STOP ALLO STRAPOTERE DI MULTINAZIONALI E GRANDE DISTRIBUZIONE: DA PARLAMENTO UE PIU’ TUTELE AD AGRICOLTORI E PMI

Di Rosa D’Amato – Portavoce M5s nel Parlamento EU:

Oggi al Parlamento europeo, grazie anche alla battaglia del Movimento 5 stelle, abbiamo ottenuto l’ok definitivo a una direttiva europea che per la prima volta introduce delle misure valide per tutta l’Ue volte a contrastare le pratiche sleali in agricoltura.

Ossia, detto in altri termini, lo strapotere di multinazionali e grande distribuzione sui piccoli agricoltori e sulle piccole e medie imprese. Infatti si calcola che ad oggi, su 1 euro di spesa in prodotti alimentari, solo 15 centesimi vanno a chi quel cibo lo ha effettivamente creato, coltivandolo e curandolo.

Da oggi, grazie a questa direttiva, i piccoli agricoltori e le pmi avranno più strumenti per dire no ad imposizioni di prezzi, ai ritardi nei pagamenti e ad altre insopportabili pratiche sleali. Denunciando chi cerca di sfruttare il loro lavoro per accumulare profitti enormi.

Per saperne di più, ecco una breve scheda informativa:

PRATICHE SLEALI IN AGRICOLTURA, COSA SONO

Le pratiche commerciali sleali sono quelle pratiche interaziendali che si discostano dalla buona condotta commerciale, sono in contrasto con i principi di buona fede e correttezza e sono solitamente imposte unilateralmente da un partner commerciale all’altro. A causa delle grandi differenze nel potere contrattuale, la filiera alimentare è particolarmente esposta ad esse.

LA SITUAZIONE IN EUROPA

Nel 2011, le cinque più grandi aziende di vendita al dettaglio del settore alimentare in tredici Stati membri dell’Ue avevano una quota di più di 60% del mercato.

Il 3% degli agricoltori oggi detiene il 52% dei terreni agricoli nell’Unione europea, e il 25% delle aziende agricole rappresenta l’80% dei beneficiari dei pagamenti diretti della PAC. 

Gli operatori in posizioni dominanti hanno potuto far calare i prezzi e determinare un peggioramento delle condizioni di lavoro nelle catene di approvvigionamento. Sono gli agricoltori a pagare il prezzo più alto: la percentuale rappresentata dall’agricoltura nella catena di valore alimentare europea è passata dal 31% nel 1995 al 21% nel 2018, mentre al contempo gli agricoltori hanno dovuto affrontare un innalzamento del 40% dei costi di produzione tra il 2000 e il 2010. 

LA RISPOSTA DELL’UE: UNA DIRETTIVA A TUTELA DEGLI AGRICOLTORI

Dopo lunghe trattative, le istituzioni Ue (Commissione, Parlamento e Consiglio) hanno raggiunto un accordo per dare vita alla Direttiva contro le pratiche sleali nel settore agroalimentare. Ecco cosa prevede.

A CHI SI APPLICA LA DIRETTIVA

La direttiva riguarda chiunque sia coinvolto nella filiera alimentare. I soggetti sono divisi in 6 categorie a seconda del fatturato: ogni fornitore sarà protetto nel caso in cui il proprio acquirente rientri in una classe di fatturato superiore. Sono inclusi anche fornitori e acquirenti di Paesi extra-Ue

LE PRATICHE COMMERCIALI SLEALI

La Direttiva prevede 10 tipologie di pratiche sleali

  1. Ritardi nei pagamenti per i prodotti deperibili (oltre i 30 giorni
  2. Le modifiche unilaterali e retroattive dei contratti di fornitura
  3. La cancellazione degli ordini di prodotti deperibili con breve preavviso
  4. Il pagamento per il deterioramento dei prodotti già venduti e consegnati all’acquirente.
  5. I ritardi nei pagamenti per i prodotti non deperibili (oltre i 60 giorni)
  6. L’imposizione di pagamenti per servizi non correlati alla vendita del prodotto agricolo e alimentare
  7. Il rifiuto di concedere un contratto scritto se richiesto dal fornitore
  8. L’abuso di informazioni confidenziali del fornitore da parte dell’acquirente
  9. Le ritorsioni commerciali o anche solo la minaccia di ritorsioni nel caso in cui il fornitore si avvalga dei diritti garantiti da questa Direttiva
  10. Il pagamento da parte del fornitore per la gestione dei reclami dei clienti non dovuti alla negligenza del fornitore stesso

LE PRATICHE AMMESSE A CERTE CONDIZIONI

Alcune pratiche che possono essere sleali quando applicate senza un accordo, sono ammesse solo se precedentemente concordate, in modo chiaro e univoco, tra le parti. Tra queste, la restituzione di prodotti invenduti o sprecati, il pagamento per spese promozionali o di immissione sul mercato e il pagamento per la gestione del prodotto una volta consegnato.

LE AUTHORITY NAZIONALI

La Direttiva impone agli Stati membri di designare una o più autorità di contrasto competenti per le pratiche commerciali sleali vietate. Ogni fornitore potrà decidere a quale autorità di contrasto rivolgersi: se a quella del proprio Stato membro o a quella dello Stato membro dell’acquirente. Le authority potranno imporre ammende e sanzioni.

CONFIDENZIALITA’

Per garantire chi denuncia, la direttiva stabilisce che sia protetta l’identità del fornitore e tutte le altre informazioni che il fornitore stesso individua come sensibili. Inoltre, viene data la possibilità alle organizzazioni di fornitori, alle organizzazioni di rappresentanza e alle ong di presentare denuncia a nome dei propri membri o di un fornitore, garantendo ulteriormente l’anonimato del denunciante.

(scheda tratta da AgriFoodToday.it)



FONTE : Rosa D’Amato – Portavoce M5s nel Parlamento EU

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