La mafia neocoloniale francese

Che la Francia sfrutti in maniera indecente l’Africa, è storia. Lo sanno anche i cammelli e i dromedari. Sono rimasti solo quelli del Pd e i loro giornalai a negarlo. Ed ovviamente anche l’Eliseo che si é arricchito a furia di spolpare il continente nero. La presenza neocoloniale francese in Africa andrebbe chiamata col suo vero nome e cioè mafia. I francesi hanno solo fatto finta di andarsene dalle loro colonie ed interferiscono in molti governi africani da decenni piazzando loro uomini di fiducia come presidenti. Uomini spesso sanguinari e liberticidi ma che la Francia ha sempre coperto perché in cambio garantivano a Parigi di poter continuare a sfruttare economicamente quei paesi. Sia come mercato dove vendere le proprie merci, sia da saccheggiare a livello di risorse. Lo sanno anche i cammelli e i dromedari. Il Franco CFA è solo uno degli strumenti con cui la Francia continua a sottomettere e derubare parte dell’Africa. La forte presenza militare é stato un’altro. Molti francesi onesti lo ammettono e danno ragione a tutti quei movimenti politici e civili africani che da decenni lottano per conquistare una vera indipendenza ed emancipazione dalla mafia neocoloniale francese. Una lotta di liberazione politica, economica ma anche culturale. Una lotta di liberazione difficile perché la miseria impone come priorità la sopravvivenza e perché molti regimi africani appoggiati da Parigi non scherzano con chi osa alzare la testa. Ma sparano. Ad altezza uomo. La mafia neocoloniale francese in Africa è uno di quei tabù costruito ad arte. Tutti lo sanno ma nessuno ne parla. Uno di quei tabù che permette di nascondere le peggiori porcherie dietro al perbenismo politically correct delle diplomazie. Il fatto che Macron abbia nervosamente convocato l’ambasciatore italiano dopo le frasi di Di Maio e Di Battista, conferma il tabù e la strategia politica retrostante. Guai a chi osa parlarne. Guai a chi osa mettere in dubbio che la Francia sia in Africa per senso di responsabilità e magari pure per buon cuore. E non fosse invece uno dei principali responsabili del disastro africano e quindi dell’ondata migratoria di questi anni. Guai a chi osa pensarlo anche perché sarebbe gravissimo. Vorrebbe dire che la Francia è tra i responsabili dell’immigrazione di massa poi però tiene i porti chiusi e se ne frega. E se non bastasse, osa pure fare la morale a paesi come l’Italia che cercano di reagire all’ondata migratoria. Una grandeur dell’ipocrisia che trova in Macron il presidente ideale. Già assediato in casa dai Gilet Gialli, le president subirà anche l’assedio populista in Europa in vista delle elezioni. È lui il perfetto simbolo della politica falsa e perbenista, la politica impeccabile nei protocolli e nelle cerimonie ma poi viscidamente al servizio di lobby occulte e di giochi sporchi come la mafia neocoloniale. Ben ha fatto il governo gialloverde ad aprire le danze e denunciare. Per la prima volta il tema della mafia neocoloniale sarà al centro della campagna elettorale europea. Ed è giusto che sia così. La miseria in cui versa l’Africa e quindi la conseguente emigrazione di massa, sono tutte questioni che possono essere risolte solo da un Europa dei popoli viva ed unita. Servono mezzi e strategie continentali e serve la forza politica affinché la Francia liberi per sempre i paesi che sta soggiogando e sfruttando mafiosamente da decenni. Lo sanno anche cammelli e dromedari. Sono rimasti solo quelli del Pd e i loro giornalai a negarlo.

Tommaso Merlo

http://www.tommasomerlo.com

000_q56xz_1