Presidente INPS: con il Reddito di Cittadinanza tasso di povertà diminuito del 60%

di seguito l’intervista di Pasquale Tridico, Presidente dell’Inps a “L’Economia”


1) Il Reddito di Cittadinanza sta funzionando come misura per aiutare le persone povere a sostenersi in qualche modo ed era giusto istituirlo in Italia, unico Paese occidentale con la Grecia  privo finora di un sussidio per i meno abbienti. A fine novembre in quanti lo percepiscono concretamente in Italia, e in particolare al Sud, e quale e’ la media delle somme erogate nel Mezzogiorno?

Il Reddito di cittadinanza è sia uno strumento di contrasto della povertà, sia uno strumento di inclusione sociale e politica attiva del lavoro. Voglio sottolineare la duplice funzione del contrasto alla povertà: portare le entrate della famiglia almeno alla soglia di povertà come un dovere etico, ma anche ridare dignità alle persone e permettere di mettersi seriamente sul mercato del lavoro. Mi consenta anche di rilevare lo splendido lavoro fatto dall’Inps, senza timore di sembrare autoreferenziale perché in gran parte si tratta di un lavoro impostato prima del mio arrivo: l’Istituto è stato in grado di accettare le domande di Reddito di Cittadinanza in poco più di un mese dalla pubblicazione del Decreto Legge istitutivo e di liquidare prontamente le prestazioni. Un milione e mezzo di domande e un milione di prestazioni senza problemi: una grande prova di efficienza organizzativa, ma anche di servizio al Paese, o meglio alla parte più debole del Paese.
Riguardo ai dati: 1.580.000 domande, di cui 880mila (ossia il 56%) da Sud ed Isole. Sono state accolte 1.022.000 domande; di queste sono state accolte nel Mezzogiorno 617mila, da cui vanno sottratte 25mila prestazioni decadute, per cui a novembre risultano in pagamento 592mila prestazioni (di cui 532mila Rdc e 60mila Pdc). La misura coinvolge 2.368.000 persone, di cui 1.533.000 in Sud ed Isole. L’importo medio mensile varia anche in funzione del proprio reddito familiare: mediamente vengono erogati 520 euro per il Reddito di cittadinanza e 215 euro per la Pensione di cittadinanza, al Mezzogiorno rispettivamente 548 e 228.

2)In tanti la definiscono la solita misura assistenziale per aiutare il Sud. Come risponde a quanti dimenticano che in un Paese duale come il nostro la povertà è maggiormente concentrata proprio nelle aree meridionali e soprattutto nelle grandi metropoli come Napoli e Palermo, ma anche, come emerge dai dati INPS, in città di medie dimensioni come Caserta?

Dagli studi elaborati dall’Istituto, emerge chiaramente una correlazione fra tasso di diffusione Rdc, da un lato, e tasso di povertà relativa e tasso di disoccupazione dall’altro: laddove il tasso di povertà assoluta e la disoccupazione sono più alte, come in Campania, Sicilia, Calabria, la diffusione del RdC è maggiore (I due grafici di seguito chiaramente lo dimostrano). Tuttavia, vorrei ricordare che città come Milano, Roma, Torino, si collocano subito dopo alle grandi città del Sud per diffusione di Rdc. L’impatto che abbiamo calcolato del RdC su povertà, dopo solo sei mesi di introduzione, è di una riduzione forte dell’intensità della povertà, di circa -8%, una riduzione di circa -1.5% dell’indice di Gini, cioè della disuguaglianza, e di circa -60% del tasso di povertà. Questi dati sono straordinari.

3)Quanti sono i percettori del Reddito di Cittadinanza che, a fronte dell’assegno,  svolgono lavori di pubblica utilità nel Mezzogiorno?

Il ministero del Lavoro ha da poco varato il Decreto che riguarda il coinvolgimento dei beneficiari in lavoro di utilità per la comunità. Su questo è quindi ancora presto avere dei dati, che dipenderanno anche molto dalla capacità dei comuni di elaborare progetti.

4)Alla luce dell’esperienza concreta non ritiene che il RdC abbia invece fallito come misura per accompagnare soprattutto i giovani al lavoro? E non sarebbe invece meglio costruire politiche attive del lavoro, sul modello dei paesi europei, mixandole con un’adeguata formazione finalizzata alle nuove forme di occupazione?

Il lavoro si crea con gli investimenti, pubblici e privati. Le politiche attive del lavoro lubrificano, ed anche il RdC facilitano l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro, ma esse non creano il lavoro, non creano vacancy. In ogni caso, nel Decreto istitutivo del RdC sono previste politiche attive importanti per chi può lavorare, come il Patto per il lavoro, il Patto di Formazione e gli incentivi alle imprese per assumere beneficiari di RdC, e per la prima volta dopo decenni c’è un investimento importante, di circa 1 miliardo, sugli uffici per l’impiego, e l’assunzione di circa 11 mila nuovi operatori nel prossimo biennio, per i quali le regioni stanno già varando bandi.

5)Quale e’ il suo parere sulla proposta avanzata dalla Svimez di trasformare il Reddito di Cittadinanza da misura basata esclusivamente su una erogazione puramente monetaria a misura che offra anche servizi di supporto alle famiglie, soprattutto in un territorio, quello meridionale, dove spesso mancano i più elementari diritti di cittadinanza?

Il RdC è una misura di reddito minimo. Nella letteratura economica, il reddito minimo, è innanzitutto una misura monetaria, garantita, calibrata su un paniere che si avvicina a soglie di povertà. Anche nel nostro paese, il Rdc mira a portare almeno alla soglia di povertà assoluta il reddito delle famiglie italiane; la ritengo pertanto una misura di civiltà che dà alle famiglie un minimo di “agibilità sociale”. La necessità di migliorare servizi pubblici, soprattutto nel Sud, investire su sostegno all’infanzia, alla famiglia, a infrastrutture e al contrasto alla non autosufficienza è certamente una priorità che ogni buon governo deve continuare a porsi. Ma la dignità che deriva dall’inserimento di un reddito minimo non può essere sostituita pienamente da servizi. Ad esempio, ricevo continuamente lettere di beneficiari che mi raccontano di aver portato per la prima volta il proprio nipote a mangiare una pizza o a comprare un giornalino, casi reali. Questo è straordinario.

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