L’Orlando disobbediente.

di Concetta Amella:

Premesso che sono per un’accoglienza degli immigrati che risponda non solo a principi di generica umanità ma anche – e soprattutto – a criteri di effettiva sostenibilità per chi accoglie e di accertata qualità della vita per chi è accolto, devo però dire che condivido in pieno le affermazioni fatte dal Sindaco di Augusta, Cettina Di Pietro, in merito alle esternazioni del nostro ineffabile primo cittadino: >.

Trovo pertanto che l’immancabile piazzata da “disobbediente civile” di Leoluca Orlando altro non sia se non la solita manovra di “spostamento” (pratica per lui abituale) finalizzata a coprire le croniche carenze della sua amministrazione attraverso un “diversivo” tanto altisonante quanto impertinente. Manovra maldestra, in vero, innanzitutto perché egli non ha di certo la statura di Giorgio La Pira, e poi perché le sue operazioni di mimetismo hanno l’involontario carattere del “mascheramento che disvela”, ovvero di un tappeto fin troppo corto e logorato che non arriva più a coprire l’eccesso di polvere che sotto esso si vorrebbe seppellire.

Essendo ormai sotto gli occhi smagati di noi tutti la sclerotizzata difficoltà a fronteggiare ( e – il più delle volte – la palese incapacità di risolvere) gli annosi problemi della città, il buon Leoluca la butta dunque in caciara e rilancia – con presunti “bei gesti” – una critica “ai biechi orientamenti governativi” che nei fatti, oltre a consentirgli di estrinsecare il suo ben noto e compulsivo (ma ormai logoro) istrionismo, non apporta alcuna miglioria alla condizione degli immigrati e soprattutto non riesce in alcun modo – come detto – a sviare l’attenzione dei palermitani dal marasma generalizzato in cui versa la città e di cui egli è uno degli storici responsabili.

Non sono dell’avviso che si debba applicare alla lettera il motto latino >, tuttavia a Palermo, col solo > del magister Orlando, si rischia di morire soffocati dalla munnizza non raccolta, magari alla fermata di un autobus che non passa mai e con gli immigrati integrati nei modi dei posteggiatori abusivi o – peggio ancora – delle povere prostitute da strada e dei loro compiaciuti lenoni.