Nel Decreto Crescita due importanti misure per i ricercatori che rientrano in Italia

di Lorenzo Fioramonti:

Il Decreto Crescita approvato dal governo contiene due importanti misure per i ricercatori che rientrano in Italia dopo aver lavorato all’estero.

La prima misura riguarda una platea relativamente esigua di colleghi, ma è molto importante perché evita un danno ingiustificato, che mi sono subito impegnato a risolvere. Il problema nasce da una norma del 2010 che riconosce ai ricercatori rientrati nel Paese uno sconto fiscale per i primi anni di lavoro. Il testo della norma fu scritto in modo molto ambiguo, rendendo incerti i criteri che permettevano l’accesso ai benefici fiscali. A causa di tale incertezza, l’Agenzia delle Entrate ha iniziato una serie di accertamenti fiscali nei confronti di alcune persone che, pur rientrando nella platea cui lo spirito della norma intende rivolgersi, rischiavano di dover restituire al fisco cifre consistenti per colpa di un dettaglio formale.

Grazie al contributo fattivo dei colleghi al Ministero dell’Economia e delle Finanze e dei tecnici dell’Agenzia delle Entrate, il Decreto Crescita aggiorna il testo della norma allineandolo allo spirito originale, permettendo di conseguenza ai ricercatori interessati di concludere positivamente il contenzioso fiscale.

La seconda norma riguarda lo stesso tema ma si rivolge a chi è ancora all’estero, incrementando il beneficio fiscale previsto dalla legge del 2010 ed estendendone la durata per i ricercatori che rientreranno in Italia a partire dal 2020. Pur nella estrema ristrettezza di risorse che il nostro paese dedica al settore della ricerca (un gap che sono impegnato a colmare trovando almeno 1 miliardo di euro nella prossima Legge di Bilancio), questa norma fornisce un importante segnale di attenzione da parte del governo verso i concittadini che hanno maturato esperienze di lavoro all’estero e decidono di metterle al servizio del Paese.

In un colpo solo abbiamo quindo risolto il problema segnalatoci dai ricercatori già rientrati, che rischiavano di dover subire uno ‘scherzo’ fiscale inaccettabile, ed aumentiamo gli incentivi per chi deciderà di tornare in futuro.

Queste misure (ulteriormente migliorabili in fase di conversione del decreto) sono un contributo teso a rafforzare il nostro sistema universitario e di ricerca che, pur in condizioni di sottofinanziamento cronico, continua a fornire eccellenti risultati, con contributi di ricerca di livello internazionale e formazione di giovani laureati tra i migliori al mondo. Il mio impegno nei prossimi mesi sarà dedicato a trovare le risorse finanziarie necessarie ad invertire il declino del sistema di ricerca ed alta formazione del Paese, causato dalla sistematica riduzione delle risorse degli ultimi 10 anni. Nessun altro paese al mondo ha imposto sacrifici di questo livello ad un settore così cruciale per il proprio sviluppo economico e sociale.