Le crocerossine del vecchio regime

Al vecchio regime dei migranti non è mai fregato nulla. Degli italiani ancora meno. Oggi pur di colpire il governo, le vecchie caste fallite si travestono da crocerossine dal cuore tenero e festeggiano il carnevale in anticipo. Il vecchio regime era troppo occupato per farsi i fatti propri per occuparsi di immigrazione. Ha snobbato il fenomeno per anni. Pensava che aprendo le braccia agli scafisti si risolvesse il problema da solo. Come se a muoversi fosse qualche villaggio e non un continente intero. Come se il problema fosse evitare i naufragi e non le partenze. Scoppiata l’emergenza, il vecchio regime ha ammassato gli immigrati come bestiame di qua e di là mettendo su un business che in quel di Roma dicevano rendesse più della droga. Davvero non male. Soprattutto in tempo di crisi. Già, la crisi. Quella che ha messo in fuga quei poveracci, quella che ha messo in ginocchio gli italiani. La stessa maledetta crisi globale che le crocerossine hanno sempre nasconsto e con essa la povertà nostrana, figurarsi quella straniera. La povertà le faceva sfigurare sulle passerelle. Meglio mostrare ottimismo, meglio puntare ai numerini di qualche grafico anche svendendo i porti se necessario. L’Italia è diventata un campo profughi senza che le crocerossine se ne rendessero nemmeno conto. E lo è diventata talmente in fretta che le crocerossine si sono dimenticate di dire cosa ne volessero fare di tutti quei poveracci. Perché i rifugiati vanno protetti, ma sono quattro gatti. Il problema sono gli altri, i migranti economici. Farli diventare tutti italiani con una mega sanatoria le crocerossine non hanno mai avuto il coraggio di dirlo apertamente. Ed è questo il loro peccato mortale. Perseverare nell’ammasso di migranti come fossero bestiame senza nessuna prospettiva. Compiendo il miracolo di peggiorare sia la vita dei migranti che degli italiani mentre in Europa le crocerossine si prendevano solo diti medi in faccia e mentre i naufragi continuavano dato che l’Italia era di fatto complice dei trafficanti di uomini e non solo approdo finale. A dire che poteva bastare ci hanno pensato gli elettori prendendo a calci le crocerossine il 4 marzo. Gli elettori hanno capito che oltre a non avere cuore le crocerossine non avevano neanche cervello. Oggi il governo sta facendo quanto promesso. Sta riuscendo a coinvolgere l’Europa, sta bloccando i trafficanti e sta facendo ordine in un disastro che ci vorranno anni per sistemare. Ma il carnevale si avvicina e se il governo sgombera uno dei lager abusivi dove erano stati ammassati i migranti, le crocerossine parlano di deportazioni come se invece di un lager si trattasse di un villaggio modello e una comunità idilliaca. E se non bastasse si mettono di mezzo pure le procure. L’Italia ha sequestrato gli immigrati per anni e oggi la procura vuole processare Salvini per cinque giorni in più sulla nave Diciotti di una manciata di immigrati. Uno sbarco ritardato non certo per divertimento ma per attrarre l’attenzione europea come infatti è successo e come è interesse nazionale. Altro che carnevalate. Il modo migliore per aiutare i migranti è non farli partire. Il modo migliore per aiutare i migranti è smetterla di depredare i loro paesi e ridargli il diritto di farsi una vita decente a casa loro invece che ammassarli qui come bestiame. Altro che crocerossine senza né cuore né cervello. Al vecchio regime dei migranti non è mai fregato nulla. Degli italiani ancora meno. E oggi pur di colpire il governo gialloverde le vecchie caste fallite festeggiano il carnevale in anticipo.

Tommaso Merlo

http://www.tommasomerlo.com

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