LAVORO, IL FUTURO È IL RESKILLING

Di Tiziana Ciprini:

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Nei prossimi dieci anni secondo molti studi, 375 milioni di lavoratori, pari a circa il 14% della forza lavoro globale, potrebbe aver bisogno di cambiare lavoro, a causa dell’impatto che la digitalizzazione, l’automazione e i progressi dell’intelligenza artificiale stanno già avendo oggi sulla produttività e presto anche su quello dei servizi.

Un recente rapporto del World Economic Forum ha indicato questo come tema centrale dei prossimi anni, fornendo anche delle stime sui costi che questa grande rivoluzione formativa di massa comporterà per i governi: solo negli #Usa, ad esempio, la riqualificazione comporterà una spesa di oltre 34 miliardi di dollari, quasi tutti a carico dello Stato.

La situazione nostrana è un po’ diversa, dovuta principalmente al fatto che l’Italia dispone della forza lavoro più anziana del mondo, dopo #Giappone e #Germania e, insieme alla #Grecia, il Belpaese sarebbe anche il più esposto a perdite di produttività proprio perché gli occupati invecchiano.

Anche il divario fra domanda e offerta nel nostro Paese è tra i più ampi dell’area #OSCE, a causa del mancato allineamento tra sistema formativo e sistema produttivo, e dove l’abitudine alla formazione non è molto diffusa: l’incidenza della formazione professionale sul totale dei lavoratori non raggiunge il 10%, contro medie europee alte più del doppio.

Una possibile soluzione potrebbe passare attraverso la collaborazione tra aziende: per esempio, un’impresa manifatturiera che ha un eccesso di lavoratori potrebbe lavorare a stretto contatto con una ditta edile che ha bisogno di dipendenti per fornire congiuntamente un’istruzione di riqualificazione.

In questa direzione si stanno muovendo diverse agenzie interinali che stanno osservando un’evoluzione del proprio ruolo sempre più verso la riqualificazione delle competenze, mentre alcuni colossi stanno avviando alcuni progetti, come quello di #Microsoft denominato “Ambizione Italia” che ha l’obiettivo, entro il 2020, di coinvolgere più di 2 milioni di persone e fornire nuove competenze a oltre 500 mila studenti e professionisti.

Per ovviare a tutto ciò sarà quindi necessario pensare a percorsi di reskilling per milioni di persone che dovranno aggiornare le proprie competenze per poter accedere a nuove mansioni connesse con l’Industria 4.0 e i futuri sviluppi tecnologici: percorsi che dovranno integrare gli sforzi pubblici con quelli privati.

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FONTE : Tiziana Ciprini

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