RIDURRE IL NUMERO DEI PARLAMENTARI SIGNIFICA RAFFORZARE LA DEMOCRAZIA

Un traguardo epocale è stato raggiunto alla Camera dei deputati l’8 ottobre 2019: l’approvazione   dalla legge costituzionale sul taglio di 345 Parlamentari. Questo atto, dal valore non solo simbolico, è il secondo tempo di una partita, cominciata nella precedente Legislatura, quando abbiamo difeso la Costituzione da un’alterazione di poteri che avrebbe avuto effetti nefasti sulla vita democratica del nostro Paese. Anche nel 2016 si volevano tagliare i parlamentari, ma la riduzione era parte della modifica del Senato che si sarebbe trasformato in una Camera dal potere non definito, potenzialmente conflittuale con altri organi costituzionali e pieno di politici che si sarebbero eletti tra di loro nei Consigli regionali, eliminando la libertà di scelta dei cittadini. Fortunatamente le nostre ragioni sono state comprese e l’assetto del nostro Stato salvaguardato.

Dopo il tempo della difesa, è arrivato quello del rinnovamento: consapevoli del fatto che la nostra Costituzione è rigida, ma non immutabile proprio per consentire i necessari ammodernamenti, stiamo procedendo con un programma di riforme in modo umile e rispettoso, senza mettere a repentaglio l’equilibrio dei poteri.

Con il taglio dei parlamentari passiamo dagli attuali 945 (630 deputati e 315 senatori) a 600 (400 deputati e 200 senatori).

I nostri detrattori evocano la crisi del Parlamento, l’accentramento dei poteri nelle mani di pochi, l’allontanamento della politica dai cittadini e l’assenza di un risparmio reale. Niente di tutto questo: avremo semplicemente un Parlamento meno numeroso, meno costoso e, soprattutto, più rappresentativo perché, finalmente, dimostriamo che dopo decenni in cui tutti i partiti hanno fatto propaganda su questo tema o provato a raggiungere tale obiettivo senza mai riuscirci, avendo la pretesa di stravolgere l’impianto costituzionale, è arrivato il momento in cui le leggi si approvano semplicemente perché sono buone. È la rivoluzione della normalità, quella che stiamo perseguendo da quando è nato il MoVimento 5 Stelle. Mi soffermo appena  sull’argomento dei costi perché quelli che dicono che non c’è un vero risparmio (500 milioni di euro a legislatura non sono pochi), li ritrovate quasi sempre tra i difensori dei trattamenti pensionistici privilegiati che abbiamo tagliato.

Un tema che si ricollega alla riduzione dei parlamentari è la rappresentanza dei territori: è fondamentale accompagnare il provvedimento con una legge elettorale che contenga delle clausole di salvaguardia per consentire a tutti i territori di avere le proprie istanze ben supportate

L’obiettivo del nostro programma di riforme costituzionali è quello di riavvicinare i cittadini alle istituzioni.

Infatti, oltre al taglio dei parlamentari, è in fase di discussione e approvazione la legge sul referendum propositivo, uno strumento che permetterà ai cittadini di incidere maggiormente nella vita pubblica, stabilendo le priorità di discussione delle leggi qualora venissero ignorate dalla politica. Un’altra questione oggetto dibattito è l’abbassamento dell’età minima per il voto a sedici anni: si tratta di dare un giusto riconoscimento a una generazione che paga gli errori del passato, ma che ha meno voce in capitolo nelle scelte decisive sul proprio futuro.

Nell’ambito dei lavori internazionali che mi vedono impegnato in qualità di Presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato, ho constatato come l’eco di alcuni scandali nella politica italiana abbiano contribuito a mettere in secondo piano le nostre eccellenze: è un bel passo in avanti suscitare l’attenzione dei colleghi per la capacità di cambiare in meglio le istituzioni.



Di Luca Frusone:

FONTE : Luca Frusone