NOVARA, M5S: TUTTO QUELLO CHE C’E’ DA SAPERE SUL NUOVO OSPEDALE DI NOVARA

Di MoVimento 5 Stelle Piemonte:

Per l’Assessore alla Sanità del Piemonte, Antonino Saitta, a Novara,  Torino e a Roma Il MoVimento 5 Stelle lavorerebbe per bloccare il progetto del nuovo ospedale dell’AOU Maggiore della Carità di Novara. Una bella accusa senza fondamenti.

Non siamo tra i “cantori a prescindere” delle lodi del progetto. Abbiamo letto i documenti, studiato le carte, verificato le affermazioni e messo in luce le criticità, le carenze ed i rischi come nel caso dell’Ospedale di Novara.

Mettere la polvere sotto il tappeto o la testa sotto terra è un atteggiamento destinato a procurare danni ai novaresi, anche dopo che tutti Saitta ed i Minola di turno saranno passati.

Al netto di detta situazione, esporremo ancora una volta alcune considerazioni che hanno l’obiettivo di migliorare il progetto per intervenire ora, prima che ulteriori danni siano cagionati ai novaresi da parte di chi loda a prescindere.

1) Un nuovo ospedale verrà realizzato sulla base di una progettazione vecchia di 10 anni.

Del nuovo ospedale di Novara si parla da molto tempo. Serve ricordare che il progetto preliminare redatto dall’architetto Gregotti è stato completato e consegnato all’AOU nel 2009, ormai 10 anni fa. La citazione è importante perché quegli elaborati sono stati di recente ritenuti coerenti con i requisiti previsti per il progetto di fattibilità tecnica economica, sulla base del quale è possibile indire la gara per l’aggiudicazione della concessione relativa alla progettazione e realizzazione del nuovo ospedale, come sono intenzionati a fare a Novara.

Ora, senza nulla togliere alla lungimiranza dell’illustre Architetto, è difficile pensare che i 10 anni trascorsi dal suo preliminare siano passati senza lasciare traccia. Si tratta di un lasso di tempo piuttosto ampio che potrebbe aver cambiato le necessità funzionali ed operative della struttura, tacendo dei materiali, delle tecnologie da applicare e dei costi di costruzione del nuovo ospedale.

Che le cose stiano così come vogliono farci credere la Regione Piemonte e l’AOU di Novara non è facile da bersi.  Nel corso di un dibattito a Torino sull’edilizia sanitaria, pochi giorni fa, il professor Salizzoni ha affermato che il centro trapianti delle Molinette di Torino, da lui ha diretto per molti anni, pur essendo stato messo a nuovo da poco, è ora completamente da rifare perché la struttura edilizia che lo contiene è del tutto inadeguata ad ospitare le nuove tecnologie, senza le quali l’eccellenza di quel centro è destinata a venir meno, molto rapidamente.

Sulla base di questa considerazione e di altre che si potrebbero addurre, mi risulta davvero difficile capire come, a distanza di pochi chilometri, un progetto redatto a Novara 10 anni, venga considerato ancora adeguato alle necessità di oggi.

Se i pareri dell’AOU di Novara si dovessero dimostrare inadeguate, come già successo ancora di recente su un importante appalto per la manutenzione delle tecnologie elettromedicali, non vediamo bene il futuro del nuovo ospedale, in relazione sia ai tempi sia ai costi di realizzazione, destinati a dilatarsi in modo consistente.

2) Il Partenariato Pubblico Privato (PPP) per finanziare l’opera?

Sono talmente tanti ormai gli esegeti del PPP che anche in questo caso il ricorso al Partenariato Pubblico Privato viene dato per scontato. Questa modalità di finanziamento viene spacciata come l’unica possibilità a cui ricorrere per finanziare la realizzazione della nuova opera, senza esplorare altre possibilità che pur esistono e senza nemmeno verificare la congruità deii presupposti su cui è stato costruito il PPP del progetto di Novara.

Il procedimento seguito dall’AOU è molto semplice: esistono vincoli alla finanza pubblica che impediscono di finanziare l’opera ricorrendo ad un mutuo tradizionale, dunque il nuovo ospedale di Novara si finanzia ricorrendo al Partenariato, facendo intendere anche se ciò non è vero, che il PPP sia l’unica  modalità applicabile. Ma si tratta di una conclusione errata. Nessun tipo di istruttoria è stata fatta relativamente alle alternative che pur esistono.

Non siamo esperti del settore, ma basta leggere con qualche attenzione anche solo gli atti di Novara per capire, proprio sulla base di quanto è scritto che almeno una possibile alternativa al PPP esiste, come spieghiamo di seguito.

La procedura del PPP prevede che dopo la gara per l’affidamento della concessione, il Concessionario costituisca una società di scopo, un SPV – Special Purpose Vehicol, che a tutti gli effetti subentrerà nella gestione del contratto e, fatto importante, sarà questo il soggetto che indebitandosi, procurerà le risorse necessarie a realizzare l’investimento privato nel progetto.

La previsione dell’SPV ed il ruolo che avrà nella strutturazione dell’operazione finanziaria, ha un costo previsto di 20.480.000 euro. Tenuto conto che il finanziamento privato  nel progetto ammonta a 219.640.000 euro, ne consegue che da sola, questa previsione, costerà all’AOU il 9,24% dell’investimento privato.

Se, come nel caso di Novara, nessuno farò una piega davanti all’ipotesi che il nuovo ospedale venga realizzato da una società di scopo, significa che lo stesso mestiere può essere svolto da un veicolo societario pubblico, nato con questo stesso scopo che ricevendo gli asset patrimoniali dell’AOU, di poco inferiori a 200 milioni di euro, può reperire sul mercato finanziario tutto quanto serve a realizzare l’opera, senza indebitare l’AOU.

Successivamente la società pubblica di scopo potrebbe recuperare l’investimento effettuato in virtù della corresponsione dei canoni annuali, senza pesare sul bilancio dell’AOU, come avviene con la società di scopo privata. Con almeno una rilevante differenza tra le altre.

Costituire una società pubblica, come quella a cui abbiamo accennato, costa poco più di 1.000 euro: è sufficiente recarsi alla CCIA per averne conferma e non oltre 20 milioni di euro, come previsto dal PPP dell’ospedale di Novara.

Tra l’altro, da nessuna parte è detto negli atti che abbiamo potuto consultare, come e perché la strutturazione dell’operazione nel PPP deve costare 20 milioni, come hanno previsto che sia, e non 10 o non 5 o ancor meno. La cosiddetta strutturazione finanziaria dell’operazione non aggiunge nessun valore al progetto. Si tratta di un costo a tutto vantaggio del sistema bancario che supporterà l’operazione e che potrebbe essere contenuto agendo diversamente. Un soggetto pubblico non ha nessuna necessità di garantire alla banca la propria solvibilità attraverso la sottoscrizione di contratti assicurativi particolarmente onerosi.

Un altro aspetto su cui serve richiamare l’attenzione riguarda il rendimento riconosciuto all’investimento del privato nel progetto.

Sul finire del 2018 la Regione Piemonte ha rinegoziato con alcuni importanti istituti bancari, circa 500 milioni di euro di mutui trentennali. Nel presentare al Consiglio Regionale l’operazione l’Assessore regionale al Bilancio Reschigna ha precisato che i tassi ottenuti con quella operazione erano del 1,35% annuo, molto vantaggiosi.

Sulla base di questo, è ragionevole pensare che una società pubblica, fatta oggi da Regione ed Azienda Sanitaria Ospedaliera di Novara, a distanza di pochi mesi dalla fine del 2018, potrebbe spuntare grosso modo le stesse condizioni di allora (1,35%), o poco più, e non il 7%, come a Novara prevedono di remunerare l’investimento privato.

Con tutta probabilità ci sono anche altre soluzioni che si possono applicare, ma come detto questo non è il nostro mestiere. In questa sede ci interessava semplicemente dimostrare che, differentemente da quanto sostengono a Novara, il ricorso al PPP non è l’unica soluzione per finanziare la realizzazione del nuovo ospedale. Inoltre, va detto che nel caso in cui si scelga il PPP i costi non bisogna subirli come ci pare stia avvenendo a Novara, ma serve negoziarli.

Per l’Assessore Saitta è tutto a posto. Anche se si remunera con il 7% ciò che si può ottenere con molto meno. Il problema non sono i conti che vengono fatti utilizzando un foglio elettronico che non sbaglia le operazione aritmetiche, la questione è data dagli assunti sulla base dei quali si fanno i conti.

Noi non siamo contro il PPP, ci preoccupa l’utilizzo che viene fatto di questo tipo di contratto quando ci si mette nelle mani dei privati, senza nemmeno provare a salvaguardare l’interesse pubblico, come dovrebbero fare tutti coloro che ricoprono cariche pubbliche.


2.a) L’ammortamento del bene realizzato.

L’AOU diverrà proprietaria della nuova opera solo dopo la corresponsione dell’ultimo canone di disponibilità che avverrà al termine della concessione prevista in 26 anni. Fino ad allora la proprietà sarà del Concessionario che per questo motivo avrà titolo ad applicare l’ammortamento del bene.

Di questo vantaggio economico per il Concessionario non c’è traccia da nessuna parte. Va detto che l’applicazione dell’ammortamento avviene riducendo l’imponibile IRAP, la tassa regionale che finanzia proprio il servizio sanitario.

Ma della questione relativa all’ammortamento non c’è traccia nei documenti.

2.b) I servizi affidati in aggiunta alla realizzazione e alla gestione del manufatto.

Con tutta probabilità, a Novara, come in quasi tutti i progetti di Partenariato, dovranno aver pensato che remunerare al 7% l’investimento privato nella operazione, rispetto ad un costo del denaro del 1,35%, sarebbe potuto essere poco allettante e per questa ragione hanno previsto di affidare al Concessionario anche l’esecuzione di servizi aggiuntivi (pulizie, gestione calore, manutenzione del verde) per un valore annuo di 5.650.000 euro, fisso per tutta la durata della concessione.

Ora, così facendo l’AOU di Novara rinuncia a beneficiare dei ribassi che potrebbe ottenere mettendo a gara i servizi affidati. Sulla base di quanto riportano gli osservatori sugli appalti pubblici, compreso quello della Regione Piemonte, i ribassi ottenuti nelle gare per servizi dello stesso tipo, espletate negli ultimi anni, sono compresi tra il 25 e il 35%.

Stimando, in modo cautelativo, il ribasso ottenibile pari al 30%, la spesa per i servizi di cui trattasi potrebbe passare dalla previsione di costo annuale di 5.650.000 euro a 3.955.000, con un risparmio di 1.695.000 euro all’anno.

2.c) Il regime della manutenzione straordinaria dell’opera.

Come detto in altra parte, il Concessionario manterrà la titolarità dell’ospedale fino alla fine della concessione. Infatti, l’AOU subentrerà solo dopo aver corrisposto l’ultimo dei 26 canoni di disponibilità previsti.

Il fatto che il Concessionario sia l’unico titolato ad intervenire sul bene per tutta la durata della concessione non è privo di significato per quanto riguarda la manutenzione del bene stesso.

La concessione prevede che nel canone di disponibilità sia compresa la manutenzione necessaria a mantenere nel tempo le funzionalità iniziali del bene. Per intenderci, nel caso di un ascensore il Concessionario dovrà garantire con la manutenzione a suo carico che l’impianto sia disponibile e funzionante per tutto il tempo. Lo stesso concessionario, dovrà però farsi carico anche dell’intervento straordinario di sostituzione delle funi di trazione perché si tratta di un intervento finalizzato a mantenere le funzionalità dell’impianto, come previste inizialmente.

Noi però vogliamo richiamare l’attenzione su tutti gli interventi, quelli di tipo adeguativo, non compresi nel canone di disponibilità, che in un arco di tempo ampio come quello della concessione, si renderanno necessari.

Di recente, in occasione di un dibattito pubblico sull’edilizia sanitaria, il prof. Salizzoni, ha sottolineato che il centro trapianti delle Molinette di Torino, da lui diretto per molti anni, fatto nuovo 12 anni fa, è ora del tutto inadeguato perché non si possono più installare le nuove macchine, indispensabili a garantire l’eccellenza del centro.

Sulla base di questa dichiarazione ne consegue che ci sono parti importanti di un ospedale, quelle  a più elevata complessità ed onerosità che, come nel caso di Novara,  dovranno essere rinnovate due volte.

Si tratta di interventi adeguativi che per necessità cambiano le funzioni inizialmente previste e che per questo dovranno essere remunerate a parte perché non comprese tra gli interventi manutentivi compresi nel canone di disponibilità.

Considerato il regime proprietario accennato, anche in questo caso, l’unico soggetto avente titolo ad intervenire per eseguire le opere che necessiteranno sarà il Concessionario che farà valere, come sempre avviene in questi casi,  il regime di monopolio nel quale opererà.

Non è il nostro mestiere e sarebbe presuntuoso da parte tentare noi una qualunque stima di questi costi. Ci limitiamo però a richiamare quanto già detto a proposito del fatto che la mancata concorrenza fa aumentare i costi di circa il 30% dei servizi offerti alla pubblica amministrazione.

Quando si propone il PPP bisognerebbe, per onestà, esporre anche questi costi e negoziarli nel momento in cui si definisce la convenzione destinata a regolare i rapporti con il Concessionario. Spiace sottolineare che di tutto questo non c’è traccia nei documenti di Novara.

2.d) L’illiquidità.

C’è una singolarità che non può non essere richiamata in questa sede, a proposito dei costi del partenariato che ha sorpreso vederla riconosciuta in un caso come quello del PPP di Novara che prevede la corresponsione del canone di disponibilità, da parte dell’AOU.

Ci riferiamo alla cosiddetta illiquidità che può essere descritta come “… la condizione in cui può trovarsi una impresa quando debba far fronte a pagamenti prima ancora che i flussi di cassa generati dalle attività svolte abbiano prodotto a pieno i loro effetti”.

Quando si determina una situazione di questo tipo l’impresa è costretta a ricorre al credito che ha un costo. E’ questa la ragione per cui si riconosce al Concessionario, la cosiddetta illiquidità, quando ricorrono le circostanze richiamate.

Nel caso di Novara però è una condizione o un rischio che non si porrà. Il PPP di Novara prevede la corresponsione di un canone annuale di disponibilità il cui importo sarà offerto dallo stesso Concessionario in sede di gara e che l’AOU si impegna a corrispondere per evitare l’applicazione delle penali previste.

Stando così le cose, ci ha sorpreso il fatto che a Novara sia contabilizzata l’illiquidità in modo da concorrere significativamente alla determinazione degli alti costi del PPP previsto. Quando, nel corso della recente presentazione del progetto del nuovo ospedale, svolta nel teatro Coccia della Città, con aria di rimprovero, abbiamo chiesto conto al consulente di Ernest & Youn di questa singolare scelta, con tutta tranquillità ci è stato risposto anche a difesa della sua professionalità, che non si è trattato di una scelta sua ma di uno specifico input ricevuto.

In altre parole l’illiquidità contabilizzata a Novara non è opera dei consulenti, si tratta di una indicazione fornita. Siccome l’incarico è stato conferito ad Ernest & Young dall’AOU chiunque capirebbe che l’input di cui ci è stato detto, arriva da lì.

L’Assessore Saitta sostiene di aver verificato i conti e che tutto sia a posto. Sarebbe cosa buona e giusta se, invece di prendersela con i 5Stelle, spiegasse insieme al dott. Minola. direttore dell’AOU, perchè  sono stati dati quei input che da soli fanno aumentare molto l’importo del canone previsto?

3) L’opera di cui parliamo potrebbe non essere un ospedale.

E’ scritto in tutti i manuali che un ospedale, oltre al personale, in grado di farlo funzionare, è una struttura complicata costituita da spazi interni ed esterni organizzati, da strutture edili, impianti tecnologici complessi, apparecchiature elettromedicali all’avanguardia, arredi fissi e mobili, oltre ad un po’ di altre cose ancora.

La qualità, le caratteristiche e la composizione dei fattori richiamati,  fa della struttura  un ospedale bello o brutto, di alto, media o bassa specializzazione.

Quello di Novara è sempre presentato come una struttura di alta specializzazione anche in considerazione della componente universitaria che lo caratterizza.

Per questo, genera grande perplessità il fatto che il progetto di cui trattiamo non comprenda le tecnologie elettromedicali, e gli arredi fissi e mobili, senza le quali si realizza  una struttura diversa, molto simile  un parcheggio multipiano o un altro manufatto, ma certo non un ospedale.

La Regione Piemonte in una pubblicazione dell’IRES, Istituto regionale di Ricerca Economica e Sociale, indica in 100 mila euro il costo, a posto letto, per le tecnologie elettromedicali, acquisite tutte “a nuovo”, per un ospedale ad alta complessità tecnologica come quello di Novara. Il costo indicato è destinato a ridursi a 70 mila euro a posto letto, in tutti i casi in cui sia possibile recuperare dalla situazione esistente, parte di ciò che serve.

Considerato che i posti letto previsti a Novara sono 733, il costo da prevedere per le tecnologie elettromedicali, considerato il recupero di parte dell’esistente, è pari a 51.310.000 euro.

Per quanto riguarda gli arredi, fissi e mobili, la stessa ricerca di IRES prevede un costo per gli arredi fissi e mobili pari a 154,47 euro a mq, già considerando il recupero del 30% dell’esistente. Tenuto conto che l’opera prevede l’edificazione di spazi per 163.102 mq, ne consegue che il costo da prevedere per questi beni è pari a 25.194.366 euro.

La somma dei costi due costi ammonta a 76.504.366 euro, ma si tratta di una previsione che manca del tutto nel progetto di Novara.

Siccome, al di là delle battute, quello che necessità a Novara e che dovrà essere costruito è un ospedale, e non un parcheggio, ai costi dell’opera edile, compresi gli impianti pari a 320.290.000 euro, occorre, per correttezza, contabilizzare anche quelli relativi alla strutturazione del PPP, pari a 20.480.000 euro, alle tecnologie elettromedicali e gli arredi fissi e mobili, pari a 76.504.366 euro, per un totale pari a 417.274.000 euro, ben superiore ai 320 milioni previsti in tutti i documenti.

L’Assessore dice di aver verificato i conti e di averli trovati a posto, allora, sia gentile e ci dica dove noi stiamo sbagliando, altrimenti, considerato che siamo davanti ad una differenza consistente, in tutta onestà, provveda ora, quando è ancora in carica, a dire come e dove recupererà le risorse che mancano.

4) I costi delle centrali tecnologiche.

MRI machine in modern hospital ready to start

Nell’ultima pagina dello progetto preliminare dell’arch. Gregotti, ritenuto equivalente al progetto di fattibilità economico e finanziario che verrà messo a gara, si dice che “Il quadro economico riportato nel documento (quello riguardante le opere edili ed impiantistiche pari a 320.000.000 di euro) non prevede la fornitura e posa in opera, tra le altre,  delle categorie (relative alle) centrali di produzione termica, frigorifera ed elettrica”.

Ora, se non è compreso, quanto costa tutto questo?

Come detto, noi facciamo un altro mestiere, ma, a questo proposito, ci limitiamo a riportare l’opinione del prof. Carlo Manacorda, economista di lungo corso, che di recente, nel corso di un incontro pubblico svolto a Torino presso il Centro Studi dell’Istituto San Carlo, ha detto che il costo di queste centrali è stimato in letteratura tra il 20 e il 30 per cento del costo delle opere edili ed degli impianti. Mal contati, si tratta di altri 60/90 milioni che mancano.

Anche in questo caso si potrà dire che non sono state comprese nel progetto perché le centrali saranno installate solo tra qualche anno, dopo la realizzazione della parte edile e stando così le cose  le condizioni future sono difficili da ipotizzare ora.

Certo non è facile ma è un esercizio che viene risolto abbastanza bene quando si tratta di determinare il canone di disponibilità da corrispondere che certo contiene anch’esso elementi di incertezza legati alla durata molto lunga della convenzione. Per questo i contratti di questo tipo prevedono dei meccanismi in di garantire nel tempo l’equilibrio finanziario per evitare che il Concessionario incorra in perdite non riconducibili al suo operato.

Di questo però nel caso delle tecnologie, degli arredi e delle centrali tecnologiche non c’è traccia alcuna e se davvero l’Assessore ha verificato, come dice, spiace rilevare che non ha fatto bene il lavoro.

5) In conclusione il partenariato pubblico privato non è la soluzione

Certo nessuno chiede ai progettisti di queste operazioni di avere poteri chiaroveggenti, quello che noi diciamo è che i contratti di PPP hanno un senso se sono comprensivi di tutte i costi perché solo così possono essere valutati in modo compiuto, da tutti coloro che hanno voglia di farlo.

Per quanto riguarda i costi relativi ad attività che saranno svolte soltanto in corso d’opera, magari a distanza di parecchio tempo dall’inizio dei lavori, non servono poteri sovra naturali, basta invece definire clausole contrattuali in grado di salvaguardare gli equilibri economici e finanziari per tutta la durata delle concessioni.

D’altro canto non c’è nulla di nuovo da inventare. La stessa bozza di Convenzione prevista per l’ospedale di Novara comprende meccanismi di riequilibrio del canone di disponibilità da attivare in tutti i casi in cui  si rende necessario intervenire per risolvere problemi non imputabili al concessionario.

Alla fine noi pensiamo legittimo, onesto e doveroso chiedere che venga tutelato, allo stesso modo anche l’interesse della parte pubblica.

18 maggio 2019

Gian Paolo Andrissi (Consigliere regionale uscente)

Sean Sacco (Candidato al Consiglio regionale)

Movimento 5 Stelle del Piemonte



FONTE : MoVimento 5 Stelle Piemonte