Prostituzione giornalistica internazionale

Le fake news dei giornaloni sono ormai pane quotidiano. E non è certo una novità che i giornalisti italiani si prostituiscano alle lobby che gli pagano lo stipendio. Se la reputazione dei giornalisti italiani è a livello di criminali comuni, è proprio perché lasciano la deontologia sui banchi di scuola e per mangiare scendono in strada a battere sul mercato dell’informazione da terzo mondo che ci ritroviamo. Ma in queste ore sta vedendo fuori un quadro ancora più sconcertante. Alcuni noti giornalisti italiani avrebbero cioè smesso di vendersi sulle tangenziali di periferia e avrebbero cominciato a prostituirsi in un giro internazionale. Come quelle escort d’alto borgo che girano l’Europa a compiacere i mega magnati. Tipo Soros. Tipo quelli che solo perché sono pieni di grana di credono stocazzo. Si credono perfino in diritto d’influenzare la vita delle democrazie e dei popoli e di farlo dietro le quinte frequentando i potenti. Dicono di farlo per altruismo e per il bene dell’umanità, poi però passano sempre all’incasso. Un altro di quei mondi opachi che prima o poi dovranno essere chiamati col loro nome. E cioè mafia. Ebbene, pare che nell’harem di Soros ci fossero anche giornalisti italiani mentre altre sopraffine penne italiche fossero pagate in sterline. Soldi in cambio non tanto delle loro lagne che può scrivere chiunque, quanto in cambio della loro posizione strategica e della residua credibilità delle loro testate. Le mignotte, si sa, lo fanno per soldi non certo per la gloria. Come il loro pappone del resto. Ma il movente di questo giro di prostituzione giornalistica internazionale sembra avesse connotati ideologici ben più agghiaccianti. Soros e fondi stranieri pagano cioè i giornalisti italiani non tanto per colpire l’odiato governo gialloverde, non tanto per impedire che la volontà popolare emersa nelle urne faccia il suo corso. Questo la stampa italiana al soldo delle vecchie caste lo sta facendo dal 4 marzo sera. Non aveva certo bisogno di papponi d’oltralpe. No. Soros e fondi stranieri pagano giornalisti italiani per una ragione ideologica “sorosiana” più vasta. E cioè per spargere panico sui mercati finanziari in modo da far salire lo spread e con esso le pressioni sull’odiato governo gialloverde e questo allo scopo di ristabilire il primato della finanza globale sui popoli, il primato della finanza globale sulle democrazie nazionali. Il primato di gentaglia come Soros sul cittadino comune e perfino su milioni di essi. Questo è il punto spaventoso che emerge. Il movente antidemocratico, eversivo ed ideologicamente sconcio che ha generato questo giro di prostituzione giornalistica internazionale. Altro che qualche fake news quotidiana, altro che becera faziosità di qualche giornalone ormai scivolato nel ridicolo, siamo di fronte ad una vera emergenza democratica. È infatti inaccettabile che un popolo sovrano debba subire i giochi sporchi di un pappone come Soros. È inaccettabile che la stampa si metta al servizio di magnati e lobby invece che della verità e del cittadino. Ed è davvero inaccettabile che la finanza globale s’imponga sulla democrazia. Questa vicenda conferma il salto di paradigma in atto. L’era gialloverde sta rimettendo la volontà popolare al centro della scena politica. Ora tocca al mondo giornalistico che va resettato in nome di una vera libertà di stampa. Mignotte e papponi, ipocriti e cagasotto, devono capire che il loro tempo sta per scadere. Devono trovare il coraggio di alzare la testa e denunciare, devono rompere il muro di omertà che copre le redazioni e sposare il vento di rinascita populista che sta soffiando in tutta Europa. Che lo facciano in nome della libertà e della democrazia. Che lo facciano per dignità personale. Solo così ci sarà posto anche per loro nella democrazia sana di domani.

Tommaso Merlo

http://www.tommasomerlo.com

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