La “battaglia del pastificio”. Era il 2 luglio 1993

di Elisabetta Trenta:

Era il 2 luglio 1993 quando le due colonne italiane, Alfa e Bravo, composte da circa 500 militari, tra professionisti e di leva, iniziarono a muovere verso i punti ben definiti della città di Mogadiscio.

A distanza di poche ore però, i nostri uomini avrebbero trovato l’inferno e il coraggio di rialzarsi e combattere in un punto denominato #Checkpointpasta.
Mogadiscio diventava così, per noi italiani, teatro del primo conflitto armato dalla Seconda Guerra Mondiale.

Il caldo del Corno d’Africa era alleato dei miliziani che avevano accerchiato i nostri soldati e sotto una pioggia di fuoco un giovane sottotenente, di nome Gianfranco Paglia, coordinava le operazioni esponendosi al tiro nemico – la vita dei suoi commilitoni era più preziosa e il fuoco era sempre più fitto.

La risposta dei soldati italiani non arrivava poiché si erano accorti degli scudi umani utilizzati dai miliziani per difendere le postazioni somale.

La reazione chirurgica degli Incursori del Nono Reggimento #ColMoschin e dei Parà del #Tuscania arrivò dunque incisiva dopo poco, mentre dalle torrette dei vcc e delle blindo centauro, il Tricolore veniva spostato dal vento generato dalle raffiche di MG.

Dall’alto si iniziarono a sentire anche i rotori del Mangusta mentre l’aria, sempre più fitta di proiettili, ci stava portando via il Sottotenente Andrea Millevoi, il Sergente Maggiore Stefano Paolicchi e il Caporale Pasquale Baccaro. 22 furono i feriti e per molti la memoria è ancor oggi indelebile.

Per questo, a distanza di 26 anni, abbiamo il dovere di ricordare e raccontare quella battaglia in cui, oltre 600 miliziani di Aidid, provarono a fermare 500 giovani soldati che in pochi minuti, da valorosi Italiani, si riscoprirono diavoli nel fuoco africano da cui riuscirono a liberarsi con la sola forza della compattezza e della determinazione da cui il nostro Paese deve sempre prendere da esempio.