Porto di Taranto: prima di tutto il lavoro

Di Rosa D’Amato – Portavoce M5s nel Parlamento EU:

I lavoratori, prima di ogni altra cosa. Occorre estendere il tempo della loro tutela e intanto auspicare il rapido reimpiego nel porto di Taranto. 
Si tratta di 500 persone, 500 famiglie

Il Decreto-Legge 243/2016, modificato in Legge 18/2017, prevede all’articolo 4 la creazione di una Agenzia per la somministrazione del lavoro in porto e per la riqualificazione professionale (transhipment).
Questa norma ha consentito la costituzione della Taranto Port Workers Agency per sostenere l’occupazione, accompagnare i processi di riconversione industriale dell’infrastruttura portuale ed evitare grave pregiudizio all’operatività e all’efficienza portuale, per un periodo massimo non superiore a trentasei mesi, a partire dal gennaio 2017.
In questa agenzia sono confluiti gli ex lavoratori della TCT, circa 500 dipendenti, attualmente percettori dell’IMA (indennità di mancato avviamento), misura avviata nel 2017 e che vedrà la propria scadenza nel 2020. Nel 2017 le somme relative alla platea di lavoratori tarantini non sono state distribuite, in quanto i dipendenti ex TCT erano già destinatari delle somme relative alla CIGS. 
È necessario prorogare la scadenza dell’IMA, allineandola ai tempi di ripartenza delle attività portuali, attraverso una modifica legislativa che rimetta a bilancio nel 2020, per le stesse motivazioni e per gli stessi beneficiari, i fondi non percepiti nel 2017 ed ancora giacenti nel fondo. Sono certa che il Governo tutelerà i circa 500 ex dipendenti TCT sino a quando non saranno riassunti da Yilport, nuovo concessionario del terminal jonico, così come previsto dall’art. 17 della 84/94.



FONTE : Rosa D’Amato – Portavoce M5s nel Parlamento EU