La debolezza di Salvini

I leghisti duri e puri sono ben pochi in circolazione. Nell’abnorme consenso che i sondaggi attribuiscono oggi al Carroccio (sempre che sia reale) c’è dentro di tutto. Salvini è molto più debole di quello che appare. Già il 17% del 4 marzo era stato un risultato straordinario per la Lega che aveva raccattato i fuggiaschi dalla tragicommedia berlusconiana. Figurarsi cosa c’è dentro quell’oltre 30% che dicono abbia oggi. Fan e tifosi last minute che si volatizzeranno con la stessa velocità con cui sono comparsi. L’esplosione di consenso di Salvini è stata troppo rapida e imponente per essere politicamente solida. Avrebbe avuto senso se Salvini fosse un personaggio nuovo, ma fa politica da un quarto di secolo. Se era davvero un tale fenomeno, l’Italia se ne sarebbe accorta prima ed invece per anni ed anni Salvini è stato ghettizzato come rozzo milanesotto un po’ razzista e un po’ parassita sempre pronto a scagliarsi contro i più deboli e i diversi. Per anni ed anni si è beccato più uova marce che applausi nelle piazze italiane. Oggi al minimo rutto che pianta si becca sonore standing ovation. Il suo successo tardivo e repentino puzza molto di quel conformismo social-isterico che affligge quest’era post ideologica. Lo stesso che ha permesso alla meteora Renzi di apparire e subito svanire dalla scena politica. Certo, Salvini deve il suo boom anche al blocco dell’immigrazione clandestina di cui si è attribuito tutto il merito. Un risultato significativo che va comunque riconosciuto anche a lui, ma che passata la vera o presunta emergenza “invasione”, lascierà Salvini politicamente nudo. Non appena si alza la testa dalle esigenze contingenti dei cittadini, la Lega mostra il suo volto più autentico. Idee di famiglia e diritti civili da Età della Pietra. Ammiccamenti a movimenti che si rifanno ai peggiori rigurgiti ideologici neri. E un partito vecchio che si è rattoppato intorno ad un nuovo boss e che dipende da lui. Questa Lega è Salvini. Appena scivola lui, si trascina giù tutti. E Salvini è molto più debole di quello che appare anche come uomo politico. Le sue ambizioni sono superiori ai suoi talenti. Salvini non ha certo lo spessore intellettuale da grande leader. Non appena esce dalle battute precotte arranca nel buio. È un polemista che a furia di chiacchierare di politica per tutta la vita sa difendersi quando scoppia la rissa, ma come profondità di ragionamento e analisi, come visione complessiva, ha delle grossissime lacune personali. Lacune rilevanti perché è un uomo solo al comando, perché è lui la Lega. Salvini è un vecchio e scaltro politicante che sa annusare il vento, sa parlare terra terra, sa polemizzare, ma dietro tutto quel fracasso c’è ben poco a livello di contenuti. La Lega di Salvini ha fatto shopping da Putin a Trump passando per Orban. Reazioni conservatrici e dirigiste se non poliziesche alle paure, di qualche “uomo nero”, dei ladri d’appartamento, dell’evoluzione anche culturale. Chiusura e bigottismo. Questo è Salvini e quindi la Lega. Oggi vivono al traino del Movimento 5 Stelle che è di tutt’altra pasta. Un Movimento che si è guadagnato il suo consenso in anni di lavoro, che è zeppo di contenuti propri ed innovativi, che non ruota attorno ad un boss e che è sorto dal cuore e non dalla pancia dei cittadini. Un Movimento politicamente molto più solido e forte della Lega ma che sembra subire questa esperienza di governo. È partita la campagna elettorale per le europee e anche il portavoce Di Maio sembra essersi deciso a reagire. La Lega rimane il migliore alleato possibile perché populista, ma Salvini è molto più debole di quello che appare.

Tommaso Merlo

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