Inquinamento e Covid-19 i dati sulla possibile correlazione

Esiste una correlazione fra la pandemia Covid-19 e l’inquinamento atmosferico?

Stando a quanto dimostrato da uno studio curato da una dozzina di ricercatori italiani e medici della Società italiana di Medicina Ambientale la risposta è .

Tutelare la qualità dell’aria, abbattere le concentrazioni delle polveri sottili che quotidianamente siamo costretti a respirare è, e deve rimanere, fra gli obiettivi primari di una politica capace di tutelare la salute dei cittadini e di guardare al futuro.

I dati scientifici evidenziano in maniera inequivocabile il rapporto fra inquinamento atmosferico e un numero di decessi che, solamente in Italia, è pari a circa 80mila persone all’anno. Non solo. Esiste un’ampia letteratura a dimostrazione di come il Pm10 sia facilitatore di infezioni quali polmonite e morbillo. È noto che il particolato atmosferico svolge la funzione di carrier, anche per ciò che concerne un agente patogeno come un virus. I virus infatti sono in grado di legarsi (processo di coagulazione) al particolato presente nell’aria, utilizzandolo come vettore per percorrere anche lunghe distanze per periodi di tempo, che variano a seconda delle condizioni.

Questo meccanismo avviene anche per il coronavirus Covid-19.

«Più ci sono polveri sottili – afferma Gianluigi de Gennaro, dell’Università di Bari, intervistato da “Il Sole 24 Ore” – più si creano autostrade per i contagi. È necessario ridurre al minimo le emissioni». In un nesso causale che potrebbe in futuro, al momento è presto per un’analisi scientifica dei dati in nostro possesso, rappresentare una fra le cause della diffusione del virus nella zona più inquinata d’Italia: la Pianura Padana.

Lo stesso De Gennaro, insieme a Leonardo Setti dell’Università di Bologna, ha analizzato e incrociato i dati relativi alle concentrazioni di inquinanti nell’aria, forniti da Arpa Lombardia, e quelli relativi alla diffusione dei contagi, riportati dalla Protezione Civile. Le conclusioni confermano esista una relazione fra il numero di casi registrati Covid-19 e lo sforamento dei limiti fissati dalla legge. Secondo quanto dichiarato dal professor Setti a “Il Sole 24 ore”: «Le alte concentrazioni di polveri registrate nel mese di febbraio in Pianura padana hanno prodotto un’accelerazione alla diffusione del Covid19. L’effetto è più evidente in quelle province dove ci sono stati i primi focolai».

Al momento è presto per stabilire con esattezza i rapporti causa effetto, ma cominciano ad essere numerose le evidenze che indicano in maniera inequivocabile come, una volta superata questa pandemia, sarà dovere di tutti noi lavorare ad un futuro sostenibile, la cui costruzione passa necessariamente da una miglior tutela della qualità dell’aria che respiriamo.

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Di Massimo De Rosa:

FONTE : Massimo De Rosa