Incendio Via Chiasserini, la risposta alla nostra interrogazione

Di Massimo De Rosa:

Sono passati quasi otto mesi dall’incendio propagatosi lo scorso 14 ottobre a Milano in via Chiasserini. Un rogo dove per giorni, gli ultimi focolai sono stati spenti solo la mattina del 19 ottobre, sono andati a fuoco circa 16 mila metri cubi di rifiuti e materiale plastico stoccato abusivamente all’interno dei capannoni. Un incendio i cui effetti avevano interessato l’intera città, costretta per giorni a respirare i fumi neri proveniente dalla zona di Quarto Oggiaro.

Preoccupati dalle segnalazioni arrivate dai cittadini che vivono nelle vicinanze dell’area contaminata dal rogo, insieme al collega Roberto Cenci, abbiamo presentato un’interrogazione a Regione Lombardia. La preoccupazione di consiglieri del Movimento Cinque Stelle riguarda soprattutto l’eventuale smaltimento – non è chiaro se sia ancora stato ultimato – dei materiali bruciati lo scorso ottobre: Vogliamo sapere se la scelta di lasciare i rifiuti carbonizzati esposti agli agenti atmosferici, in seguito alla rimozione dei capannoni, possa aver messo ulteriormente a rischio la salute dei cittadini. Vogliamo sapere se questi rifiuti siano stati o meno rimossi completamente dal sito e a quali impianti ne sia stato conferito lo smaltimento.

Le risposte arrivate dall’assessore all’Ambiente Raffaele Cattaneo, lasciano qualche perplessità. I dubbi maggiori sono legati a come i rifiuti ed i residui dell’incendio siano attualmente stoccati all’aria aperta all’interno del sito dell’incendio. La risposta di Arpa sostiene che l’impianto disponga di un sito di stoccaggio all’aperto di rifiuti. Circostanza che ci sembra improbabile, dal momento che si trattava di un sito abusivo, ma soprattutto sostiene siano improbabili fenomeni di inquinamento del suolo e della falda. Sarebbe interessante spiegassero quali siano le garanzie di impermeabilità della superficie di stoccaggio, che proteggono il suolo da eventuali contaminazioni. Questo può valere eventualmente per le superfici in cemento, ma dove finisce l’acqua ruscellare (derivante dalle precipitazioni atmosferiche), siamo sicuri non venga riassorbita proprio dal suolo?

Per gli aspetti di carattere igienico sanitario, correlati in particolar modo agli odori e alla proliferazione di insetti in particolare murina e zanzare, viene riferito che in seguito a ordinanza sindacale la proprietà abbia provveduto a effettuare una disinfestazione. Tuttavia è possibile che con l’arrivo dell’estate i disagi aumentino. Ogni azione di contenimento spetta ai soggetti responsabili per la messa in sicurezza dell’area.

Per quanto riguarda i costi di messa in sicurezza e bonifica dell’area Regione afferma che sono in capo all’impresa privata. Città Metropolitana riferisce di aver provveduto all’escussione della garanzia finanziaria la cui liquidazione è però al momento pendente e in attesa del giudizio civile promosso dall’agenzia assicuratrice.

L’utilizzo, o l’eventuale utilizzo, della cosiddetta buca di via Castellamare, non risulta al momento essere noto né a Regione né a Città Metropolitana.

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FONTE : Massimo De Rosa

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