l’Europa che lascia Juncker è messa molto peggio di quella che ha trovato.

Di Rosa D’Amato – Portavoce M5s nel Parlamento EU:

L’immagine della Commissione, 5 anni del Team Juncker è più appassita che mai, superando anche quella che uscì dopo i dieci anni di José Manuel Barroso

Ed è del tutto evidente che Juncker lascia un’Europa in stato vegetativo, probabilmente prossima a un grosso cambiamento (se non è già in corso) e con una divisione interna che mette a serio rischia la sua stabilità nel prossimo futuro. Non nei prossimi decenni, ma anche nei prossimi dieci anni

Facile, quando un leader lascia, che il mondo si divida tra apologia e condanna. I più ciechi europeisti dedicheranno probabilmente un elogio quasi agiografico al lussemburghese come rappresentante di quell’ultima élite che ha voluto combattere i sovranisti per un’idea più grande di Unione europea. I suoi critici più feroci ne faranno un ritratto grottesco, il più delle volte caratterizzato da accuse di poca lucidità, ebbrezza o azioni a dir poco ridicole. Nel mezzo c’è la realtà dei fatti..
In PE Junker Ha ricordato che l’obiettivo della prossima Commissione così come quelli di tutti gli eurodeputati sia quello di combattere “il nazionalismo stupido” e ha confermato che grazie alla sua presidenza l’Europa, trovata “in panne”, si è risollevata. Che lui, durante la guida della Commissione, “ha restituito dignità alla Grecia”, che sull’immigrazione “il bilancio è migliore di quello che si pensi” e che ha restituito, a suo dire, “la dimensione sociale dell’Ue”.

Altra cosa é la realtà. Completamente diversa da quella espressa da Juncker e assolutamente opposta rispetto ai concetti che l’ex premier lussemburghese ha fatto suoi come traguardi raggiunti dalla sua Commissione.

Austerity

La crisi economica non si è risolta. non C’è una minima ripresa, forse in quei Paesi, come il Portogallo, che hanno per quanto hanno potuto respinto le direttive di Bruxelles. Grandi Paesi come l’Italia non riescono a riprendersi davvero
Non è vero che alla Grecia è stata restituita la dignità perduta, perché Atene è stata costretta a piegarsi alle volontà non del suo popolo ma di un’Europa.

Emigrazione

Così come non è stata una sua vittoria quella della soluzione al problema migratorio con un bilancio che, a suo dire, ha fatto sì che nel Mediterraneo si salvassero “760mila persone”. Una frase che bisognerebbe portare alla prova del fact-chaking sui numeri. Ma anche se non si prendono come riferimento le cifre, come può Juncker parlare di un bilancio positivo per ciò che riguarda il fenomeno migratorio in Europa? Come può pensarlo nel momento in cui le rotte dell’immigrazione sono state aperte con un afflusso enorme di persone da tutte le frontiere esterne dell’Europa e chiuse solo grazie o ai suoi nemici, i sovranisti, o al pagamento di miliardi verso quella stessa Turchia che oggi invase la Siria e dà il via libera ai massacri. E come può parlare di successo quando l’Area Schengen è ormai un lontano ricordo per molti Paesi dell’Europa centrale e quando nessun Paese mediterraneo riesce a sentirsi al sicuro da una possibile ondata migratoria se non facendo tutto da solo? Incredibile solo pensare che questa commissione guidata da Juncker abbia potuto ottenere un bilancio positivo.

Bilancio politico

Non è positivo nemmeno dal punto di vista politico. L’Unione di Jean-Claude Juncker e dei suoi commissari è stata quella che ha trasformato il continente in una vera e propria rappresentazione degli interessi di Francia e Germania. Niente di più, niente di meno. Juncker ha fatto gli interesse dell’asse franco-tedesco con alcune piccole divagazioni in base agli interessi del suo Paese (il piccolo ma ricco Lussemburgo) e dei partiti europei che l’hanno appoggiato. Non c’è stata l’Unione europea: c’è stato l’Ue a trazione franco-tedesca che ha avuto in Berlino la sua capitale finanziaria, economica e politica e in Parigi quella diplomatica e strategica. Ed è proprio grazie a tutti i suoi errori che in Europa è esploso il fenomeno del sovranismo che era ed è prima di tutto euroscettico, così come è grazie anche a Juncker che quel “nazionalismo stupido” come l’ha definito lui stesso, ha potuto ergersi a vera stella polare di gran parte del continente: dall’Europa orientale a quella anglosassone, passando per le varie elezioni nazionali. Un’Europa che ha perso l’anima unificatrice, che ha abdicato al suo ruolo di rappresentante degli interessi europei, che ha lasciato spazio ai desiderata di Angela Merkel e Emmanuel Macron

Abbiamo assisitito ad uno svuotamento di fatto del ruolo dell’Unione, che dovrebbe unificare, e non tentare solo di tenere insieme con qualche chiodo storto un quadro che non regge più. Ma su questo tema si va anche oltre. La Commissione Juncker è impassibile testimone di un progressivo svuotamento dei valori democratici e dello Stato di diritto che dovrebbero informare tutta l’Unione, dovrebbero esserne il tessuto connettivo. Giornalisti ammazzati in più di uno Stato membro, in almeno un caso con pesanti connessioni con il partito che era e resta al governo. Libertà di stampa conculcata in tanti Paesi, come l’Ungheria e la stessa Polonia. Libertà civili ridotte, Giustizia messa sotto il controllo giudiziario…

Non c’è una lezione che questa Commissione sembra aver ascoltato, ma forse perché non era in grado di farlo.
Il Team poi ha perso un pezzo importante molto presto. La commissaria Cristalina Georgieva, una conservatrice bulgara, con idee forti, che era stimata da tanti, ha mollato per andare alla Banca Mondiale un buon posto, ma anche quello da vice presidente della Commissione europea non è che sia uno strapuntino. Eppure, a quanto si racconta, “è scappata” perché non riusciva a lavorare. Sì, perché non è un mistero che questo Team Juncker in realtà maschera un solo uomo al comando, e tanti, troppi, nella Commissione raccontano che “qui l’aria è irrespirabile”. Quest’uomo non è personalmente Juncker, ma il suo uomo di fiducia, un giovane tedesco di nome Martin Selmayr, persona che ha creato un solco nella Commissione tra quelli che lo amano e chi lo detesta. Fino a qualche settimana fa era “solo” il suo capo di gabinetto, poi dopo una manovra spregiudicata in poche ore è diventato Segretario generale della Commissione, il massimo funzionario europeo, quello che, anche senza derivare il proprio potere da un capo, ha sulla scrivania assolutamente tutte le carte che passano per la Commissione, dalle iniziative strategiche di più grande rilevanza all’assunzione di un autista in una sede lontana. Selmayr controlla tutto, per delega di Juncker e forse anche oltre, intimorendo anche molti dei commissari.



FONTE : Rosa D’Amato – Portavoce M5s nel Parlamento EU