Le Ultimarie del Pd

Hanno perfino tirato fuori Prodi dalla naftalina per convincere qualcuno ad andare a votare alle Ultimarie del Pd. Prima gli mandano in malora il partito, poi lo usano come ragazzo pom pom. Che tristezza. I tre bacucchi candidati intanto si sono confrontati faccia a faccia in televisione. Che mestizia. Un confronto moscio, vuoto, finto. Minestra riscaldata ormai rancida. I tre bacucchi confermano di non avere neanche mezza idea risultando così in perfetto accordo nella loro nullità. Ma come da peggiore tradizione politica, per trovare le differenze tra i tre bacucchi non bisogna ascoltare quello che dicono, ma quello che non dicono. E le velate differenze tra loro si misurano ancora col solito parametro, la renzite. Giacchetti è un renziano ortodosso di strettissima osservanza che non si è mai pentito di nulla ed anzi rivendica con foga la sua profonda fedeltà allo Statista di Rignano sull’Arno. Martina è un renziano della prima ora essendo stato addirittura vice e ministro di Renzi ma da quando è girato il vento si è riciclato tra i moderati e cioè quelli che sono renziani a targhe alterne, solo quando gli conviene. Poi c’è Zingaretti che è il meno renziano di tutti ma non ha le palle per dirlo anche perché i renziani lo impallinerebbero come un piccione e allora si nasconde nel suo solito incomprensibile quanto nauseabondo politichese arcaico che dice tutto e il contrario di tutto per poi alla fine non dir nulla. Il confronto tra i tre bacucchi conferma il nocciolo del dramma che sta vivendo uno dei partiti più inutili e fallimentari della storia politica italiana se non europea. Renzi aveva una personalità scorbutica e presuntuosa, ma almeno ce ne aveva una. I tre bacucchi ne sono del tutto sprovvisti. Come di idee. Come di carisma. Uno sconforto. Dietro le loro parole stanche, dietro i loro sguardi rassegnati, dietro la loro essenza burocratica, si respira odore di muffa, odore di quella vecchia partitocrazia che per interminabili anni ha tenuto in mano le redini del nostro paese facendolo sbattere. Sembrano passati secoli eppure i tre bacucchi sono ancora lì come tutti – ma proprio tutti – i dirigenti del partito. Non ce n’è uno che si sia levato spontaneamente dai piedi, non ce n’è uno a cui sia venuto perlomeno il dubbio di aver fatto il suo tempo. E tutti – ma proprio tutti – persistono a fingere di non capire che il fu centrosinistra ha solo due varianti. Una è quella che non avendo idee è rimasta ferma nel passato. L’altra è quella che non avendo idee ha copiato quelle di Berlusconi. E Renzi è questo, è il Pd che non si vergogna di essere la fotocopia di Forza Italia. Lo dicono i fatti del suo governo, lo dicono le faide intestine. Eppure parlano d’altro, perfino i tre bacucchi ed insistono a trascinarsi in giro il feticcio del Pd. A spronarli oltre ogni logica la loro storica fame tossica da poltrone e l’odio verso chi li ha ridotti in quelle condizioni pietose e cioè i gialloverdi. Ma se proprio dovessero scegliere su chi vomitare le proprie frustrazioni non avrebbero dubbi, sul Movimento 5 Stelle irrimediabilmente colpevole di avergli fottuto milioni di voti occupandosi di quei poveri cristi che loro hanno tradito. Che avvilimento. Hanno nascosto il simbolo del Pd, hanno nascosto Renzi, hanno nascosto la verità politica e sperano che un milione di cittadini sia disposto a farsi prendere per i fondelli per l’ennesima. Senza volerlo il vecchio Prodi in versione pom pom è stato onesto. Non ha detto una sola buona ragione per andare votare alle Ultimarie e questo perché di buone ragioni non ce n’è neanche mezza.

Tommaso Merlo

http://www.tommasomerlo.com

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