La “tracciabilità”, un percorso lungo anni.

Di Filippo Gallinella:

Cos’è la tracciabilità? Come nasce? Quanto è importante per il sistema agricolo? Con questo post voglio raccontare una storia che comincia ma che ancora non è finita.

Lo stretto legame tra fase agricola della produzione e sicurezza degli alimenti, nasce con la definizione di impresa alimentare quale soggetto che svolge una qualsiasi delle attività connesse ad una delle fasi di produzione, trasformazione e distribuzione degli alimenti. E’ nel 1993 con l’adozione della Direttiva n.43/93 che in Europa è stato introdotto il sistema HACCP per assicurare regole uniformi di igiene degli alimenti, perseguendo l’art. 100/A TCE  con l’obiettivo di una sicura e libera circolazione dei prodotti alimentari come misura essenziale per il completamento de mercato unico.

Il ricorso all’autocontrollo nel settore alimentare ha costituito per l’Italia un elemento di grande originalità, rispetto ad un impianto tradizionale precedente che si basava su una sfiducia reciproca tra ufficiale sanitario e produttore alimentare. Da notare, però, che la fase agricola resta ancora fuori dai controlli e autocontrolli (raccolta, macellazione e mungitura), la cui applicazione è prevista solo per le successive fasi di trasformazione, trasporto e confezionamento.

Il quadro poi si modifica nella seconda metà del ’90 in ragione delle crisi di sicurezza alimentare, in particolar modo quella dei polli alla diossina e della BSE. Quest’ultima sicuramente più grave, diffonde una sensazione di grande insicurezza fra i consumatori e la Comunità Europea decide di intervenire con nuovi sistemi di filiera. Nel 1997 viene adottato il Regolamento n.820 (e poi il n.1760/2000) con il quale si introduce un vocabolario giuridico nuovo: la tracciabilità di prodotto.

La tracciabilità in quanto tale non costituisce una misura igienico-sanitaria, ma piuttosto si caratterizza come elemento che valorizza l’autocontrollo. Nella “carne bovina” l’intero percorso, dalla produzione alla macellazione, viene documentato, fino al consumo finale. Il Regolamento citato introduce pertanto una disciplina giuridica nuova che parte dalla produzione e arriva al prodotto alimentare, passando dalla trasformazione con lo scopo di prevenire e gestire il rischio. Si tratta di una disposizione nuova che, anche la Corte di Giustizia nel 2000, riconosce come non lesiva del libero commercio. Da questo momento anche la “fase agricola” entra a pieno titolo nel sistema dei controlli di filiera.

Successivamente, con il Regolamento n. 178/2002, all’art. 3 viene definita la rintracciabilità, intesa come la possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un alimento, di un mangime, di un animale destinato alla produzione alimentare o altra sostanza destinata ad un percorso alimentare. Anche nel Regolamento n.1830/2003 si parla di tracciabilità (intesa come rintracciabilità) per quanto riguarda gli alimento contenenti OGM.

 

 

 

 



FONTE : Filippo Gallinella

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