se fossimo capaci di trasformare commozioni passeggere in indignazione perenne vivremmo in un Paese più giusto.

di Alessandro Di Battista:

Quanti morti ci sono stati in Libia negli ultimi giorni? Solo fino a ieri sera è stato possibile saperlo. Poi le immagini dell’incendio parigino hanno “oscurato” o, quantomeno, reso estremamente difficile, saperne di più sul sangue versato a Tripoli. A poche centinaia di km dalle coste italiane si sta combattendo una guerra. Ripeto, una guerra. Due giorni fa i morti sono arrivati ad una cifra spaventosa: 120 di cui 28 bambini. Trenta ore fa ne hanno contati oltre 150. Da quelle parti c’è chi non fa in tempo a mettersi in salvo. C’è chi non ci pensa proprio a filmare con il cellulare il crollo di un tetto di una casa o un incendio divampato per lo scoppio di una granata. Da quelle parti distruzione e sgomento, quanto meno dal 2011 (anno dei bombardamenti in Libia) ad oggi, sono la normalità.

Non voglio urtare la sensibilità di nessuno, dico solo che a Parigi, grazie a Dio, non è morto nessuno. Quel tetto e quella guglia verranno ricostruiti. Vedrete, il denaro per farlo non mancherà. Quel denaro che al contrario non arriva mai quando si tratta di altre ricostruzioni o di altre latitudini del pianeta. Nell’attesa di conoscere i responsabili dell’incendio parigino, così, tanto per esercitare la memoria, provo a ricordare alcuni dei responsabili della guerra che si sta combattendo oggi a Tripoli, città, tra l’altro, a noi più vicina di Parigi.

Ci sono gli americani, su tutti Hillary Clinton. Chi di voi non l’ha ancora vista sorridente mentre, parlando di Gheddafi disse: «Siamo venuti, abbiamo visto e lui è morto»? Poi c’è Obama, colpevole di essersi lasciato convincere a bombardare la Libia proprio dalla Clinton. Poi ci sono i francesi di ieri; c’è Sarkozy uno che ha ripagato i finanziamenti alle sue campagne elettorali arrivati da Gheddafi con ettolitri di sangue libico. Poi c’è Napolitano che ha tramato affinché l’Italia non si opponesse alla guerra in Libia, una guerra combattuta contro i nostri interessi. Poi c’è Berlusconi. Il fatto che lui non volesse tradire Gheddafi rende il suo ignobile tradimento ancor più grave. C’è poi chi governava con Berlusconi. Una a caso: Giorgia Meloni. Oggi la sentite attaccare i francesi per quei bombardamenti ma secondo voi, nel 2011, la votò o meno la risoluzione che appoggiava l’intervento armato in Libia? Ovviamente sì. Per finire ci sono i francesi di oggi, quelli che se ne fregano dei profughi (tanto al limite vanno in Italia) e che, nell’ombra, incitano Haftar a non fermarsi. Macron ieri ha messo su un’espressione contrita e ha detto che Notre Dame verrà ricostruita. Sarà anche vero ma l’unica ricostruzione che davvero gli interessa è quella di una Francia imperialista capace di mettere le mani sui pozzi di petrolio libici.

Poi, tra i responsabili, ci siamo anche un po’ noi. Perché se fossimo capaci di trasformare commozioni passeggere in indignazione perenne beh, forse, vivremmo in un Paese più giusto.