L’agroecologia può salvarci dai cambiamenti climatici

Di Paolo Parentela:

Dieci anni di agroecologia bastano a cambiare il bilancio energetico della produzione di cibo in Europa riducendo la produzione di gas serra e azzerando le perdite di nitrati.

E’ quanto è riporta lo studio “Ten Years for Agroecology” di Iddri (Istituto indipendente per lo Sviluppo Sostenibile e le relazioni internazionali) che mostra come è possibile per l’agricoltura europea passare interamente al metodo biologico.

La ricerca ha inteso indagare se la potenziale conversione di tutta l’agricoltura europea a biologico, con il conseguente declino della produzione che deriverebbe dalle minori rese osservate oggi, potrebbe ancora soddisfare il fabbisogno di una popolazione continentale che, si stima, dovrebbe raggiungere quasi 530 milioni di persone entro il 2050.

I risultati che emergono dallo studio rispondono positivamente al quesito dell’indagine. La copertura del fabbisogno sarebbe dunque possibile se accompagnata da comportamenti alimentari basati su regimi più salutari, sulla base delle attuali raccomandazioni nutrizionali delle principali istituzioni internazionali: meno prodotti di origine animale, una maggiore quantità di fibre, frutta e verdure stagionali. Una dieta più bilanciata dal punto di vista nutrizionale che potrebbe contare su produzioni sviluppate in un contesto caratterizzato da una qualità ambientale assoluta se consideriamo, per esempio, l’eliminazione dell’uso di pesticidi.

Il presupposto dello studio è quello di un forte cambiamento sugli stili alimentari. Se si riuscisse infatti in qualche modo a convincere la popolazione europea a ridurre (ma non a rinunciare) il consumo di prodotti zootecnici (carne, latte formaggi), alcuni dei terreni destinati oggi a cereali foraggeri potrebbero essere destinati alla coltivazione di proteaginose, consentendo di ridurre l’apporto di concimi azotati di sintesi. Nel bilancio energetico prospettato da Iddri per l’agricoltura del 2050, con una riduzione del 45% dell’apporto calorico assicurato dalle fonti zootecniche e del 30% da fonti cerealicole, si riuscirebbe ad alimentare la popolazione europea, mantenendo l’attuale livello di esportazione (di cereali e vino in particolare). Con l’enorme vantaggio di ridurre del 40% le emissioni di gas serra e azzerando le perdite di nitrati nei suoli.
*Fonte terraevita.edagricole.it



FONTE : Paolo Parentela

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