SALARIO MINIMO ORARIO: ECCO LA VERITÀ

Di Tiziana Ciprini:

In questi giorni sul nostro disegno di legge per l’istituzione del salario minimo orario si sta diffondendo una narrazione catastrofista, per cui occorre fare chiarezza.

Anzitutto, chi continua a sostenere che approvando la nostra proposta ci sarà una fuga dai contratti collettivi nazionali o non l’ha capita, oppure mente sapendo di mentire. Il ddl afferma in modo chiaro che nessun lavoratore può guadagnare meno di quanto previsto dai CCNL più rappresentativi e, comunque, il salario stabilito dal contratto collettivo non potrà mai scendere sotto i 9 euro lordi all’ora: al tempo stesso, viene rafforzata la contrattazione collettiva “sana” e si contrastano i “contratti pirata” (quelli sottoscritti da organizzazioni sindacali scarsamente rappresentative) e il dumping salariale, quindi la concorrenza sleale.

E ancora: davvero un salario minimo a 9 euro, cifra da noi individuata come minimo tabellare sotto la quale nessun contratto dovrà più scendere, è il più elevato tra i Paesi Ocse? La risposta è no. Nel report “Minimum wages in 2019: Annual review, Eurofound”, l’agenzia dell’Ue costituita per contribuire a migliorare le condizioni di vita e lavoro in Europa, ha pubblicato le variazioni dei salari minimi nel 2019 rispetto al 2018: in #Germania, che ha approvato la legge per istituirlo già nel 2014, quest’anno il salario minimo si attesta a 9,19 euro all’ora, +3,96% rispetto agli 8,84 euro del 2018, stesso discorso in #Francia, dove si passa dai 9,88 euro all’ora dell’anno scorso a 10,03 euro; infine, si registrano incrementi anche in #Belgio (da 9,22 a 9,41 euro all’ora), #Irlanda (da 9,55 a 9,80 euro all’ora) e #Olanda (da 9,11 a 9,33 euro all’ora).

Infine: veramente l’istituzione del salario minimo avrà effetti negativi sull’economia? Anche in questo caso la risposta è no, poiché un aumento degli stipendi avrà effetti positivi sull’economia dato che ciò contribuirà a dare più potere d’acquisto a chi, per esempio, oggi vive con un reddito medio mensile di 520 euro, cioè 3,25 euro all’ora con un contratto da 40 ore settimanali.

Un recente rapporto della Fondazione Di Vittorio (Cgil) ha rilevato come in Italia, tra il 2010 e il 2017, i salari abbiano perso 1.000 euro di potere d’acquisto: se nove anni fa la retribuzione media in Italia era di 30.272 euro, nel 2017 questa è scesa a 29.214 euro. Insomma, l’opposto di quanto è avvenuto in Germania e Francia, dove nello stesso periodo i salari sono aumentati di 3.825 e 1.898 euro: sarà un caso che entrambi i Paesi abbiano istituito un salario minimo per legge?

Ovviamente, l’istituzione del salario minimo sarà accompagnata da un intervento per tagliare il cuneo fiscale che sarà inserito nella #leggediBilancio perché le piccole, medie e grandi imprese sono la spina dorsale di questo Paese e intendiamo tutelarle.

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FONTE : Tiziana Ciprini