L’illusione sarda delle vecchie caste

Le vecchie caste festeggiavano già prima dello spoglio. Se il Movimento 5 Stelle avesse vinto, quello in Sardegna sarebbe stato un voto che non contava nulla, oggi che il Movimento da solo soccombe contro 11 liste a destra e 8 a sinistra, il voto sardo significa tutto. Significa la fine del Movimento e pure del governo e pure del nuovo corso populista. Ipocrisia allo stato puro. Folle illusione. Le vecchie caste sono convinte che distruggendo il Movimento 5 Stelle e normalizzando la Lega, il popolo italiano si placherà e tornerà a più miti consigli riaffidandosi ai partiti e al regime del passato e quindi a loro. Un’idea antistorica figlia del loro endemico egoismo. Se le vecchie caste dovessero davvero riuscire a distruggere il Movimento 5 Stelle e frenare il cambiamento, l’ondata populista sfocerà con una rabbia ancora più impetuosa se non addirittura violenta e saranno proprio loro a pagarne il prezzo più alto. Finiranno per rimpiangere il governo gialloverde che perlomeno gli garantiva un trapasso democratico e graduale. Il Movimento 5 Stelle – così come la Lega salviniana esplosa degli ultimi mesi – sono una risposta democratica e pacifica a un malcontento profondo e reale che ha colpito il popolo italiano e non solo. Un malcontento condiviso in tutta Europa perché causato dal fallimento dello stesso modello di democrazia neoliberale che si basava sui vecchi partiti di destra e di sinistra, sulle lobby che li finanziavano e sulla stampa di servizio. Se quel malcontento, se quella rabbia, se quell’ambizione ad un cambiamento radicale non troverà più rappresentanza democratica esploderà in una rivolta generalizzata come successo in Francia e potrà anche convincere sacche di popolo che invece di votare sia meglio sversare latte per strada, bloccare le autostrade e perfino impugnare le forche. Quello che sta succedendo oggi in Italia è che il populismo è già riuscito a conquistare il potere ma le vecchie caste controllano ancora postazioni strategiche del vecchio regime tra cui il potere economico-finanziario e la stampa e stanno tentando un disperato tentativo reazionario per sabotare il cambiamento. Un tentativo talmente feroce che potrebbe aver spaventato qualche cittadino e fatto evaporare qualche entusiasmo per il Movimento. L’Italia è un paese anziano – anche e soprattutto dentro – e molti si potrebbero essere impauriti tra quelli che hanno ancora qualcosa da perdere. Foss’anche solo una pensione decente, qualche risparmio e un appartamentino al mare. Il terrorismo mediatico economico e finanziario è stato davvero martellante. Ma le vecchie caste s’illudono. Il tempo gioca tutto a favore del cambiamento populista. Il futuro è dei giovani poveri e precari, è dei nuovi schiavi, è delle classi medie saccheggiate e disilluse dalle vuote promesse del modello neoliberista, cittadini cresciuti senza diritti e altri che li hanno persi insieme loro sogni mentre Lorsignori ingrassavano, cittadini che al di là dei soldi aspirano ad un diverso modello di vita e di società e quindi di democrazia. Un modello più pulito, più consapevole, più genuino che rimetta al centro la persona e le sue nuove consapevolezze e che mai e poi mai vecchi baracconi partitocratici e le loro avide lobby potranno mai rappresentare. Quella del vecchio regime è una insanabile crisi di legittimità dopo una serie infinita di fallimenti e tradimenti. Le vecchie caste sono spacciate e giocano col fuoco. Con la loro reazione disperata potranno al massimo contenere per qualche tempo la fiamma del cambiamento, ma sotto la cenere continuerà ad ardere e prima o poi divamperà più forte di prima. Il popolo non si placherà finché non sorgerà un nuovo paradigma politico che lo rappresenti appieno.

Tommaso Merlo

http://www.tommasomerlo.com

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