L’arresto di Marco Di Lauro, dedicato anche ad Attilio Romanò, morto per errore.

di Gianluca Riccio:

Il 2 maggio del 2012 la Terza Corte di Assise di Appello del Tribunale di Napoli ha condannato Marco Di Lauro, già latitante, all’ergastolo per l’omicidio del giovane innocente Attilio Romanò, ucciso per errore nel gennaio del 2005 durante la Prima faida di Scampia a Napoli.

Alla nostra vecchia scuola, alle nostre mattinate insieme, alle risate infinite: alla distanza, a Miano, ai miei vecchi attacchi di panico, alla tua nipotina, a tua madre. A ciò che saremo sempre. Attilio, amico mio, amico caro che con la tua passione hai dimostrato che la morte non esiste, stasera io piango di gioia.

Da 11 anni a questa parte, il 24 di Gennaio per me non è mai stato un bel giorno dell’anno. Mi sono guardato in faccia ogni volta, e non ho mai smesso di vedermi piangere, o sanguinare. Non può essere ignorato, come non poteva rimanere impunito.

Nel 2005 ero a 9 mesi dai 30 anni, la mia vita non mi piaceva più. Mi sentivo sospeso tra passato e futuro, sarei precipitato nel vuoto, o nell’apatia.

Poi ti ho visto precipitare al mio posto. Cadere sotto i colpi di una mano stupida, crudele e cieca. Cadere dove avevi costruito, cadere proprio ad un passo da casa. La tua grande, bella esistenza sprecata senza spiegazione. Le tue idee, le tue parole. Tutto giù per terra.

I tuoi occhiali rotti sono stati un messaggio.

Quel giorno pensai per la prima volta nella vita che quella fosse una chiamata alle armi. Mi avevi dato quello che cercavo, mi avevi dato un motivo per vivere. Ho provato a tappare qua e là i buchi che avevi lasciato, ma è stato impossibile. Non si può sostituire una persona come te. Ho cercato una strada per capire, per rimettere insieme i pezzi, ma non c’è nessuna strada.

Ti ho chiamato anche al telefono, e tu lo sai.
Ti ho maledetto per non aver risposto, e tu lo sai.

Dimmi cosa devo fare, ti ho chiesto.
Dimmi in che direzione devo andare.

Non ho ricevuto alcuna salvezza, alcuna illuminazione.
Non ho ricevuto alcuna chiamata alle armi: una chiamata implica che tu abbia una sola scelta possibile, solo una cosa da fare, nessuna alternativa.

Io non ho una sola scelta. Ne ho tante che mi stanno a cuore. Tutto ciò che possiamo fare nella nostra vita è questo, fare ciò che ci sta a cuore.

Il sogno e la realtà non sono opposti: l’uno alimenta l’altra.

Ci sono milioni di forze che ci trascinano verso il basso, e ci spingono a fottercene del prossimo: i clan, il sistema, la burocrazia, la paura di non farcela, l’avidità, le invidie personali, il desiderio di potere. Per nessuna di loro vale la pena di sacrificare quello che ci sta veramente a cuore.

E niente di tutto questo mi può fermare
adesso.

Per approfondire, leggi: https://internapoli.it/85790-tredici-anni-fa-lomicidio-di-attilio-romano-vittima-innocente-della-camorra/