fiscale e una legge di rappresentanza sindacale.

Sul fronte tasse però si rincorrono un sacco di voci. Qual è la situazione reale?

Il M5S ha come obiettivo quello di abbassare le tasse, non di aumentarle. Il dibattito scatenatosi ogni giorno per parlare di nuovi balzelli è inutile se non dannoso. Un Governo che pensa ai cittadini lavora per bloccare l’aumento dell’IVA, che avrebbe comportato una spesa di più di 500 euro a famiglia, l’anno prossimo.

Diminuiremo le tasse sul lavoro, come detto in precedenza, e premieremo chi non inquina ma tutto deve prevedere una transizione su un arco temporale di anni e permettere di convertire i propri stili di vista e le produzioni industriali e aziendali. La linea strategica è tracciata ma va ricalibrata per ogni comparto e settore in funzione delle singole caratteristiche e realtà.



FONTE : Emanuele Scagliusi