Sono un ragazzo fortunato.

di Iacopo Felugo:

Chi sfotte i “bibitari” (i seguaci di una merda di mafioso). Chi prende per il culo i camerieri come me (il figlio di “Diabolik e Eva Kant” di Rignano) facendo finta di servire pizze.
Chi dopo essersi fatti lo champagnino seduti al tavolo del becchino Monti, brindando ai 1000 suicidi e alla “morte” dei diritti dei lavoratori, (ma sì fanculo!) ora ha tirato fuori dal cilindro di nuovo “la classe operaia” da prendere per il culo per ottenere voti.

I poveri sono brutti, sporchi e cattivi (come recita il titolo di un grande film).
Un classismo viscido e freddo, volgare e crudele, scorre e si snoda come le spire del corpo di un serpente, tra noi.
Le divisioni di ceti, ora spariti e divenuti “Caste”, sono sempre più accentuate, la forbice si allarga sempre più, l’ignoranza arrogante, i soldi facili (e quelli che si prendono i parlamentari, sono veramente regalati e buttati nel cesso.), la bruttura delle facce di gomma e il fetore che emanano questi “arrivati” che non sapranno mai cos’è la vera eleganza, lo stile, la bellezza abbagliante di un lavoro “umile” ma onesto. Ed è così.

Io so cos’è la fatica, conosco una certa tracotanza scambiata con “darsi un tono”, ma a differenza di questa gentucola, quando esco a farmi un panino con la porchetta e una birra con il mio amore, o con gli amici o la famiglia, so che sto guardando in faccia la felicità.
Sono un ragazzo fortunato.

Grazie Luigi, a nome di tutta la categoria dei camerieri, grandi lavoratori, spessissimo nel mirino di datori di lavoro che speculano, sfruttano e truffano. Lavoratori che non hanno una sigla sindacale onesta che li rappresenti; lavoratori a cui viene negato il giorno di riposo o non vengono pagate ore di straordinario (a volte, si lavora anche 12/13 ore e te ne pagano 8, se ti va bene). E tutto questo, da Nord a Sud. Un lavoro che dovrebbe avendone i titoli, rientrare nella categoria del “lavori usuranti”. E invece, sembriamo soli nella Terra dei Nessuno. Tranne quando si ricordano di noi per offenderci, denigrarci ed insultarci.
Grazie per le tue parole, Luigi.

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