L’era Renzi sarà archiviata mentre il governo gialloverde entrerà nei libri di storia

di Pino Cabras:

Matteo Renzi è tornato in modalità #staisereno e promette lealtà al neosegretario PD Nicola Zingaretti. Auguri vivissimi al destinatario della promessa.

L’ex segretario ha rilasciato un’intervista che somiglia negli intenti a quella che rilasciò a Fabio Fazio nel maggio dello scorso anno, quando volle distruggere qualsiasi autonomia dei dirigenti del PD che discutevano con qualche apertura il loro rapporto con il Movimento Cinque Stelle. Oggi rivendica quel suo fuoco di sbarramento e vuole perpetuarlo per far “esplodere il M5S”. Lui che mastica l’inglese (shish) capirà che il suo è un tipico caso di “wishful thinking”, il pensiero illusorio che tra il principio di realtà e il desiderio impossibile fa prevalere il secondo.

Il problema è che quando uno come Renzi inizia con le profezie creative non lo fermi più.
Ad esempio, il sig. Ottanta Euro sostiene che il Reddito di Cittadinanza terrà in vita il “voto di scambio” tramite i navigator. Dimentica che è una misura già esistente in tutta quell’Europa a cui pure lui – a livello trombonesco – dice di ispirarsi. Renzi presenta il Reddito come un provvedimento che alimenta le clientele, ma semmai è l’assoluta assenza di tutele e di protezione verso le fasce più deboli ad alimentare la spirale ricattatoria del lavoro nero e le clientele dei politici interessati al voto di scambio. Lui che mastica il francese (parbleu!) ha soltanto “retourné la crêpe” (rivoltato la frittata, mais oui).

La fase Otelma 2.0 del simpatico Matteo continua con una profezia più spinta. Questi appestati del governo Conte “faranno la patrimoniale e vedrà la reazione degli imprenditori del Nord. In ogni caso si preparano a un bagno di sangue”. Un auspicio con i controfiocchi, che esterna da quando gli italiani gli hanno levato la sedia di Palazzo Chigi. Naturalmente non ci sarà alcuna patrimoniale perché precipiterebbe l’Italia in una gravissima recessione. L’unica patrimoniale che s’è vista in Italia finora è quella del suo governo verso i risparmiatori di Banca Etruria, Banca Cariferrara, Carichieti, Banca Marche, Pop. Vicenza e Veneto Banca, che si sono visti tosare i risparmi a causa dei provvedimenti dei governi della scorsa legislatura. Vedi un po’ come lo ringraziano, gli imprenditori del Nord e di ogni altra latitudine. È una situazione alla quale proviamo a mettere rimedio, mentre sgraniamo gli occhi di fronte a lui che vanta gli inesistenti trionfi economici del suo governo.

Il profeta di Rignano annuncia anche alla creazione della ‘Matteo Renzi Foundation’: «Siamo in contatto con quella di Clinton e di Obama. Ogni donazione, da un euro in su, sarà trasparente. Servirà a rilanciare le nostre battaglie: via la plastica dagli oceani, via la droga dalle scuole, via il salary gap per le donne». Tutto molto bello. Ho una memoria diversa della Fondazione Clinton: un collettore di favori con cui la classe dirigente USA e di mezzo mondo scambiava benevolenze per ingraziarsi ‘pro domo sua’ l’illustre e disponibile Famiglia presso l’anticamera del potere. Brividi.

Ulteriori considerazioni. Non si può avere la controprova, ma solo se Renzi avesse permesso l’accordo tra M5S e PD (che non si sarebbe comunque realizzato, credo) allora sì che il M5S sarebbe esploso. Oggi avremmo la Lega ugualmente oltre il 30% (e magari più in alto), il centrodestra ultracompatto e determinato, e dall’altra parte un governo debolissimo e privo di ogni prospettiva. Da quell’errore fatale il M5S non si sarebbe più rianimato: la vicinanza a un PD ancora in mano a idee e dirigenti del renzismo sarebbe stata mortifera. Alla larga!

E oggi? Sebbene possa esserci un cambiamento dei rapporti di forza tra Lega e pentastellati in termini di consenso popolare, complessivamente l’area di governo gode di buona salute e di ampio sostegno popolare. Al MoVimento non interessa governare per occupare il potere ma per realizzare ciò che ritiene utile per gli interessi profondi della Repubblica Italiana e per il popolo. Quindi poco importa perdere, probabilmente in maniera transitoria, dei consensi, perché gli effetti dei provvedimenti non seguono i ritmi battenti delle scadenze elettorali. Alla fine si tireranno le somme, e quando si tireranno le somme, l’era Renzi sarà archiviata come una parentesi di cronaca (nera o rosa, ognuno dirà) mentre il governo gialloverde sarà entrato nei libri di storia.