Mario Calabresi, una fotografia troppo distante dalla realtà

di Anna Bilotti:

Il confronto televisivo tra Luigi Di Maio e Mario Calabresi mi ha messo a disagio. Una fotografia troppo distante dalla realtà, un ritratto che non dà credito all’enorme lavoro che il governo sta facendo e che dipinge una forza politica come una frangia estemista che mette in bilico i valori della democrazia. Io non ci sto a passare per ciò che non sono.

Per Calabresi il concetto di libertà di stampa del MoVimento 5 Stelle è da Corea del Nord. Per avvalorare la sua tesi sostiene, ad esempio, che la notizia dei 600mila euro guadagnati in Borsa da De Benedetti grazie al decreto Banche Popolari del governo Renzi (l’ing. chiama il suo broker Gianluca Bolengo per invitarlo a comprare azioni di banche popolari prima che il decreto passi, prununciando le seguenti parole: “Compra, ho parlato con Renzi ieri, il decreto passa”), non sia da prima pagina, perciò Repubblica non dà peso alla cosa e quel giorno mette in front page: “PD a Grasso, uniti in Lombardia”. Sono coreana se nutro dubbi sull’imparzialità del giornale in questione? È così grave che mi ponga questo dubbio?

Visto che il direttore Calabresi ama concentrarsi sulle questione singole ne ripropongo un’altra che il suo quotidiano ha evitato di analizzare. Il caso Almaviva e i 1.666 dipendenti licenziati che sarebbero dovuti essere ricollocati dall’Anpal, l’agenzia per le politiche attive del lavoro, una altro grande capolavoro del governo Renzi. Dopo 300 ore di corsi di aggiornamento la situazione dei lavoratori non è cambiata e a febbraio saranno definitivamente in mezzo alla strada visto che scadrà anche la Naspi. Eppure Renzi esultava nel 2016, affermando di aver risolto il problema: “Lo avevo detto che avremmo fatto di tutto per risolvere anche questa crisi. Salvi i posti di lavoro. Accordo siglato!”.
È lecito imamginare che una questione che riguarda questi lavoratori venga ampiamente affrontata da Repubblica? Mi sono spuntati gli occhi a mandorla solo per aver pensato una cosa del genere? (E qui adesso qualcuno mi darà della potenziale razzista!)

Un passaggio significativo del confronto verbale è stato quando Calabresi ha accusato il governo di improvvisazione e dilettantismo (il caso Anpal di cui sopra è stato invece un capolavoro politico, no?). La pressione di certe espressioni forti spinge le maggioranze a lavorare meglio e la stampa deve fare le pulci ai governi. L’ho sempre sostenuto e lo sosterrò finché avrò fiato. Poi però mi sono messa a guardare tutti i flop normativi degli esecutivi precedenti a guida PD. Tra i tantissimi (Buona scuola, legge Madia, bonus 80 euro, riforma codice degli appalti) sceglo l’Italicum: Renzi parlava di legge elettorale più bella del mondo prima che la Consulta intervenisse dichiarando incostituzionali il ballottaggio e la possibilità dei capilista bloccati di scegliersi il collegio di elezione. Ho cercato approfonditamente ma non ho trovato accuse di incompetenza dagli editorialisti di Repubblica. Sarà un caso? E qui subentra l’ennesimo sospetto che potrebbe darmi residenza a Pyongyang.

Concludo riprendendo le parole del direttore Calabresi che si interroga sui motivi che hanno spinto il Movimento 5 Stelle a “mettere troppa ansia nella pancia del Paese, soprattutto sui risparmi e sui mutui”. In realtà noi stiamo provando a mettere in campo soluzioni che plachino l’ansia di oggi chi può mangiare solo alla Caritas, non ha lavoro, non ha reddito e con la pensione minima deve scegliere se pagare l’affitto o pagarsi le cure mediche. Per la prima volta una forza politica vuole dare priorità agli ultimi.