LAVORO FEMMINILE: E’ ORA DI FAR QUADRARE I CONTI

Di Roberta Lombardi Cittadina:

 

Lavorare di più per essere pagate di meno. Ancora oggi è questa l’assurda condizione lavorativa femminile nel nostro Paese.

Stando ai dati dell’Eurostat, infatti, le donne legate al settore privato guadagnano il 17,9% in meno degli uomini. Facendo un esempio pratico, è come se lavorassero gratis 66 giorni l’anno, ogni anno! Certo, nella pubblica amministrazione – dove i contratti non sono personalizzati e si entra per concorso – la differenza scende al 4,4%, ma questi numeri indicano nero su bianco quanto ancora forte sia la discriminazione salariale di genere in Italia.

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Ancora oggi, le donne lavoratrici subiscono forti discriminazioni che incidono sulla qualità della loro vita privata e professionale.

La strada di una donna nel mondo del lavoro è ostacolata su molteplici fronti: difficoltà nell’accedere a settori lavorativi considerati più attinenti a figure maschili; difficoltà nell’ottenere scatti di carriera; talvolta impossibilità di ottenere lo stesso stipendio dei colleghi uomini seppure a parità di ore lavorate, mansioni svolte e grado di anzianità. Tutto questo senza contare gli ostacoli sociali, come la tendenza a far ricadere principalmente sulle donne tutte le mansioni legate al benessere familiare, dalla cura della casa all’assistenza dei figli e dei parenti più anziani. In tal senso, le stime parlano di un patrimonio economico non retribuito di ben 50,6 miliardi di ore annue.

Come donna lavoratrice sono disgustata e frustrata di fronte a queste cifre, ma come legislatore mi sento in dovere di fare qualcosa. Per questo a breve presenterò in Consiglio Regionale una proposta di legge a mia prima firma contro la discriminazione salariale di genere. Di cosa si tratta?

Proprio partendo dalla discrepanza dei dati tra le dipendenti del settore pubblico e quelle del privato, proporremo di inserire la parità salariale come ulteriore requisito per permettere alle aziende private di ottenere degli appalti con la Pubblica Amministrazione. Come?

Le aziende dovranno produrre, assieme a tutti gli altri documenti necessari, un’autocertificazione che attesti il numero di dipendenti, distinguendo tra uomini e donne e indicando – ovviamente nel rispetto della privacy – il ruolo ricoperto da ciascuno, le mansioni svolte, il numero di ore lavorative per settimana e lo stipendio lordo mensile. Trattandosi di un documento prodotto dalle stesse aziende e dunque potenzialmente soggetto a falsificazione dei dati, verrà istituito un apposito osservatorio che si occuperà di verificare continuativamente la veridicità di quanto riportato nell’autocertificazione, evitando di fornire appalti alle aziende non virtuose o annullandoli se tali incongruenze emergessero solo in seguito.

Di solito si parla delle donne e delle discriminazioni che subiscono solo l’8 marzo. Io invece voglio parlarne oggi, voglio parlarne ogni giorno, perché una volta finiti i festeggiamenti, i discorsi celebrativi e gli eventi, i problemi rimangono e il nostro impegno per risolverli non può e non deve cessare.

La parità dei diritti per le donne deve iniziare dalle istituzioni e deve iniziare ora.

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FONTE : Roberta Lombardi Cittadina

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