Pestaggi mediatici e volontà popolare

Vedere un politico aggredito violentemente in televisione da qualche vecchio ubriacone o da qualche collerico rimbambito, non è da paese civile. Sono scene diseducative e imbarazzanti da televisione spazzatura che non dovrebbero essere permesse. Giornalisti che organizzano certi squallidi pestaggi mediatici andrebbero radiati anche perché lo fanno apposta. Sanno benissimo chi invitano in studio e spesso sono loro a provocare le risse. Quando poi scoppiano lasciano fare con un vile sorrisino in faccia. Godono nel vedere un politico che odiano pestato pubblicamente e sperano che la violenza porti audience. Perché alla fine per loro contano i numeri, non certo la qualità. Perché alla fine per loro conta far politica, non certo informazione. Strascichi di marciume giornalistico da vecchio regime che ancora infestano i palinsesti italiani e che mostrano il modo di ragionare che ha portato alla rovina il vecchio regime. Certi squallidi pestaggi mediatici mostrano il disprezzo che le vecchie caste hanno sempre avuto verso il popolo, verso i cittadini. Il disprezzo verso la loro intelligenza, il disprezzo verso la loro capacità di giudizio, il disprezzo verso le loro opinioni e sentimenti. Secondo le vecchie caste i cittadini gialloverdi sono pericolosi fascisti o imbecilli che si sono fatti ingannare o idioti che non capiscono come stanno davvero le cose e vanno quindi educati e spinti a cambiare idea e magari tornare a votare Pd o Forza Italia o Comunisti col Rolex. Peccato che finora il governo gialloverde stia semplicemente realizzando quanto promesso ai cittadini. E questa si chiama democrazia. Ed è questo il punto. Pestaggio mediatico dopo pestaggio, le vecchie caste stanno dimostrando di non essere democratiche. Di fregarsene della volontà popolare e di voler imporre la propria volontà su quella dei cittadini. Cosa che in effetti hanno sempre fatto. In passato prendevano i voti poi facevano quello che volevano. Prendevano i voti poi manipolavano l’opinione pubblica a piacimento con la complicità dei salotti televisivi che riempivano di agnelli o di lupi a seconda del bisogno. È quella la loro idea malsana di democrazia. E oggi che sono stati scalzati, la rimpiangono. Politicanti falliti e arroganti fino al midollo, giornalai rintronati con la bava alla bocca, commentatori straccioni evergreen senza un bruciolo di credibilità che si trascinano da decenni davanti alle telecamere a parlare a vanvera e che per l’età avanzata e la frustrazione per un mondo che va da tutt’altra parte si lasciano andare in penose crisi isteriche e vaneggiano idiozie e mentono con la stessa facilità con cui respirano mentre fuori dai loro salotti imperversa un cambiamento che non capiscono e quindi rigettano perché il loro ego malconcio non contempla la resa e perché alla fine lontani dalle telecamere sono ben poca cosa. Il punto è molto semplice. Se il governo gialloverde rubasse, se mentisse di continuo, se facesse affari occulti con le lobby o con le mafie e le massonerie, se fosse schierato coi ricchi e coi disonesti, se avesse fatto disastri o quant’altro, sarebbe comprensibile una continua e micidiale campagna mediatica avversa e persino una certa aggressività verso il governo. Ma quelle porcherie le hanno fatte per decenni i governi precedenti. E le hanno fatte con la complicità e l’applauso dei picchiatori e dei predicatori da strapazzo che ancora infestano gli studi televisivi scagliandosi contro i gialloverdi. Un’assurda ipocrisia. Uno spettacolo indegno. Che se ne facciano una ragione e si levino dai piedi. Nella democrazia italiana è tornata a comandare la volontà popolare.

Tommaso Merlo

http://www.tommasomerlo.com

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