Polizia Locale Roma. Lettera del Comandante a Il Messaggero

Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale

Lettera del Comandante Di Maggio in risposta all’editoriale del Dott. Ajello pubblicato sul quotidiano “Il Messaggero” del 21 novembre 2018

Gentile Dott. Ajello,

l’editoriale pubblicato oggi a Sua firma sulle pagine del Messaggero, dal titolo “Guerra delle ruspe. Nel teatro Capitale anche la legalità diventa grande show”, appare non solo fuori luogo, ma potrebbe interpretarsi come un ridicolo, oltreché offensivo, tentativo di notorietà, basato su considerazioni personali, che nulla hanno a che vedere con la mission dell’intervento, che ha visto impegnata in prima linea la Polizia Locale di Roma Capitale.
Lo spirito con cui ha affrontato la tematica va a colpire un intero settore che ogni giorno si dedica alla città con tutte le forze e gli strumenti che ha a disposizione. Un Corpo fatto di uomini e donne che lavorano assiduamente e presidiano la zona interessata dallo sgombero da ore, senza sosta, rischiando la loro incolumità personale, per riportare legalità in un quadrante della Capitale.
Al di là delle fattezze estetiche e del peso corporeo, nel corso di blitz di questo genere servono preparazione, competenza, coraggio, operatività, capacità di mediazione e tante altre belle caratteristiche a cui evidentemente non ha pensato.
Non serve “Rambo” per portare a termine un intervento di questa portata, ma spirito di Corpo (non fisico), comunione di intenti, sacrificio, determinazione e motivazione. Strumentale appare il richiamo a mancati sgomberi nel resto della città dove, quale organo esecutore, interveniamo quotidianamente. Un impegno che porteremo avanti anche nei prossimi mesi.
Ho la convinzione che alla base di qualsiasi lavoro svolto ci debba essere rispetto, anche e soprattutto per la professionalità altrui e resto basito dai toni utilizzati da un giornalista del Messaggero, testata con la quale sembrava esserci sempre stata collaborazione.
Spero vivamente si tratti di una spiacevole parentesi e auspico che i rapporti possano tornare ad essere pacati, civili e consoni.

Cordialmente

Antonio Di Maggio