Trieste, il Ministro interviene all’inaugurazione dell’Anno Accademico

Venerdì, 24 Gennaio 2020

Online il testo dell’intervento

Il Ministro durante il suo intervento

Il Ministro Stefano Patuanelli è intervenuto stamattina all’Università di Trieste per l’inaugurazione dell’Anno Accademico.

Testo dell’intervento

Porgo un cordiale saluto al Magnifico Rettore, Roberto Di Lenarda, e lo ringrazio per avermi invitato qui e gli auguro un buon lavoro.

Saluto il Sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, e il Presidente della Regione, Massimiliano Frediga, con il quale in questi primi mesi ci stiamo sentendo spesso. Lavoriamo insieme nell’esclusivo interesse dei nostri cittadini e della nostra Regione, lasciando sempre fuori dalla porta le polemiche politiche, le divisioni e le appartenenze politiche e sono certo che così continueremo a fare nel futuro.

Saluto i presenti e gli ospiti, in particolare Andra e Tatiana Bucci per la loro grande testimonianza. Saluto i docenti, il personale non docente e gli studenti.

Non nascondo una profonda emozione. Anche gli ingegneri si emozionano. Sono qui, oggi, da Ministro dello Sviluppo Economico, nell’Università che ho frequentato da studente.

I miei collaboratori si lamentano che inizio a lavorare molto presto, ma questa abitudine l’ho presa qui, da studente, quando per prendere posto in Biblioteca generale c’era bisogno di alzarsi molto presto la mattina per fare la fila.

Ovviamente non sono qui solo per fare una visita guidata o per fare un tuffo nel passato. Sono qui anche per rappresentare la vicinanza del Governo al mondo dell’Università e della ricerca. E’ stata criticata e presentata forse in maniera strumentale, la decisione del Governo di dividere il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ritengo invece che Università e ricerca abbiano necessità di una guida forte. L’ex Rettore e attuale Ministro Manfredi è uomo capace e auguro anche a lui un buon lavoro. Lo auguro anche per me, perché il Ministero dello Sviluppo Economico ha molto a che fare con i temi dell’Università e della ricerca.

Viviamo in un’epoca in cui è indispensabile che mondo accademico e mondo produttivo parlino sempre più frequentemente per numerose ragioni.

L’Università rappresenta uno dei passi indispensabili per affacciarsi al mondo del lavoro: le statistiche ci riportano che chi possiede un diploma di laurea ha un percorso privilegiato verso l’occupazione, visto che 8 persone laureate su 10 di età compresa tra i 30 e i 34 anni ha un impiego. Inoltre, considerando il tasso di disoccupazione, in Italia si nota che quello delle persone laureate è quasi la metà di chi non ha questo titolo di studio.

Una laurea dunque non arricchisce solo il bagaglio culturale di chi la consegue. Il percorso accademico resta anche in concreto un valore che garantisce maggiori opportunità anche a livello economico visto che, dati alla mano, i laureati ottengono stipendi mediamente più alti.

Il ruolo dell’Università, tuttavia, non si esaurisce solo offrendo vantaggi per chi studia: essa rappresenta la culla della ricerca e quindi del progresso in ogni tipo di materia, dalle scienze umane alle scienze pure, da quelle sociali a quelle applicate.

La ricerca, nella vita dell’Università, è la linfa che permette a ogni dipartimento di crescere, aumentando il livello della formazione degli studenti e del prestigio dell’ateneo stesso.

Tuttavia, nel nostro Paese permane un grave problema di scarsi investimenti in cultura e in ricerca: questo sembra essere da decenni un elemento strutturale col quale l’Italia ha imparato a convivere, quasi in modo temo rassegnato.

Secondo i dati diffusi dalla Commissione UE, gli investimenti nelle attività di R&S (l’1,35% del PIL nel 2017) sono stati notevolmente inferiori alla media della zona euro (2,2%) e la spesa per le attività di R&S è al di sotto dell’obiettivo UE 2020 per l’Italia (1,53% del PIL).

Facciamo ancora fatica a investire in queste attività e, anche svolgendo un’analisi sul mondo delle imprese, emerge che la spesa in R&S è particolarmente bassa rispetto alla media della zona euro (0,8% del PIL rispetto all’1,4% della zona euro nel 2017). Tuttavia, dal 2007 per le PMI è aumentata passando dallo 0,13% del PIL allo 0,22% degli ultimi anni, sebbene siamo ancora al di sotto della media UE

In questo ambito notevoli sono stati gli sforzi del Governo per mettere in campo una serie di incentivi fiscali in grado di stimolare soprattutto le PMI a investire in ricerca e da quest’anno anche in innovazione.

Il sostegno pubblico alla spesa delle imprese è aumentato passando dallo 0,05% del PIL allo 0,12% negli ultimi otto anni; tale aumento è ascrivibile in proporzione sempre maggiore agli incentivi che sono stati oggetto di ulteriore rafforzamento anche nell’ultima legge di bilancio.

Oltre ad aver esteso l’incentivo agli investimenti in innovazione e design, abbiamo previsto la sostituzione del precedente metodo di calcolo incrementale con quello volumetrico così da agevolare maggiori programmi di spesa, modulando l’intensità del contributo che è maggiore per le piccole imprese e per gli investimenti in green.

Il processo di trasformazione digitale che le imprese sono chiamate ad affrontare per essere competitive e protagoniste sui mercati non è unicamente legato a una questione tecnologica. Con l’avvento del digitale non cambiano solamente i modi di produrre, ma cambiano i modi di fare impresa e perfino di concepire il lavoro. Dobbiamo pensare che stiamo vivendo una rivoluzione culturale più che tecnologica e al centro di questo processo ci sono le persone, non i macchinari che da soli non possono portare a termine il cambiamento del paradigma produttivo.

Vivremo anni in cui difficilmente riusciremo a capire l’evoluzione del mondo del lavoro ma dobbiamo pensarlo oggi perché, come diceva bene il Presidente Fedriga, le tecnologie di frontiera (la blockchain e l’intelligenza artificiale) sono tecnologie che arriveranno comunque, sia che noi siamo in grado di guidarle o no. E allora tutti insieme dobbiamo fare uno sforzo per capire la direzione dove ci porteranno le tecnologie di frontiera.

Anche i Competence Center, poli nati per favorire i processi di innovazione specializzata in aree ad alto contenuto tecnologico, sono funzionali al rafforzamento del connubio tra chi studia e chi lavora. La struttura dei centri si sviluppa secondo un modello di partenariato pubblico-privato all’interno del quale è prevista la presenza di almeno un organismo di ricerca, oltre a quella di numerose imprese. Le aree di competenza degli 8 centri sono: l’orientamento e la formazione alle imprese, in particolare PMI, e la ricerca applicata attraverso l’attuazione di progetti di innovazione, la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale, la cui domanda proviene proprio dalle imprese.

Il tema del trasferimento tecnologico verso le imprese va affrontato proprio a partire dalle Università. Come Ministero stiamo investendo molto in questo ambito, lavorando con le Università e con Netval, il Network per la valorizzazione della ricerca universitaria, perché vogliamo ridurre il divario rispetto alle esperienze avvenute nei paesi europei nostri competitor.

Dallo scorso giugno abbiamo lanciato la piattaforma dei brevetti delle Università e degli enti pubblici di ricerca italiani che rappresenta un caso di best practice internazionale di trasferimento tecnologico in grado di presentare efficacemente l’innovazione nata dalla ricerca pubblica al mondo industriale. Tale strumento sarà presentato anche a Dubai nel corso della prossima Esposizione Universale 2020.

Come Ministero lavoriamo anche a fianco degli imprenditori che nel momento della brevettazione vogliono capire fino in fondo le potenzialità produttive e commerciali di una invenzione prima della sua commercializzazione, il c.d. Proof of Concept.

Con uno specifico bando, che ha una dotazione di 5,3 milioni di euro, verranno finanziati programmi di valorizzazione di brevetti, attraverso l’innalzamento del livello di maturità tecnologica; in qualche modo si tratta di consentire la realizzazione di prototipi – o prodotti similari – che meglio veicolano l’idea.

I beneficiari possono essere Università, enti pubblici di ricerca ed istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS).

Ed ancora, è stato aperto il terzo bando per il finanziamento di progetti di potenziamento degli Uffici di Trasferimento Tecnologico (UTT) delle Università italiane, degli enti pubblici di ricerca (EPR) e degli IRCCS italiani finalizzati ad aumentare l’intensità dei flussi di trasferimento tecnologico verso il sistema delle imprese.

Dobbiamo aprire le faglie che permettono il dialogo tra mondi diversi perché la scienza può crescere solo abbattendo le tante barriere che impediscono la circolazione del sapere, anche dentro e fuori le Università.

Collaborare con l’Università è fondamentale anche per rispondere alla creazione di figure coerenti con le esigenze del mercato che tuttavia deve agire nel massimo rispetto degli atenei che, grazie alla loro indipendenza, sono in grado di rappresentare al mondo produttivo le soluzioni su cui è necessario puntare maggiormente per essere competitivi.

Questa è la via maestra che ci consentirà anche di ridurre il cosiddetto “skill mismatch”, cioè il divario tra le competenze richieste e quelle possedute da chi cerca lavoro. Come molte imprese dichiarano di non riuscire a trovare lavoratori con caratteristiche necessarie, così molti laureati faticano a trovare opportunità di lavoro in base al loro titolo di studio. In questo disallineamento il nostro Paese è il terzo al mondo.

Occorre anche in questo campo attivare un maggiore dialogo tra chi forma e chi ha bisogno di persone qualificate al fine di disegnare insieme sentieri di conversione che permettano ai nostri giovani di scegliere strade in grado di assicurare sbocchi che garantiscono non solo il lavoro, ma la costruzione della vita. Il sistema informativo Excelsior di Unioncamere stima, al 2022, un fabbisogno di occupati complessivi di 2.576.200 unità, di cui il 30% laureati.

Nel nostro Paese esiste contemporaneamente un problema di sotto-qualifica e un problema di sovra-qualifica della forza lavoro. Da una parte la carenza di laureati rende l’offerta di lavoro italiana sotto-qualificata, ma dall’altra l’alta percentuale di sovra-qualificati (circa il 20% della forza lavoro) è legata a caratteristiche strutturali del sistema produttivo italiano, con micro-imprese con produzioni a basso valore aggiunto.

Fondamentale è anche il momento della scelta delle superiori, dove già si traccia il percorso dei ragazzi in termini di mercato del lavoro o accesso all’università.

Dobbiamo lavorare per rendere la formazione attrattiva perché troppi ragazzi ancora abbandonano il percorso formativo in modo troppo precoce, visto che la media dei ragazzi che lascia gli studi è del 14,5% contro una media europea del 10% e ancora l’Italia è penultima in Europa per numero di giovani laureati.

Questo è uno spreco che non ci possiamo permettere: nostro compito è creare percorsi che offrano il massimo delle opportunità a tutte le persone, mettendo a disposizione strumenti che facilitano la crescita individuale e collettiva.

Oggi far dialogare chi svolge la sua attività in laboratorio e chi in fabbrica è indispensabile perché dall’unione del genio e dell’artigiano in Italia si è dato vita a processi e prodotti che hanno consentito alle nostre creazioni di essere il top di gamma in tutti i settori e in tutto il mondo. Dobbiamo ancora sfruttare questa inesauribile fonte di crescita che ci distingue dai paesi in cui produrre costa poco.

Ringraziandovi per l’attenzione, lascio volentieri la parola agli interventi successivi e alla lectio magistralis di Andra e Tatiana Bucci, alle quali mi permetto di esprimere una particolare riconoscenza per la grande testimonianza che sempre ci danno.

A noi oggi, oltre al compito di ascoltare, spetta quello di fare insieme una buona politica per l’istruzione.

Solo la cura della formazione rende i cittadini più responsabili, consapevoli e partecipi alla vita pubblica così da garantire lo sviluppo dei valori democratici che rappresentano il vero mezzo di crescita della società civile pronta a lottare contro ogni tipo di barbarie.

Grazie a tutti.

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Dal Ministero dello Sviluppo Economico:

FONTE : Notizie