Privatizzazione ATAC fallito un altro assalto alla diligenza

di Michele Pizzolato:

Un altro giorno felice. Ci sono i sondaggi che cambiano in funzione della agenda politica, dei temi che “bucano il video”. E poi ci sono segnali, veri, di come stia cambiando in profondità l’orientamento degli italiani. Ultima evidenza il referendum in materia di privatizzazione ATAC.

Da una parte PD e FI, la vecchia classe politica, assieme ai radicali; a cercare un successo politico, schierandosi per la privatizzazione, la liberalizzazione. La solita minestra stantia del neo liberismo bocconiano ed efficientista del partito della nazione. Dall’altra la nuova classe politica, M5S in particolare, a difesa di beni e servizi pubblici.

Se questo referendum si fosse svolto negli anni 90, dopo il martellamento neo liberista (stato cattivo – mercato buono), non avrebbe avuto storia: avrebbe stravinto il SI. Dopo una crisi terribile causata dalla deregolamentazione dei mercati e dalle privatizzazioni selvagge, le persone, i cittadini:
– non credono più AFFATTO alle virtù salvifiche dei mercati, non credono più alle balle che ci hanno propinato per decenni sulla presunta efficienza dei mercati spacciata per tagliare la spesa, mettere in difficoltà il settore pubblico e “regalare” ai privati beni e servizi;
– hanno maturato una coscienza politica che si traduce in voti ai movimenti che incarnano le loro opinioni. La protesta silenziosa si è trasformata in voto.

Il tutto dopo mesi e mesi di martellante campagna contro la giunta del M5S e la Raggi, con media e giornali che scoprono i disastri di trasporti e viabilità di Roma, ora, dopo decenni di collateralismo alle politiche che li hanno provocati, quelle dei festival del cinema, e non di strade e servizi. Il risultato: 16,3% di affluenza con un SI al 75%, 12% di elettori vogliono ATAC privata, è un segnale di cambio strutturale della politica interessantissimo ed eccellente.

E cosi’ Fallisce miseramente il referendum Atac perché i cittadini hanno capito la verità. Altro che efficienza, volevano prendersi i soldi della partecipata, svendere ai francesi la Roma Lido e dare una spallata alla Raggi. Rispetto per tutti i votanti, ma i beni comuni non si svendono, si fanno funzionare

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