SALARIO MINIMO ORARIO: DOPO ANNI DI IMMOBILISMO, ORA IL PD PROVA AD INTESTARSI LA NOSTRA STORICA BATTAGLIA

Di Tiziana Ciprini:

Dopo 5 anni al governo, passati attraverso la fallimentare #BuonaScuola e un Decreto #SalvaBanche che ha mandato in fumo i risparmi di centinaia di migliaia di cittadini, adesso il Pd, agita la bandiera del salario minimo orario provando addirittura ad intestarsi quella che è invece una storica battaglia del MoVimento 5 Stelle.

Ma non è distorcendo la realtà che si riscrive la storia, e la storia in questo caso dice che nella scorsa legislatura siamo stati proprio noi del #M5S a mettere per primi sul tavolo il tema del salario minimo orario a 9 euro lordi all’ora inserendolo nel disegno di legge sul #RedditodiCittadinanza già nel 2013 e l’anno successivo presentandolo anche come ddl autonomo.

Abbiamo combattuto per anni dentro e fuori dal Parlamento affinché le nostre proposte fossero discusse e approvate: non ce lo hanno permesso, perché hanno preferito togliere diritti ai cittadini con il #JobsAct e veder aumentare a dismisura il numero di persone in povertà assoluta. Come se non bastasse, il governo Renzi ha addirittura fatto scadere la delega al Jobs Act per introdurre, “eventualmente in via sperimentale”, un compenso minimo orario che, nel modo in cui era stato pensato, si riferiva a quei settori non regolati da contratti collettivi. Cosa ben diversa da ciò che invece prevede la nostra proposta, ripresentata all’inizio della XVIII legislatura e già incardinata in commissione #Lavoro al Senato, riferita a tutti i contratti di lavoro subordinato e para subordinato, comprese le collaborazioni coordinate e continuative etero-organizzate.

Se quasi il 12% dei lavoratori dipendenti oggi riceve un salario inferiore ai minimi contrattuali ed è costretto ad accettare una paga di 3 o 4 euro all’ora e ben 5,7 milioni di giovani rischiano di avere nel 2050 pensioni sotto la soglia di povertà, è proprio grazie del lassismo del Pd che ha cancellato dal suo vocabolario parole come dignità e Costituzione, ignorando quello che c’è scritto all’articolo 36, motore del nostro ddl: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

Perciò con che faccia adesso il Pd si erge a paladino dei diritti dei cittadini? Da questo partito non accettiamo lezioni, né ora, né mai.

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FONTE : Tiziana Ciprini

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