PERCHÈ AIUTARE I PICCOLI PESCATORI NON SIGNIFICA DISTRUGGERE IL MARE

In questi giorni, alcune associazioni ambientaliste hanno polemizzato sulla decisione del Parlamento europeo di ripristinare i sussidi ai pescatori per la riqualificazione dei loro #pescherecci. Secondo tali organizzazioni, in questo modo si distruggerebbe l’ecosistema marino perché si favorirebbe la pesca eccessiva. Si tratta di un’accusa che non condivido. Innanzitutto, va premesso che abbiamo sostenuto questi sussidi perché mirati ai piccoli pescherecci obsoleti. Come detto più volte, la pesca artigianale è il primo baluardo di sostenibilità dei nostri mari. La flotta artigianale, nel Mediterraneo, pur costituendo il 72% del totale e il 51% dell’occupazione, rappresenta soltanto il 22% del valore del pescato. 

👉 L’accusa di favorire la sovrapesca quindi non regge. Inoltre, va ricordato che il nuovo Regolamento controlli introdurrà l’obbligo di installare a bordo delle barche dei nuovi dispositivi tecnologici. Questi serviranno a monitorare meglio le attività di pesca e a prevenire fenomeni di illegalità, a danno proprio dell’ecosistema. Ma per installarli, i costi sono elevati e i piccoli pescatori non riuscirebbero a sostenere le spese senza l’aiuto del Feamp, il fondo Ue per la pesca. A oggi, la flotta artigianale riceve soltanto il 18,4% delle risorse. Bisogna fare di più.

👉 Altro punto: riqualificare significa avere pescherecci più sicuri per i lavoratori e meno inquinanti. L’attuale parco italiano di piccole imbarcazioni è vecchio di 30 anni. È ora che si rinnovi. 

👉 Infine, un argomento che spesso, quando parliamo di protezione del Mediterraneo, dimentichiamo: nonostante i paletti imposti in questi anni ai nostri pescatori, la pressione sugli stock mediterranei rimane elevata, seppur in miglioramento. Come si legge nella Relazione economica sulla pesca 2019, “mentre la capacità di pesca è stata bloccata o ridotta nei Paesi dell’Ue dalla metà degli anni ’90, la tendenza nei Paesi extracomunitari del Mediterraneo sta probabilmente seguendo un modello diverso e in alcune aree è probabile che si verifichi un aumento dello sforzo e della capacità”. 

A cosa servono i continui sacrifici che chiediamo ai nostri pescatori, se poi le flotte di altri Paesi non fanno altrettanto, anzi intensificano lo sforzo di pesca? Che senso ha ridurre il pescato a Km0, tra l’altro ottenuto con pratiche sempre più sostenibili, se poi siamo costretti ad aumentare la quota di prodotti ittici importati dall’altra sponda del Mediterraneo, dove gli standard ambientali sono decisamente più bassi? E’ chiaro che la battaglia per la protezione dei nostri mari deve avere una dimensione internazionale che faccia leva anche sugli accordi commerciali con i Paesi terzi. E’ quello che ho chiesto di recente alla Commissione europea. 

E mi piacerebbe che su questo, come su altre questioni in passato, le organizzazioni ambientaliste possano essere al nostro fianco.

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Per comprendere le difficoltà dei pescatori bisogna viverle. Vi segnalo questo breve video in cui imbarcandomi con loro ho potuto constatare il loro impegno e la difficoltà nel rispettare le regole differenziando e smistando tutto a bordo: 

Eccolo 🎥 http://bit.ly/2QoyT3x



Di Rosa D’Amato – Portavoce M5s nel Parlamento EU:

FONTE : Rosa D’Amato – Portavoce M5s nel Parlamento EU